.: Da Vie Festival di Modena #1. Beards_Daemonie: Quando i mezzi superano i fini di A. D'Agostino :.

Imponente si presenta fin dal foglio di sala la prima –lunga – parte di quella che dovrebbe andare a comporre una trilogia dal titolo “Beards”. Quella proposta il 12 e 13 ottobre a Vie Festival di Modena è l’ “opus I”, ovvero Daemonie. Queste le coordinate generali di una co-produzione italo-belga-francese che presenta così la regia di Stefan Oertli: “un nuovo genere di spettacolo che riunisce teatro, lirica, arti plastiche e visive, coreografia, illusione, circo, marionette, musica live pilotata da macchine”. Ebbene, la curiosità non manca e ci sono tutte le migliori intenzioni per affrontare pazienti e ottimisti i due tempi che ci aspettano.
Dopo la prima ora, nonostante i molteplici stimoli sensoriali (scenografie munifiche e dinamici movimenti di scena, immagini video, canto, alte interpretazioni attorali, complesse tecniche di composizione e riproduzione musicale) giungono dal pubblico i primi segni di cedimento. Mormorii, sbadigli, qualche defezione a scena aperta. Il tema affrontato dovrebbe essere quello della “manipolazione dei significati attraverso un uso dell’immagine che annulla il senso critico”, tema affidato a tre miti letterari rivisitati quali Barbablù, Faust, Otello. Peccato che la drammaturgia sia pomposa, verbosa, pretenziosa, non solo incapace di evocare ma anche di provocare, tanto che a un certo punto si perde il senso, il filo, persino la voglia di stare ad ascoltare. Dunque, si guarda, si cerca di tirare avanti fino alla pausa, sospendendo per sfinimento ogni giudizio (era questo che si intendeva con “annullare il senso critico”?). Il duetto d’amore lirico sul finire del primo atto (siamo già oltre l’ora e mezza, di quelle senza sconti) spezza le gambe a molti. Anche perché a livello musicale il cantato (anzi, il “recitar cantando”) sarebbe stato innovativo forse prima di Mozart, e la scena risulta di una gratuita pateticità, oltre che interminabile. O così almeno pare a chi si agita sulle poltroncine del bel Teatro delle Passioni, nome che risulta questa sera quanto mai pertinente. Alla ripresa del secondo atto, siamo rimasti in pochi, decimati nonostante i molti caffè venduti nel bar del foyer. Purtroppo anche qui, come nella prima parte, sembra succedere molto, ma in realtà avviene ben poco; i rari momenti godibili sono per lo più affidati agli attori, tutti molto presenti, bravi, dall’inizio alla fine, tanto che si desidererebbe forse per loro qualcosa in più. Non si risparmiano i mezzi: continua il cambio di scene, interessante certamente la scenografia, la modalità di rapporto tra il video e lo spazio, alcune parti musicali gradevoli. Ma davvero non basta. Alle due meno venti i superstiti, con gli occhi arrossati, si ritirano verso casa. Uno spunto di tematica su cui riflettere rimane, nonostante la fatica ormai faccia sragionare. Oertli ha curato regia, musica e libretto, come nemmeno Wagner osava; certo, l’ “artista unico” eclettico e completo è da sempre pietra miliare dell’immaginario collettivo e romantico, ma non sempre (o quasi mai) è garanzia di vera completezza dell’opera. Questo è punto dolente su cui cadono molti artisti contemporanei; forse, se il pensiero che si vuole indagare venisse curato nella forma da più anime, i rischi sarebbero minori, o forse diversi; certamente più interessanti. Ammirevole certo in questo caso l’utilizzo di tanti linguaggi; ma se quelli più d’innovazione sono stati una ricchezza dal risultato estetico innegabile, è mancata una vera concertazione – tanto più che i pezzi lirici parevano accodati più per una scelta aprioristica che per una reale necessità. Ci si augura che questa prima verifica di pubblico permetta di asciugare molto, di aggiustare il tiro.

regia, musiche e libretto Stefan Oertli
traduzione del testo in italiano Anna Romano
collaboratore alla composizione e trascrizione delle partiture Hidehiko Hinohara
scenografia Marcos Viñals Bassols
sound-designer Jean-Christophe Potvin
video Monica Petracci
Nicola Bovey
costumi Isabelle Suran
interpreti Monica Benvenuti, Alessandro Damerini, Bénédicte Davin, Jean Fürst, Anna Romano, Natalie Royer, Gabriella Rusticali



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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