.: Da nord ovest a nord est: intervista a Massimo Carlotto di F. Baldasso :.

Da nord ovest a nord est, da Niente, più niente al mondo a Nordest editi da e/o Massimo Carlotto ha raccontato il degrado italiano. Città e campagna, le famiglie che da sempre comandano in paese e le famiglie che stentano ad arrivare a fine mese nelle metropoli. Un viaggio in Italia per nulla scontato nel variegato panorama del noir nazionale.
"Nel nord-est c'è il crocevia, il punto di passaggio di uomini, idee trattative e anche di merci. Alla globalizzazione dell'economia corrisponde una globalizzazione della criminalità." da Liberazione 14/06/2000.
Ci puoi commentare quest'affermazione da una tua intervista che mi sembra centrale nella tua scrittura?

Il tutto nasce da un rapporto delle Nazioni Unite che ha individuato 10.000 miliardi di dollari dell'epoca il reddito annuale delle organizzazioni criminali transnazionali, cioè le mafie. Dicendo poi che il riciclaggio di tutto questo denaro aveva portato a delle alleanze assolutamente nuove tra le strutture criminali e l'area di riciclaggio, l'enorme "lavatrice" di quest'enorme massa di denaro era stata individuata proprio nell'area del Mediterraneo. Le conseguenze di quest'analisi? Che la globalizzazione ha portato una rivoluzione dell'organizzazione del mondo criminale epocale, come mai era stato in tutta la storia dell'umanità e che oggi è in atto, è appena iniziata: nel 2000 era appena iniziata e ancora oggi sta ancora continuando assolutamente tumultuosa. Soprattutto ha un significato preciso: non è possibile riciclare una tale massa di denaro se le organizzazioni criminali transnazionali non avessero rapporti estremamente precisi con il mondo della finanza, cioè le banche, l'imprenditoria ed il mondo della politica.

I tuoi romanzi partono spesso da fatti reali di cronaca, non solo italiana (vedi il celeberrimo Le Irregolari ma anche Il maestro di nodi). Molti dei tuoi romanzi insomma nascono quasi da un tema specifico. Vorrei chiederti come ti documenti e qual è il lavoro di "pre-produzione" se mi consenti questo termine. In altri termini, come nasce la costruzione dei tuoi libri? Mi puoi fare casi specifici per i tuoi ultimi romanzi?

Io scelgo sempre storie che abbiano due caratteristiche: una bellezza narrativa e poi un interesse generale. Scrivo sempre a progetti, anche se uso un personaggio seriale scrivo sempre di argomenti diversi rispetto al mondo criminale. Però tutto deve nascere da un'indagine. Indagine significa che se è relativa ad un processo mi documento sugli atti giudiziari, intervisto i testimoni… sennò altre forme di investigazione. Ma minimo minimo io investo sei mesi del mio tempo per raccogliere informazioni. Dopo di che incomincio a lavorare al romanzo.

Ma è un'indagine solo dal punto di vista giornalistico o anche in altri termini?

Anche in altri termini… nel senso che c'è un sacco di gente disponibile a darti una mano.

E nel caso di Niente più niente al mondo?

E' nato a Torino, è nato dal fatto che un giorno leggo sul giornale che in questo paese a fine mese crolla il consumo familiare di latte fresco. Che questo è il paese in Europa con il maggior numero di delitti familiari. Ho unito le due cose più la voglia di raccontare: i neo-poveri ed i delitti familiari. In un paese dove in qualche modo la famiglia è sacra, è sacralizzata. E' dove è evidente che invece la continua assenza di diritti su temi importanti come la sanità, la pensione la scuola ecc ha fatto della famiglia il fulcro delle contraddizioni. E quindi lì esplodono. A partire da Torino, perché Torino è emblematica per molte cose e parla di un quartiere dove una volta dominava la cultura operaia, dell'operaio-massa. Una cultura che massifica ma che era anche una cultura della solidarietà. Una cultura che in qualche modo governava il quartiere: oggi la situazione è molto diversa.

E' anche il libro della sconfitta di Arturo, l'operaio che viste le nuove leggi del mondo del lavoro è costretto a distruggere la tessera…


Certo

Da nord est a Nord ovest. In Niente più niente al mondo, come dicevamo, l'ambientazione è torinese. Un cambio necessario alla struttura narrativa o si parla della stessa società da un altro punto di vista?

Da un altro punto di vista. Per esempio scrivere nel modo di Niente più niente al mondo sarebbe stato possibile a Napoli. Il luogo è fondamentale ma il luogo, come abbiamo capito da tempo è una dimensione assolutamente discriminante della scrittura del romanzo poliziesco. Il luogo determina una serie di cose: un certo tipo di delittualità si possono utilizzare in relazione al luogo.

Tanto è vero che si potrebbe quasi scrivere la storia di una città in relazione a noir che se ne scrivono… Ma cosa pensi se ti dico che nonostante le convenzioni di genere i tuoi personaggi sono vividi proprio perché ci si può facilmente immedesimare? (penso alla vita "da discount, da cinesi" descritta nel tuo ultimo racconto..)

Questo non può che farmi piacere, l'obiettivo è anche un po' questo. L'ho imparato anche quando non scrivevo romanzi polizieschi leggendo Loriano Machiavelli. Il suo Sarti Antonio è un personaggio in cui ci si poteva immedesimare. Un personaggio con la colite: nessun personaggio americano ha mai avuto la colite: un rapporto immediato tra autore e lettore attraverso il personaggio.

Le donne nei tuoi libri. Dalla Roberta di Arrivederci amore ciao a Ivana Stella dell' Oscura immensità della morte per arrivare alla protagonista del tuo ultimo monologo teatrale, per non parlare di tutte le altre donne dei tuoi romanzi. Solamente una femminilità eternamente frustrata o il giusto cocktail narrativo per sviscerare la pericolosità di un certo perbenismo?

Si, tutto questo direi… Questi personaggi piacciono molto alle donne, alle mie lettrici. L'unico personaggio che non piace alle mie lettrici è "Virna" la fidanzata dell'Alligatore, infatti ce n'è una buona parte che ne chiedono la morte nel prossimo romanzo. Forse perché non è una donna perdente. Ma il discorso è legato al mondo della criminalità: per raccontare che una volta il mondo femminile è sempre stato sottomesso ma non è era così perdente e dominato, qualche diritto ce l'aveva. Oggi assolutamente il mondo criminale ha spazzato via tutti quei pochi diritti che avevano le donne, donne che vivono una situazione di dominazione e violenza terribile.

Secondo te il genere giallo, soprattutto negli ultimi anni, nasconde una certa ideologia?

Ma io penso di si. Perché il romanzo poliziesco è la scrittura della realtà, e la racconta in un determinato modo, mi sembra che la stragrande maggioranza di autori polizieschi in Italia, anzi in Europa, siano autori di sinistra: qualche motivo ci sarà, no? Nel senso, è un romanzo che permette la critica politica. Ma basta vedere tutte le esperienze sudamericane dopo le dittature: gli autori di sinistra si sono messi a scrivere romanzi polizieschi perché era l'unico modo di raccontare i paesi sudamericani dopo le dittature.

Con la scrittura di genere (ma anche con ogni scrittura) è ancora possibile fare controinformazione?

E' possibile? Si che è possibile, anzi bisogna! In Italia non esiste più il giornalismo d'inchiesta. Il romanzo poliziesco con mezzi e tempi assolutamente diversi è in grado di fissare alcuni momenti di controinformazione molto precisi. Può farlo, tutti gli autori dovrebbero farlo.

La quarta di copertina della prima edizione del celeberrimo Venere privata di Scerbanenco finisce con una domanda. Dopo aver citato maestri del genere come Fleming e Van Gulik, conclude: "Sono questi i soli veri romanzi dei nostri tempi?" La domanda, continuamente riproposta nei giornali, secondo te è ancora attuale?

Io direi di si però aggiungo un purtroppo. Nel senso che oggi per esempio in Italia, ma non solo in Italia, la letteratura poliziesca è dominante rispetto a quella che affettuosamente noi chiamiamo letteratura bianca, che è in crisi. In crisi perché troppo autoreferenziale: non riesce a raccontare l'Italia di oggi. Per cui il lettore per leggere l'Italia di oggi legge i romanzi polizieschi. Tutto ciò può portare però ad un'intossicazione del romanzo poliziesco, può portare a dei momenti di crisi. Preferirei che ci fosse un equilibrio. Però quella domanda su Venere Privata era assolutamente preveggente, lungimirante nel senso che già allora cominciavano i primi grandi segni di crisi nella letteratura bianca. Poi insisto, preferirei che ci fosse più equilibrio, preferirei che ci fosse anche un romanzo classico che raccontasse l'Italia di oggi.

Partiamo da Nordest, il tuo ultimo romanzo scritto a quattro mani con Marco Videtta per parlare della situazione di un'intera società e della caduta dei suoi modelli. Il nordest si sta sgonfiando: la tensione è ormai evidente in una società le cui contraddizioni sono sempre in primo piano, anche aldilà della criminalità. Solo una meteora economica o c'è ben altro sotto?

C'è ben altro. Basta pensare a questo modello economico quanto ha comportato nella modificazione del territorio, nella modificazione urbanistica. Ha saccheggiato il territorio e l'ha riempito di capannoni dove oggi c'è scritto "affittasi", anche in cinese, e questo da il senso di come una società sia stata stravolta e distrutta nel suo complesso. Quanto i paesi abbiano perso la memoria di quello che erano… Però io vorrei oggi parlare di una falsa crisi. Non c'è questa crisi, che è stata inventata perché oggi c'è la possibilità di andare all'estero e di pagare dieci volte meno un operaio. E' qui entra un discorso molto importante: una delle cose più indigeste per l'industria veneta è stato il discorso ecologista. Difatti moltissime aziende venete preferiscono affidarsi alla camorra per smaltire i rifiuti, come dimostra continuamente la cronaca rispetto a questo. Ora, trasferire questo all'estero, come in Cina, vuol dire non avere più nessuna remora di tipo ecologico. Significa non avere più nessuno problema nel rispetto degli operai: c'è un cinismo dietro questo tipo di scelta che secondo me deve essere assolutamente raccontato dal romanzo poliziesco. E' fondamentale raccontarlo, perché vuol dire fissare questo momento di passaggio. Il poliziesco permette di arrivare ad una lettura molto profonda di quello che sta avvenendo nel nordest. E il nordest è considerato a livello europeo il più straordinario laboratorio criminale perché nasce da una commistione tra economia legale ed economia illegale. Faccio sempre questo esempio: aziende famose dell'ambito tessile cosa fanno? Producono il tessuto in ditta, poi clandestinamente esce, finisce nei laboratori clandestini dove lavorano cinesi in semi schiavitù, gestiti dalla mafia croata… E questo la dice lunga su quelli che sono oggi i rapporti tra culture criminali differenti… Dopo di che rientra, mettono il marchio e poi viene venduto. Ora questa è proprio commistione tra economia legale ed illegale: ma c'è una criminalità diffusa rispetto a questo, no? Voglio dire: l'anno scorso la polizia ha fatto un blitz è ha scoperto 28 laboratori clandestini: non sono arrivati ad identificare nessuna ditta. Però nei giornali non le leggi queste cose: un'analisi complessiva di quest'illegalità diffusa che sta caratterizzando il nordest non la leggi mai. Hai la notiziola singola, ma un ragionamento complessivo non può essere fatto perché sennò poi devi parlare del modello economico. E del modello politico…

Ti faccio una domanda politica allora. Cosa pensi del nostro presidente della regione? Era impossibile un cambio di poltrona?

Galan che non mi ama per nulla… Bhe sai, ormai è la regione più a destra d'Italia e quindi c'è un controllo delle contraddizioni ancora molto forte e la sicurezza che questo modello economico comunque durerà ancora un po'. Finché ne sono convinti andrà avanti così.

Per finire. Sei un maestro riconosciuto del noir, non solo in Italia. Ti sei mai chiesto perché non hai fatto scuola come per esempio Macchiavelli e Lucarelli a Bologna o i giallisti milanesi?

Ti ringrazio per il maestro, forse esagerato. No, sono molto contento di non aver fatto scuola. Saverio Camozzi dell'Università di Padova ha fatto uno studio degli scrittori veneti: devo dire che i risultati sono molto interessanti. Perché ogni scrittore ha scelto una strada a sé per descrivere questo tipo di realtà: la parte creativa del nordest come grande pentolone dove bollono un sacco di idee e fermenti.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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