.: Teatrino Clandestino: il quotidiano massacro del sacro. di A. D'Agostino :.


Madre e assassina è un lavoro che pare partire dall'assenza, o, almeno, questa è la condizione che lo spettatore è chiamato ad affrontare. Un'assenza che, sfruttando schemi a noi usuali- come sono ormai quelli della comunicazione mediatica- diventa a tratti inquietante e in grado di richiamare alla presenza ciò che manca con forza esasperante. Per gran parte dello spettacolo si viene posti davanti a uno schermo, il che crea una vera e propria fame del corpo dell'attore; quello che succede su (in, oltre, dentro) questo schermo, la sorta di film scarno e parodico che accade con una scansione familiare fino all'ovvio, dall'immaginario alla Dogville, è il noto che d'improvviso diventa ignoto. E, proprio per questo, terrorizza. L'evento vero e proprio, l'assassinio alla Medea, non è, a ben vedere, la tragedia su cui puntare l'attenzione. O, almeno, non in termini usuali. L'attenzione che oggi viene imposta sui casi di cronaca è infatti il tormentante sensazionalismo, l'inumano accanirsi sul caso fino allo sfiancare ogni vittima. La confusa idea che la verità sia riconducibile puramente ai fatti- magari ricostruiti artificiosamente al fine di poter garantire dei buoni e dei cattivi, un rassicurante mondo dove la tragedia sia prima consumata, ma infine ingabbiata in schemi noti, spiegati e riassunti da eleganti giornaliste/i con la loro dose di aggettivi.
Non a caso l'uccisione avviene in casa Sacer, non a caso è in questa casa che entrano i mezzi di comunicazione televisiva a frugare e a mostrare da che parte occorre porsi, dove sta il giusto e cosa è (e non è) mostruoso. Questo entrare nel sacer, sacro, e scombussolarlo, giudicarlo, aggredirlo e giustiziarlo accade ogni giorno. In modo sempre più sottile e pericoloso. Lo spettacolo di Teatrino Clandestino riesce quindi in una operazione non scontata: porre l'evento tragico con una sospensione di giudizio e un'assenza di risposte (che è il fondamento stesso del tragico); al contempo, mostra con lucida trasparenza l'oscenità della mancanza di pudore e di rispetto del dolore tipica dei giorni nostri (che è forse l'essenza del volgare). Tragedia d'altro tipo, a cui siamo già, purtroppo, in parte assuefatti… fortunatamente un certo tipo di teatro tenta di farsi carico di svelare i pericoli dell'ovvio.
Bologna, all' Arena del Sole, 12 e 13 novembre 2004.
Per info:www.teatrinoclandestino.org; www.arenadelsole.it

Azzurra D'Agostino


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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