.: Alcuni appunti su Vita di Melania Mazzucco qualche anno dopo… :.

di F. Baldasso


L’idea del romanzo familiare e’ la possibilita’ di un grande affresco corale a piu’ centri che non ha un unico motore narrativo nel protagonista ma si sviluppa attraverso le relazioni all’interno di una famiglia, nel rapporto dei figli/e con i genitori e nelle relazioni di questo nucleo con l’esterno. Questa idea e’ per Melania Mazzucco una tradizione in Italia ormai consolidata: basti pensare ai romanzi di Elsa Morante o di Natalia Ginzburg. Che il mondo privato della famiglia, in qualche modo interno, protettivo, sia la specula straniante attraverso cui osservare e riflettere sugli eventi esterni, quelli della cosidetta histoire evenementielle, e’ un assunto che sta inoltre alla base della grande narrativa a carattere storico in Italia, fin da Manzoni e Verga.
I referti storici, la Grande storia che succede nonostante le vite degli umili in Manzoni e Morante, i referti linguistici come testimonianze di un mondo altrimenti sommerso, sconosciuto in Verga e Ginzburg, sono per questi scrittori criterio di verita’ della narrazione, effetto di realta’ e verisimilitudine. Nel romanzo Vita di Melania Mazzucco, aldila’ dell’epos familiare, il significato dei referti storici e’ totalmente diverso. Non si tratta qui infatti di restituire un carattere di verosimiglianza, ma di creare il racconto del reale perduto. Recuperare una memoria dall’oblio. Non solo della realta’ dimenticata, ma delle molte realta’ perdute che corrispondono ai personaggi reali del romanzo, che nessuno ha raccontato e che la memoria piu’ non ricorda. Come dice il padre della narratrice, allo stesso tempo figlio del protagonista del romanzo, “I nostri padri raccontavano molto, ma parlavano poco, o forse non parlavano affatto”. Il romanzo diventa allora piu’ testimonianza che genere di finzione, e per questo si costruisce attorno all’archivio e al suo immaginario. Missione del romanzo diviene allora ricostruire, ripristinare queste parole, testimonianze di presenze aldila’ della narrazione.
Un’operazione che da una parte supera il tradizionale concetto di opera di finzione, dall’altro ne regala il nuovo statuto di testimonianza e interpretazione della realta’. Un’operazione, quella di Mazzucco, che pone il suo romanzo vicino alle piu’ recenti prove contemporanee di autori come Don Delillo e W. G. Sebald, dove la finzione narrativa gioca e si crea solamente attraverso l’attestazione (e l’esposizione) del dato storico, d’archivio e fotografico. Un immaginario che ha nel referto filmico il suo punto di partenza, gia’ digerito e assodato come repertorio d’immagini e dell’immaginario collettivo, ma che ha come criterio euristico l’archivio, e come riferimento compositivo e di montaggio la tradizione romanzesca contemporanea.
E proprio nel confronto con questi autori possiamo comprendere l’operazione della scrittrice italiana. Se Vita e’ anche il romanzo di una citta’ oltre che “autobiografia di una nazione” lo stesso si puo’ di dire di Underworld di Delillo. Protagonisti e nazioni sono diverse, ma la citta’ e’ la stessa: New York. E’ significativo come questa citta’ riesca in prospettiva transnazionale attraverso i suoi narratori a raccontare identita’ simili e diverse. Ma se anche in Underworld la recente storia americana e’ il punto di riferimento, in un altro romanzo del narratore newyorkese l’archivio e’ il nodo cruciale attraverso cui si rifette la narrazione: Libra, il romanzo sull’omicidio Kennedy che trova proprio nella stanza dell’archivio il suo fulcro simbolico. Un archivio che entropicamente cresce a dismisura, distanziandosi tuttavia dalla verita’. Ma se Delillo fa della storia un’orizzonte simbolico, Sebald crea i suoi romanzi come ricostruzione di storie private e fantasmi della storia tedesca, attraverso l’inserzione di fotografie che attestano la resistenza del privato e degli stessi fantasmi. Le inserzioni fotografiche di Melania Mazzucco sono invece di tutt’altro genere: cartoline, documenti d’archivio, passaporti. L’archivio e’ per Mazzucco investito di una cifra positiva, e’ la possibilita’ della memoria, proprio perche’ come nel caso delle cartoline, disvelamento della sua possibile mistificazione. Se in Sebald le immagini sono funtori del racconto, in Mazzucco tornano come prova della verita’ della memoria. Sta in questo, a mio vedere, parte dell’apertura epica del romanzo.


 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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