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Stefano Bollani, una passione per
la canzone intervista di F. Baldasso :.
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Fotografie
di Matteo Gadaleta
I panni della star gli stanno un po' stretti. Così appena Stefano
Bollani siede per l'intervista, dopo il concerto dello scorso gennaio
al Blue Inn Café di Bologna in coppia con il trombettista Enrico
Rava, la prima cosa che gli viene in mente è: "ti posso offrire
una bella bottiglia di Nero d'Avola?" Volentieri, e ci mettiamo a
parlare dei suoi innumerevoli progetti e del successo riscosso nel recente
Umbria Jazz Winter di Orvieto. Edizione dedicata ai pianisti, con duetti
d'assoluta eccezione. E dello slogan lanciato prima del concerto di Pieranunzi,
"un pianista per ogni generazione": Bollani di trent'anni, Danilo
Rea di quaranta, Enrico Pieranunzi di cinquanta
Un "Umbria Jazz per tutte le età"?
Soprattutto il jazz ultimamente ha acquisito pubblico tra i giovani, il
pubblico di una certa età non è mai mancato ma è
un pubblico di puristi, che ascolta solo jazz: c'è un pubblico
nuovo adesso che ascolta buona musica. Viene a Umbria Jazz e magari il
giorno dopo va a vedere Joni Mitchel e Paul Simon e poi va a teatro per
una sinfonia (beh, questo è più improbabile.. il pubblico
del jazz è più vicino al pop).
Ti è piaciuto l'esperimento dei duetti o è meglio parlare
di "duelli"?
Molto. Trovo che i duetti tra pianisti siano tra i più difficili,
soprattutto per il pubblico perché sono pesanti. Quindi sarebbe
meglio duettare con pianisti che si conoscono o con cui si ha qualcosa
in comune. Io sono stato fortunato perché mi hanno accoppiato con
Martial Solal con cui avevo già suonato una volta e che considero
come una specie di maestro, onorato e contento di suonare con lui. E credo
che anche l'altro duetto Meldau - Danilo Rea fosse azzeccato.
Solal è stato un grande autore di colonne sonore. Dopo il lavoro
che hai fatto con Pupi Avati ne farai altre?
Con Avati non ho scritto la musica: ho solo suonato il pianoforte. Mi
piacerebbe molto anche perché credo - e adesso qui faccio il critico
di me stesso - che alcuni miei dischi, alcuni miei brani siano abbastanza
cinematografici di per sé.
Ti rigiro la domanda, ci sono invece film che ti verrebbe da musicare?
Ci sono mille film che mi sono cari e
Ecco, due film musicali degli
anni '70 che amo molto fin da bambino e sono "The Rocky Horror Picture
Show" e "Jesus Christ Superstar", che ho visto penso 40
volte l'uno. E poi "La Dolce Vita" e "Amarcord" per
restare a Fellini.
Film comunque dove la musica non resta in secondo piano. Com' è
nata l'idea per lo spettacolo con David Riondino "Cantata di pastori
immobili" poi un libro con le illustrazioni di Sergio Staino?
Lo spettacolo è nato due anni fa, doveva essere un'unica serata
a Prato perché il comune ci aveva chiesto uno spettacolo di Natale
e da tempo Riondino e io parlavamo di scrivere delle "istant opera"
ovvero operette, anzi operine (operette sembra qualcosa che si svolge
in Moldavia
) su argomenti di attualità, lui i testi, io le
musiche. Poi si è presentata quest'occasione e invece di argomenti
di attualità siccome era Natale abbiamo pensato di musicare il
presepe e quindi far cantare queste statuine. Io ho scelto il cast, cioè
ho scelto quattro solisti molto personali e ho cominciato a scrivere le
musiche per loro quattro. Una cosa che mi soddisfa molto perché
so già quali possibilità, quali registri giocare. Poi ogni
anno lo tiriamo fuori dallo scatolone e penso lo faremo anche l'anno prossimo.
Quest'anno ne abbiamo fatte addirittura dieci di serate, nel frattempo
per non perdere il lavoro fatto l'abbiamo registrato e trovato un editore,
Donzelli, abbastanza folle da stamparlo in libro e cd
Hai in progetto altri lavori con la cantante Petra Magoni a parte vostra
figlia Frida?
Bhe
Fortunatamente no, per divertirci sempre cerchiamo di non mischiare
vita affettiva e lavoro. Credo però che quella specie di "ditta"
Riondino & Bollani possa creare in futuro altre di queste operine.
Riondino è un vulcano di idee. Credo che il cast sarà lo
stesso, magari con qualche cantante in più. I quattro cantanti
con cui ho lavorato sono diventati una specie di compagnia, quindi c'è
anche Petra di mezzo. Poi ho dimenticato una cosa, clamorosa, sempre con
Petra e Riondino suoneremo quest'estate due concerti a "Suoni nelle
Dolomiti" in Trentino. Ci hanno commissionato un concerto dedicato
alle nuvole.
Il progetto con l'attore Marco Baliani su Edgar Allan Poe?
Un'idea dell'auditorium di Roma che ha organizzato una rassegna di incontri
con attori e musicisti: mi ha "accoppiato" con Baliani e ne
sono stato ben contento. Tutta una sorpresa, non so cosa succederà
perché non ci conosciamo. Tutto ciò che riguarda la parola
lo faccio sempre volentieri, mi piace molto l'accoppiata parola-musica.
Nelle altre arti sono un po' carente di esperienze, soprattutto per quanto
riguarda la multimedialità. Con la parola mi diverto sempre.
Il libro che hai scritto su Renato Carosone, un mito personale o
Carosone è un mito universale. Senza voler far lo storico penso
siano pochi i casi oltre a Carosone o Fred Buscaglione in cui la canzone
sia stata svecchiata così violentemente. Una figura importante,
credo ci siano tratti di lui in moltissima musica oggi, nella musica leggera
come anche nella mia. Indubbiamente chi si avvicina alla musica leggera
visto che si chiama musica leggera dovrebbe recuperare oggi quel tipo
di leggerezza che aveva Carosone: in giro si vedono molti ragazzotti di
vent'anni che si prendono un po' troppo sul serio, e allora si vestono
in quel modo rilasciano interviste su certi argomenti, i loro testi parlano
di questo e di quello. Tutto teso a diventare "musica pesante"
mentre dovrebbe essere dichiaratamente un passatempo. C'è gente
che diventa improvvisamente intellettuali, maitre a pensée, dicono
la loro sul mondo, su qualsiasi cosa.
E anche Buscaglione lo vedi bene in questa linea?
Certo. Dovrebbero essere insegnati da qualche parte ai ragazzotti che
si avvicinano alla musica leggera. Però purtroppo chi fa jazz e
musica classica studia sempre il passato, chi fa musica leggera viene
portato a S. Remo a vent'anni e non si ricorda non solo chi era Modugno,
ma neanche Samuele Bersani o Umberto Tozzi.
Perché s'è sciolta l'Orchestra Del Titanic?
Troppi impegni soprattutto di Antonello Salis e miei. Era un po' complicato,
ci vedevamo una volta all'anno
è un peccato ma c'era anche
un po' di stanchezza. Forse un po' come Carosone è "morto
al momento giusto", ma suonando ormai due volte all'anno i pezzi
erano sempre gli stessi. Anche se pochi se ne sono accorti abbiamo fatto
due dischi: c'era già dietro una storia di cinque-sei anni buoni.
E poi c'era un nuovo quintetto - così ti frego la domanda successiva
- che andava un po' a sostituire il quintetto del Titanic: io scrivevo
per il Nuovo Quintetto mentre il Titanic continuava a suonare gli stessi
pezzi.
Un'ultima domanda: l'album "Mi ritorni in mente" di Bollani/Bodilsen/Lund.
Perché hai scelto proprio quella canzone? Hai cercato di dargli
una nuova lettura?
Quell'album è uscito in Italia con Bollani/Bodilsen/Lund in realtà
in Danimarca in orgine si chiama Jesper Bodilsen Trio. Non è un
idea mia, è l'album del bassista dove ci sono anch'io. Dentro c'è
un pezzo mio, ci sono due canzoni italiane che ovviamente ho proposto
io. Però in realtà ero in Danimarca a suonar con loro e
ho sentito in un bar la canzone di Battisti e ho detto "potremmo
suonar questo". L'ho riarrangiata: loro non l'avevano mai sentita
per cui la cosa era molto fresca. E poi hanno deciso di chiamare il disco
così perché inizialmente doveva uscire solo in Danimarca
ed il titolo italiano faceva "molto esotico". Ora uscirà
un nuovo albume della "premiata ditta" questa volta veramente
a tre nomi, anche in Danimarca. Sono tutte canzoni scandinave che al contrario
io non avevo mai sentito: molto stimolante. Loro mi proponevano delle
canzoni e io facevo gli arrangiamenti senza mai aver sentito gli originali.
Anzi, molte di quelle canzoni non le ho sentite tutt'ora!
Quando tornerai a suonare a Bologna?
Siceramente non lo so ma non ho mai suonato tanto a Bologna
Nei
locali a Bologna spesso suonano i bolognesi per motivi economici, come
del resto succede a Firenze. Non è facile suonare nei locali. La
maggior parte del mio tempo suono in rassegne e in teatri finanziati dall'assessore
di turno e quindi possono permettersi i finanziamenti che vogliono. Questa
serata è già un'eccezione.
La collaborazione con Emergency?
E' nata molto spontaneamente durante la prima avvisaglia di guerra in
Iraq. Poi la guerra c'è stata davvero
Quando c'era l'avvisaglia
mi sembrava di dover fare una piccola cosa insomma
A me non piace
molto prender il microfono e dire quello che penso su certi argomenti,
è una cosa che patisco. Quando sento i cantanti che pontificano
e approfittano del microfono acceso li patisco molto. A meno che non siano
persone preparate e molto all'interno della materia. Ad esempio i "sermoni"
di De André li sopporto, anzi
E rockstars come Sting o Bono degli U2?
Ma io credo che la maggior parte di loro sia sincera. Io patisco quando
sento un'aria di finzione tipo "mandiamo i soldi là ma in
maniera che lo sappiano tutti sennò non serve a niente". Mi
sembra in effetti che Bono a volte si muovi per cose che sfiorano la retorica
e poi non portino a niente di particolare, ma qui andiamo sul personale.
Pativo un po' il periodo in cui il nostro amato governo di sinistra per
parlare dei problemi della musica oggi riceveva Jovanotti e Gianni Morandi
e mi sembrava
un po' riduttivo. Nel senso che è gente che
dei problemi di un ragazzino che inizia a suonare non sa nulla. Allora
invita il direttore della scuola di musica del quartiere o del conservatorio
o l'organizzatore di concerti di Reggio Emilia
Mi ricordo dieci
anni fa quando Jovanotti andò a S. Remo a fare "cancella il
debito", opinabile. Ed il giorno dopo ricevuto da D'Alema, un po'
eccessivo. Ci sarà altra gente con cui discutere del debito dei
paesi poveri africani, no? Io lo conosco Jovanotti e dubito che fosse
così informato sul quel problema da andare a parlare con l'allora
Presidente del Consiglio. Quando ho visto la foto di loro due ho pensato
che è un momento in cui i politici per avere visibilità
devono accoppiarsi con i cantanti. Bhe, di solito era il contrario. Un
cantante che pubblica dei dischi magari aveva un amico politico, adesso
siamo giunti all'opposto. Anche perché, e qui andiamo nel personale,
l'idea di cancellare il debito con questi paesi non è poi così
geniale: a me sembra che si cancella il debito con un re miliardario mentre
i poveracci muoiono di fame coma prima. Il dittatore del Tongo dittatore
da quarant'anni ci doveva sette miliardi e non ce li dà! Intanto
tutti muoiono di fame lo stesso. Capisco abbia presa sul pubblico, ma
io mi aspetto un po' di più da D'Alema
Patisco insomma la
troppa importanza data ai cantanti, poi mi sono detto che in fondo Emergency
non era qualcosa di così clamoroso.
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