|
.: Quando l'ossessione d'amore si fa morte e ancora amore - il Teatro de L'ange Fou presenta "The Orpheus Complex" di A. D'Agostino :.
Serate internazionali all'ITC Teatro di San Lazzaro (Bo), in collaborazione con il Teatro La Soffitta e l'Alma Mater Studiorum di Bologna, con la presentazione lo scorso 3 e 4 aprile della prima assoluta per l'Italia di una delle ensemble internazionalmente riconosciute come tra le più innovative e interessanti. Il Theatre de L'Ange Fou infatti, nei suoi venti anni di attività ha prodotto spettacoli originali in grado di condensare danza, tecnica, ricerca, poesia, mimo in una continua indagine attraverso le radure e i bui dell'animo umano. E di questa stessa stoffa è fatta l'atmosfera di sogno e di profondità che pervade "The Orpheus Complex", una rivisitazione del mito classico, ripopolato qui da personaggi archetipici che si muovono coralmente attorno a questo Orfeo dai tratti orientali, che viene fatto innamorare per poi venire guidato nel regno dei morti senza tregua e pieno di dubbi. Una famiglia strana, quella che balla attorno alla tavola scarna a cui siede l'uomo, o meglio l'umano, che beve e coccola una bottiglia vuota e si lascia guidare da questi angeli spettinati, da questi demoni affabulatori. Tra le fila di questo strampalato e precisissimo corteo troviamo infatti le Furie, la Morte, il Diavolo, il Milite Ignoto, l'Appeso... tutte figure in continuo movimento, sia fisico che di sentire, guidate da un perverso Alienista, colui che - tramite i rimedi sempre pronti e "calmi" della ragione- crede di poter salvare Orfeo dal suo destino, crede di poterlo guidare a una soluzione piana e inossidabile, a un controllo completo di se stesso e di ciò che accade in lui e intorno a lui. Riprendere un mito il cui racconto va oltre i particolarismi delle religioni e dei sistemi sociali, è un modo di sondare, senza mai spiegare o raggiungere, quelle verità universali che soggiaciono all'umano; e questo viene reso anche da una drammaturgia puntuale e poetica, che frammischia più lingue: oltre all'inglese (la lingua-guida), il francese, l'italiano, il giapponese (per il canto di Orfeo). L'impossibilità di ridurre a dimensione psicanalitica o materiale il mistero che sta nella perdita che il nostro essere mortali innegabilmente può comportare, viene resa in questa dimensione onirica, nella visionarietà che i simboli comportano nella loro densità di significati. Senza mai aggredire lo spettatore con intellettualismi o effetti speciali, viene posta la questione del nostro metterci in crisi per, infine, ritrovarsi e scoprirsi una cosa frammentata, certo, scossa, dubbiosa e carente eppure proprio per questo bella e piena, complessa, ricca. Il viaggio negli Inferi, del resto, è cominciato per andare incontro all'amore, che non è mai soltanto, se davvero tale, il melenso languire a cui certa sottocultura ci ha addestrato, bensì un camminare sulla lama dell'estasi, lo stupore per la meraviglia dell'esserci e assieme la necessità di accettare il richio reale di perdersi.
|
.