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Bookcrossing, un racconto su come raccontare
di F. Detti :. Bookcrossing
è un metaracconto, o meglio un racconto di sapore adolescenziale e quindi
anche un po' troppo acerbo, nella tecnica come nello stile narrativo. Un esperimento
di "racconto sul come raccontare" a suo modo interessante. Il segno
grafico di Mauro Cao è fresco quanto basta e poetico in parecchi momenti
- la scena del bacio tra Alice e Nick sorprende davvero per sincerità e
bellezza, ma tradisce nel complesso qualche ingenuità, mentre la storia,
ideata da Luana Vergari, poteva essere meglio esplorata sotto diversi aspetti.
La vicenda,
che ruota intorno a un misterioso libro contenente (pare) il senso della vita,
resta infatti sempre un po' a galla e non approfondisce mai troppo le psicologie
e le vicende, pure interessanti, dei personaggi. Di certo si sa che tutti stanno
dando a loro modo la caccia al volume, il cui contenuto, o meglio il cui significato,
verrà svelato da una vecchia conoscenza dei comics. "Vecchia"
sia in senso storico, sia in senso anagrafico, sulla cui identità tacciamo
per lasciare ai lettori il gusto della sorpresa. Grande spazio è infatti
dedicato ai ricordi e a una narrazione più didascalica, che non guasta
affatto nel ritmo della trama. L'opera,
edita da Tunué, e presentata da Enrico Brizzi, è soprattutto un
genuino atto d'amore per il fumetto e per un grande, grandissimo autore. In questa
ottima intenzione resta tutta la magia di un tentativo di narrazione certamente
perfettibile sotto diversi aspetti, ma meritevole di un'occhiata niente affatto
distratta. Per
info: http://www.tunue.com/ Intervista
a Luana Vergari Come
è nata la storia di Bookcrossing? Sono partita ovviamente dal soggetto,
dall'idea di raccontare una storia che raccontasse come vengono raccontate le
storie e del legame che esiste tra chi racconta e chi legge una storia. Una riflessione
che nasce sul senso di appartenenza di una storia: nel momento in cui un lettore
congeda, finisce, di raccontare la "sua" storia, questa si trasforma
in più storie, quelle che ogni lettore crea dentro di sé ascoltando
il racconto originario. Ogni lettore legge ogni storia in base alla storia della
sua vita. Da
qui è nato il desiderio di raccontare la storia di un gruppo di persone,
tutte alla ricerca di un libro, un libro di cui ignorano il contenuto; ognuno
di essi cerca questo libro, cerca di immaginare che cosa ci possa essere scritto
sulla base della sua esperienza, ogni personaggio cerca disperatamente di possedere
il libro. È un inseguimento collettivo di un libro, mentre ogni microracconto
descrive quello che ogni inseguitore si aspetta dal libro. L'altro
elemento è il personaggio femminile della storia, Jane, è la donna
che ha scritto il libro ed è la sola a conoscerne il contenuto. Alla fine
si scoprirà che lei ha un legame col mondo del fumetto. Lei è un
personaggio invecchiato del mondo del fumetto. Storia
come narrazione... quale caratteristica dovrebbe possedere un "narratore"?
Esiste un "narratore ideale"? Chiunque è un narratore
ideale, qualunque persona sia attenta a quello che accade, al mondo che lo circonda.
Tutti sanno raccontare una storia. Essere un narratore non dipende dalla cultura,
dalla conoscenza, dal numero di libri letti: è la generatività.
Qualunque persona che abbia voglia di essere generativa racconta una storia.
Esiste allora un "lettore ideale"? O non hai pensato a un lettore ideale? Io
ho pensato di raccontare questa storia e ho pensato che ci fosse un numero x di
persone interessate a seguirla. Intervista
a Mauro Cao
Quanto conta il rapporto tra segno e parola? Nel mio caso è stato
importantissimo. Io ho un segno molto leggero, comico, e ho cercato insieme a
Luana il segno più adatto alla storia che lei aveva pensato. C'è
stata da parte nostra una vera ricerca, la ricerca di un segno più descrittivo
che potesse adeguarsi al ritmo della narrazione. C'è
stato in questo caso un cambiamento nello stile rispetto ai tuoi soliti lavori? Io
mi reputo un autore per ragazzi, pur rientrando in un settore che è quello
dell'underground, preferisco questo genere di pubblico, anche se Bookcrossing
non è solo per ragazzi, ma anche per un pubblico maturo che conosca la
vita. Il segno è comunque rimasto un segno da cartoons. In
altri casi, cerchi sempre di adeguare il segno alla storia, immaginandolo in anticipo,
oppure ti tenta la sperimentazione, come abbinare un tipo di tratto e stile a
un testo particolarmente contrastante e quasi antitetico? Effettivamente
non ci penso mai. Io tendo a disegnare in uno stesso modo, anche se il mio segno
si è evoluto leggendo altri autori. Però non faccio mai un calcolo
preventivo di stile.... non pianifico a monte l'effetto. Penso la storia e mi
metto a disegnare. Non mi pongo mai nessun tipo di forzature. Anche nel caso di
Bookcrossing, leggo la sceneggiatura e disegno.
Quindi è stato un lavoro armonico, quello con Luana... Immediatamente,
senza contrasti di alcun tipo. Autori
di riferimento? Tantissimi, potrei dirti... per il cromatismo mi ispira
Gipi, Paroux, Hewlett, passando da Tenuta a Domestici a Mantovani, inclusi i miei
insegnanti della Scuola di Comics. Fondamentalmente chiunque io reputi bravo diventa
per me un riferimento.
Bookcrossing è il tuo primo lavoro da esordiente nell'editoria? Si.
A livello di fumetto, perché ho già pubblicato, ma si trattava di
illustrazioni per i libri scolastici, illustrazioni sul trattamento dei dati personali
per la privacy, ed è stato un lavoro simpatico, perché ho trattato
la questione attraverso delle metafore. Un lavoro insolito ma divertente.
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