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.: Berlino Invasa! -ottobre 2004 - Festival Internazionale della Letteratura di I. Fantappié :. Si prenda
una città con quattro milioni di abitanti. La si pensi assediata.
La si pensi assediata da un festival. Perché, in effetti, è
così: per dieci giorni le sale delle banche diventano luoghi in
cui gli scrittori leggono i loro racconti, e così anche i tunnel
della metropolitana, gli asili, i centri commerciali, le case occupate,
i caffè, i centri sociali, i consolati, i cinema, il carcere principale.
Per non parlare dei teatri. Mancano i parchi: ma solo perché è
già pieno inverno. Centosessanta autori e le loro settanta lingue
sbarcano in città e si sparpagliano in quasi trecento eventi, nell'arco
di poco più di una settimana. Un festival macroinvasivo, un bel
caos. Come quando arriva il circo? No. Però chi prende un tram
ci trova sopra i giovani poeti turchi. E i clienti chic del grappolo di
ristoranti dietro Potzdamer Platz si ascoltano una conferenza tutti i
giorni, dalle 11.30 alle 12 -qui è l'ora del pranzo. I bambini
nelle scuole si sentono raccontare le storie da chi le ha scritte. Gli
autori entrano nel carcere, il dibattito è ovviamente chiuso al
pubblico ma comprende una poetry slam in cui ognuno legge i propri testi.
Le ambasciate spalancano le porte. Andiamo al cinema? No, oggi ci leggono
poesie. La sera ci si sposta nei centri sociali, nei locali o nei teatri;
per i più tranquilli a mezzanotte c'è la storia della buona
notte letta alla radio. In questa colorata vetrina quello che davvero ha valore non sono i realtà i vip, i grossi autori europei e americani che vengono a raccogliere le messi del loro successo (una noia mortale). Ciò che è prezioso invece è la intricata costellazione di scrittori provenienti da paesi come: il Kenia, lo Yemen, la Malesia, la Norvegia, l'Egitto Il festival di Berlino è un'occasione irripetibile per conoscere poeti come Apti Bisultanov, dalla Cecenia, che scrive splendide poesie sulla sua patria, disincantate e acutissime, che in Italia non sono ancora mai state tradotte. O anche l'algerino Boualem Sansal, madrelingua francese, che però usa la lingua come se fosse stata appresa in seguito, procedendo al contrario del normale, con uno sguardo sempre più esterno sulla parola. O ancora Tianxin Cai, cinese, e le sue incredibili storie di riviste letterarie clandestine e traduzioni di Jorge Luis Borges e Octavio Paz in cinese, insegnando matematica all'università di Hangzhou. Questi autori così lontani sono anche gli unici che riescono ad allargare il raggio dei loro eventi, trasformando i dibattiti letterari in vere e proprie forme di mediazione culturale. Ciò che rende possibile portare alla luce questi scrittori sconosciuti è una assenza, un'assenza enorme: quella delle case editrici, che si traduce in una assenza di soldi, sì, ma anche di pressioni nella scelta degli autori, e di certe dinamiche prettamente commerciali. All'ilb non esistono gli stand giganti di libri, che invece fioriscono rigogliosi dopo appena una settimana qualche centinaio di km più a sud, a Francoforte, alla Fiera del Libro. A Berlino ci sono solo gli autori, e girano ben pochi soldi: il festival letterario più grande d'Europa è organizzato da un team di 5 (cinque) persone pagate e di 25 (venticinque) non pagate. La sproporzione tra i due numeri è un tantino immorale, ma rende possibile l'evento. I dieci giorni di caos. Poi la strana invasione se ne va. |
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