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Memorie: Campo del sangue
di Eraldo Affinati. di M. Candida :.
Campo
del sangue di Eraldo Affinati pubblicato dalle Edizioni Arnoldo Mondadori
nel 1997 e poi ristampato nel 1998 nell'edizione Piccola Biblioteca Oscar
Mondadori, è il diario del viaggio tenuto dall'autore insieme all'amico
e poeta Plinio Perilli da Venezia a Auschwitz. Il libro - centosessantasei
pagine - parla dello sterminio nazista attraverso le descrizioni dei luoghi
del massacro, le riflessioni dell'autore - classe 1956 - e numerosi stralci
di testi concentrazionari. Il viaggio di Affinati è un viaggio
fisico - Affinati e Perilli compiono il viaggio quasi interamente a piedi
-, un viaggio nella memoria individuale dell'autore - il nonno partigiano,
la madre sfuggita alla deportazione -, ma soprattutto è un viaggio
tra le letture che l'autore ha fatto negli anni sull'argomento - Levi,
Antelme, Borowski, Semprun, Todorov, Herling, Sereny, Solzenicyn, Barman,
Bettelheim, Marrus, Sinjavskij, Salamov, Amery, Wiesel...
Il libro contiene molti episodi e particolari che costringono alla riflessione.
A pagina 20 ad esempio si dice che i vagoni usati dai nazisti per trasportare
gli ebrei ai campi di sterminio erano carri bestiame. "I vagoni si
sono ormai svuotati. Un SS magro e butterato getta dentro un'occhiata
tranquilla, scuote il capo con disgusto, ci abbraccia con uno sguardo
e indica l'interno. - Rein! Pulire! Si salta dentro. Gettati alla rinfusa
negli angoli fra escrementi umani e orologi perduti giacciono neonati
asfissiati e calpestati, mostriciattoli nudi dalle teste enormi e dai
ventri gonfi. Li si porta fuori come polli, tenendone in una mano un paio
per volta" (Tadeusz Borowski). A pagina 26 si dice che a Steinhoring,
vicino a Monaco, si trovava il Berghof, un asilo nido appositamente ideato
per il miglioramento della razza ariana. Nel Berghof nacquero 1292 bambini
frutto di unioni tra ufficiali delle SS e giovani volontarie, selezionate
secondo principi razziali. A pagina 29 si dice che nei campi di sterminio
venivano prescelte alcune donne alle quali veniva tatuato sul petto la
scritta: Feld-Hure. Le donne venivano alloggiate in una baracca con cinquanta
letti. Se non restavano soddisfatti del servizio i soldati tedeschi potevano
presentare le loro lamentele al capo sorvegliante e dopo tre richiami
si finiva al gas. A pagina 36 si cercano di chiarire le cause della nascita
del fenomeno nazista. Prima si cita Dostoevskij che per primo intuì
il concetto di responsabilità assoluta: "Siamo sempre responsabili
di tutto e di tutti, davanti a tutti e io più di tutti gli altri".
Poi si dice che lo sterminio venne realizzato grazie allo smantellamento
del concetto di responsabilità assoluta, cosa che è stata
resa possibile da una parte dallo sviluppo tecnologico contemporaneo,
dall'alta dalla particolare sensibilità artistica del Novecento.
Da una parte il burocrate, che si neutralizza nel gesto esecutivo, dall'altra
l'artista, quando pretende di sganciarsi dai doveri dell'uomo comune,
hanno contribuito allo smantellamento del concetto di responsabilità.
(Tra l'altro, la parola Verantwortung - responsabilità - compare
nei dizionari tedeschi solo negli Anni Venti.) A pagina 47 si tenta un
elenco delle principali teorie elaborate per spiegare il massacro nazista
e si arriva a Franz Kafka che per primo intuì la mostruosità
del piccolo burocrate. A pagina 59 si dice che la scuola di tiro della
Hitlerjugend adoperava anche i bambini russi come bersagli viventi - una
notizia provata da commissioni di inchiesta. A pagina 63 parlando delle
SS, "la massima espressione dello spirito di casta nazista"
si dice che il 16 Novembre 1944, tre mesi prima del bombardamento di Dresda,
a Monaco alcuni magistrati "trovarono il tempo di riunirsi sotto
la presidenza del Ministeraildirektor Engert per discutere l'eliminazione
di individui particolarmente brutti, i quali avrebbero dovuto essere fotografati
e incasellati nella "galleria di prigionieri asociali d'aspetto"
(Museum ausserlich asozialer Gefangener). A pagina 73 riportando la testimonianza
di Bruno Borgowiec di servizio al Blocco Undici di Auschwitz, si dice
che i detenuti, senza acqua e senza cibo, leccassero le pareti delle celle,
bevessero la propria urina, si afflosciassero a poco poco. A pagina 86
si racconta la storia di Sophie Scholl che insieme al fratello e ad altri
compagni, faceva parte della "Rosa Bianca", un gruppo di studenti
che si oppose al nazismo distribuendo volantini che incitavano la popolazione
alla resistenza passiva. Sophie Scholl e i suoi compagni furono ghigliottinati
nel luglio del 1944. A pagina 105 si riporta lo stralcio di un rapporto
dell'Oberleutenent Walther, Nona Compagnia, 433° battaglione degli
Einsatzgruppen: "E' più facile fucilare gli Ebrei che non
gli Zingari. Si deve riconoscere che gli Ebrei vanno incontro alla morte
con maggiore calma - rimangono tranquilli, mentre gli Zingari urlano,
sbraitano e non la smettono di agitarsi, anche quando sono già
nel luogo dell'esecuzione. Certi saltano nella fossa prima che il plotone
faccia fuoco e fingono di essere morti" (Raul Hilberg, 1995). A pagina
154 si riporta un passo del Canto dei forni di Peter Weiss: "Dalle
1000 alle 2000 persone stipate lungo circa 40 metri, alto poco più
di 2 metri: uomini, donne, vecchi, giovani, bambini. 10 minuti impiegava
questa gente per spogliarsi. Quelli del Sonderkommando gridavano svelti
svelti. L'altro locale era ancora più piccolo, lungo poco più
di 30 metri. Venivano calcati dentro, la porta avvitata. Restavano fra
le quattro pareti di cemento, in mezzo ai pilastri. Il gas usciva dall'alto.
Provocava vertigini e forte nausea, paralizzava le funzioni respiratorie.
Dopo mezz'ora si aprivano le porte. I cadaveri giacevano uno addosso all'altro.
Sotto lattanti, bimbi malati, sopra le donne, sopra ancora gli uomini
più forti. Unghie confitte, pelle dilaniata, visi gonfi, maculati.
Vomito, feci, urina, sangue mestruale. Il Kommando-sgombero con gli idranti
divideva i corpi, li trascinava sul montacarichi. Prima della cremazione
specialisti di prim'ordine provvedevano con leve e tenaglie a strappare
denti d'oro e ponti insieme a pezzi di mascella. Ai forni lavoravano 100
uomini in due turni. Ogni cremazione durava un'ora. In 24 ore si bruciavano
più di 3000 uomini. Nell'estate del 1944 si annientarono più
di 20000 uomini al giorno. Le ceneri venivano gettate nel fiume".
Campo nel sangue è anche un elenco impressionante di scrittori
e poeti che si sono suicidati a causa dell'esperienza dei campi di concentramento
e della guerra. Pavese, Hemingway, Majakovskij, Levi, Bettelheim, Guido
Morselli, Lucio Mastronardi, Amelia Rosselli, Osamu Dazai, Klaus Mann,
Sylvia Plath, John Gould Fletcher, Tadeusz Borowski, Yasunari Kawabata,
Paul Celan, Yukio Mishima
e, purtroppo, tanti altri.
Di questo libro che per me è stato una coltellata c'è forse
una annotazione che più mi ha colpito di tutte le altre e che voglio
riportare alla fine di questo breve resoconto. A pagina 52 si dice che
Robert Antelme - il marito di Marguerite Duras - tornando dal Lager, non
incolpò nessuno, né idee, né razze, né popoli.
Robert Antelme incolpò l'uomo.
[Il 29 Gennaio
Eraldo Affinati verrà a Tortona presso La Sala Giovani in Via Mirabello
3 dalle ore 17.00 per parlare della Giornata della Memoria. Per informazioni
marco.candida@libero.it]
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