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Santarcangelo
dei Teatri 2006: Confine di Alessandro Berti di
A. D'Agostino :.
Dal 10 al
16 luglio si è svolta a Santarcangelo di Romagna la 36esima edizione
del Santarcangelo Festival dei Teatri, come sempre vetrina internazionale
con un calendario ricco di spettacoli, installazioni, eventi artistici
e ospiti internazionali, da Rodriguez Garcia s Catherine Diverrès.
Molti i "grandi nomi" del teatro italiano, come Delbono, Kinkaleri,
Celestini, oltre a talenti della scena internazionale, sia musicale che
di danza. Un calendario ricco e variegato con presentazioni di libri,
incontri con gli autori, concerti, proiezioni cinematografiche, a conferma
che questo Festival intende farsi rappresentativo della scena artistica
a più ampio spettro.
Daemon è andato alla prim a nazionale dello spettacolo "Confine"
di Alessandro Berti, di cui ha pubblicato uno stralcio della drammaturgia
sull'ultimo numero della rivista dedicato proprio al teatro.
Quello di Berti è un monologo delicatissimo, pulito ed esatto,
in cui le incursioni musicali (canzoni pop e rock cantate dallo stesso
Berti e rivisitate da Claudia Della Gatta al violoncello e Leo Virgili
alla chitarra) danno un ritmo e un equilibrio ulteriori alla storia.
La voce principale è quella di un ragazzino, anche se quella che
viene inscenata è la vicenda di una intera famiglia, coinvolta
in un evento tanto tragico quanto, infine, capace di illuminare il senso
delle cose e della vita stessa.
La storia prende avvio da un fatto di cronaca di qualche tempo fa, il
tentato suicidio di una madre che viene trovata in fin di vita dal figlio.
Ma questo è solamente un pretesto per spalancarsi poi a momenti
di alto lirismo e profonda riflessione filosofica sulla necessità
di aprire la propria vita alle altre vite, entrando nel fluire tutto delle
cose che accadono e che sono, senza ancorarsi a troppo personali malumori
esistenziali o vane necessità di possesso. Nella voce della madre
si sentono gli echi di tanta riflessione mistica sia cristiana che orientale,
per arrivare al fondo di quell'indagine che da sempre è il motore
della grande filosofia: l'essere, la vita, il raccoglimento del tutto
in uno. E questa indagine viene sondata nel monologo di Berti con inusitata
levità, senza mai lasciare trasparire intenti predicatori o oracolari,
rendendo il teatro di nuovo e sempre luogo capace di fare riflettere coinvolgendo,
assistendo, partecipando di qualcosa in grado di toccare davvero. Uno
spettacolo semplice, a tratti divertente a tratti densissimo, senza pretese
e forse proprio per questo tanto ricco. Speriamo di vederlo presto nei
cartelloni delle prossime stagioni, perché lo merita davvero.

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