.:ARMUNIA FESTIVAL:.


Nasce nel giugno del 1996 a Castello Pasquini di Castiglioncello (LI) come associazione tra i diversi comuni situati tra Livorno, Pisa e Cecina.
Il compito di Armunia è stato inizialmente quello di organizzare e gestire eventi spettacolari e culturali sul territorio. Negli anni è nata l’idea del Castello come “dimora creativa ” per gli artisti: un luogo di ricerca, di produzione, di condivisione e di intercultura dove registi, coreografi, scenografi e drammaturghi hanno dato vita alle loro opere. Armunia, infatti, si potrebbe definire come la traiettoria di un compasso che ha per fulcro e centro del suo progetto culturale le residenze artistiche - offrire agli artisti il luogo ideale in cui poter creare - e per raggio il risultato di questi soggiorni, spesso lavori che hanno calcato le scene nazionali e internazionali.

Armunia festival rappresenta da una parte il risultato di ciò che durante l’anno viene realizzato dagli artisti nelle residenze artistiche, e dall’altra la prestigiosa occasione per compagnie nazionali ed internazionali di esibirsi. Il Festival viene organizzato su tutto il territorio della Bassa Val di Cecina ed è articolato in tre rassegne: Inequilibrio, Accrepapelle (teatro di strada), Contrappunti (danza e teatro) e Summerbeat (rassegna musicale).

Inequilibrio è la prima sezione del Festival, la più giovane e quella più aperta alle contaminazioni, che propone una kermesse di dodici intensi giorni con più di cinquanta spettacoli, installazioni, video e presentazioni di libri di settore per sintetizzare dodici mesi di ospitalità.
Quest’anno Inequilibrio si è svolto dal 7 al 18 luglio ed è stato dedicato all’Africa proponendo una serie di iniziative realizzate in collaborazione con l’associazione AMREF (African Medical Research Foundation), volte a far conoscere una realtà troppo spesso dimenticata.
Tanti sono stati gli appuntamenti e le prime nazionali, per questo motivo daemon ha voluto rendere omaggio a questo bel festival dedicandogli uno spazio esclusivo, con la voglia di far conoscere anche ai nostri lettori gli spazi in cui la cultura davvero si crea.

Per contatti: Armunia - Castello Pasquini - Piazza della Vittoria, 1 57012 Castiglionecello (LI)
Tel: 0586 75 37 07 - 75 42 02
Email: press@armunia.it
Homepage: www.armunia.it

.: Nel Castello di Armunia - Armunia Festival 2004 - intervista al direttore artistico, Massimo Paganelli di Franco Baldasso :.

Questo luglio per tre giorni siamo stati ospiti nel Castello Pasquini a Castiglioncello (LI). C’era Inequilibrio, la prima sezione di Armunia Festival, dal 7 al 18 luglio a Castello Pasquini di Castiglioncello (LI), uno dei più importanti incontri di teatro e danza in Italia. Ogni giorno spettacoli di ricerca da sera a notte. Per tre giorni abbiamo visto, commentato, partecipato insieme allo staff organizzativo e agli stessi artisti un’atmosfera tutta particolare, quasi un’isola che non c’era. Prima di raccontare le nostre impressioni sugli spettacoli incontriamo Massimo Paganelli, direttore artistico del festival.
- Come è nato il progetto Armunia?
- La mia intenzione era quella di provare a costruire un progetto che usasse il teatro come una grande mallevadoria per parlare di altro, per parlare alle coscienze, alle persone, a chi ancora voglia di emozionarsi, incuriosirsi, anche di arrabbiarsi: provare a parlare anche di rabbia attraverso la poesia.

.: Reportage Chernobyl - di Simona Gonella e Roberta Biagiarelli, a cura di Valentina D'Amico :.

La notte del 26 aprile 1986 all’una, ventitre minuti e cinquantotto secondi l’Ucraina si ferma. Si ferma senza esserne consapevole. Quello che sembra un banale incidente come ne capitano tanti all’interno di impianti industriali si trasforma in una delle più grandi tragedie che colpiscono la Russia e l’Europa tutta. Lo spettacolo di Simona Gonella e Roberta Biagiarelli parte proprio da qui, dal ricordo, dalla denuncia, dal desiderio di dar voce a chi non è mai stato ascoltato pur avendo vissuto sulla propria pelle la sciagura del più grande disastro tecnologico del XX secolo.

.:Teatro della Valdoca - Paesaggio con fratello rotto fango che diventa luce, tre tappe spettacolari ideate e dirette da Cesare Ronconi, a cura di Daria Balducelli :.

“ Per me si va ne la città dolente, /per me si va ne l’etterno dolore,/ per me si va tra la perduta gente. /Giustizia mosse il mio alto fattore: /fecemi la divina podestate, /la somma sapienza e ’l primo amore./Dinanzi a me non fuor cose create /se non etterne, e io etterno duro./ Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate". “
Questa, a mio avviso, potrebbe essere l’epigrafe dell’ultimo lavoro della Valdoca; un avvertimento doloroso e violento che, per tutta la durata dello spettacolo, martella le coscienze degli ascoltatori attoniti.

.: Andromaca da Euripide Poema eroicomico in prosa - di Massimiliano Civica, a cura di Valentina D'amico:.

La tecnica affabulatoria di Andrea Cosentino incanta e quasi stordisce lo spettatore. I continui cambi di registro, il passaggio dal drammatico al comico, l’uso del refrain musicale tratto da Il mago di Oz, tutto contribuisce a creare una piece contraddistinta da una comicità colta e raffinatissima. Il monologo scorre rapido attraversando la mitologia greca in modo ironico e disincantato, la gestualità irresistibile di Cosentino permette di rappresentare i vari personaggi con pochi semplici tratti.

.: Grand Guignol - Tre testi del teatro del Grand Guignol: L’Artiglio, Passa la ronda, Il ritorno
uno spettacolo di Massimiliano Civica, a cura di Irene Fantappiè
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Tre storie di donne e niente scena, niente gesti, niente costumi, e niente donne. Quattro uomini sul palco narrano tre storie tratte dal Grand Guignol; neutri in tutto e per tutto, nella recitazione, nell’aspetto, nella voce, immobili come una pagina di libro, che eppure racconta.
Le donne nelle storie sono l’elemento dirompente, che sconvolge l’ordine, che spicca il salto nella morte, nell’amore romantico e proibito, nell’allucinazione. Gli uomini radicati sul palco sono invece una base ferma e piatta che scandisce il racconto; sembrano essersi trasformati nel supporto della storia, nel foglio di carta, nella pagina scritta.

.: Il viaggio di Girafe al ritmo dei perditempo - di Roberto Abbiati, Francesco Niccolini, Carlo Rossi, a cura di Valentina D'amico:.

La casetta nera situata nel parco del castello si apre ad accogliere gli spettatori risucchiandoli così nella visione di uno spettacolo che ha la verve comica ed il ritmo vivace di una fiaba per bambini, ma, nello stesso tempo, la raffinata eleganza e la maturità scritturale degli spettacoli adulti. Il viaggio della giraffa che, dall’Africa, giunge in Francia nel 1824 in seguito ad una fitta serie di avventure e peripezie, costituisce il filo conduttore, il leit motiv al quale si fa costantemente ricorso per portare avanti la narrazione che ogni tanto si arena a causa delle scaramucce verbali (e non) tra i due protagonisti.

.: Loretta Strong di Copi, a cura di Daria Balducelli :.

Entrare nella stanza di Loretta significa invadere un’intimità celebrata da ogni oggetto affastellato sulla tavola da cucina. La biancheria, le stoffe colorate e i tappeti variopinti delimitano uno spazio familiare che, tuttavia, appare in sospensione: come se quell’interno domestico nascondesse una forza intestina pronta ad esplodere. L’incubazione di Loretta è iniziata.

.: Due di e con Leonardo Capuano e Renata Palminiello, a cura di Daria Balducelli :.

“Sembri la donna di un lanciatore di coltelli , esile esile, fina, fina, aiuto aiuto.”
Due come non è il sole sulla terra, due come la fede di un’unione.
La coppia, il misterioso modo di stare degli amanti.

Agli spettatori di Due parrà di far scorrere tra le dita la pellicola di un film in bianco e nero, uno di quelli che si vedono nei cinema d’essai; magari stando da soli, certamente in silenzio, per non farsi sfuggire nulla. Nei dialoghi di Renata Palminiello e Leonardo Capuano si ravvisano brani di un’acutezza formale davvero rara nella drammaturgia contemporanea, frutto di un lavoro che è un elogio alla lentezza e ai silenzi da essa evocati.

.: Il cielo degli altri testo César Brie, con frammenti del gruppo e di Nassim Hikmet
regia di Cesar Brie, a cura di Daria Balducelli :.

Ci sono dei sacchi di juta, uno per ogni storia, e da ogni sacco di juta slegato il grano scende scandendo i tempi dello spettacolo. È pioggia a dirotto sull’ombrello di due amanti, è lo scempio della malattia sul viso tumefatto di lui che non ritorna, è unione tra padre e figlia.

“Ho perso la lingua” è la frase scritta sui foglietti di carta che, a inizio spettacolo, le donne immigrate scartano dalle loro bocche ribadendo la situazione di disagio nella quale vivono in Italia.