| .: Daniele Paolini e Miguel Sanchez Romera - Si mangia con la testa e non con la pancia :. È Daniele Paolini, più noto a tutti come il "Gastronauta" di Radio24, felice estimatore e cultore della buona cucina e della qualità alimentare, a introdurre al numeroso pubblico presente in sala un personaggio dalle caratteristiche insolite, uniche. Si tratta dell'unico neurologo-chef esistente probabilmente sul globo: lo spagnolo Miguel Sanchez Romera, il quale si divide tra la professione di neurofisiologo clinico e quella di chef presso il suo ristorante barcellonese, il locale L'Esguard, a Sant Andreu Llavaneres. Sanchez Romera prende la parola enunciando le linee guida del suo pensiero: "Io considero la cucina come uno 'spazio totale' che necessita di una solida base di conoscenze ferme. La cucina non è più, o non è solo, un atto di piacere, ma è sopratutto un atto di trasmissione delle conoscenze." Pronta la replica di Paolini: "Pure io parlo, a modo mio, proprio di questa conoscenza implicita nel prodotto enogastronomico, conoscenza che altrove è detta 'tracciabilità' del prodotto. Ma mentre cerco di arrivare alla mente e al cibo attraverso l'immaginario, l'amico Sanchez Romera vi giunge come neurologo e scienziato. E questo è davvero straordinario." "Il punto è che come neurofisiologo", prosegue lo chef, "posso solo presentare poche spiegazioni plausibili per molte delle questioni legate al gusto. In neurofisiologia il canale sensoriale più conosciuto è la vista, ma ben poco ancora è noto in merito all'olfatto e al gusto, per tacer del fatto che in merito a sentimenti ed emozioni ogni neurofisiologo ha una sua propria teoria. E quindi il dibattito è ancora aperto." Per Paolini è la storia del prodotto enogastronomico pregiato e tutti i saperi coinvolti nella sua realizzazione, quasi sempre artigianale o semiartigianale, a costituirne l'autentico valore. "Il formaggio Ragusano, o il cioccolato di Modica, per esempio, raccontano una cultura, un territorio, delle tecniche produttive che sono inseparabili dalle qualità semplicemente materiali del prodotto. Io non posso emozionarmi - con tutto il rispetto per la Ferrero o la Kraft - con il cioccolatino prodotto in fabbrica, o con il formaggino nella stagnola: se degusto un prodotto tipico non posso non richiamare alla mente le persone, i luoghi, le circostanze della sua storia; ma un prodotto alimentare industriale non può certo competere, dato che al massimo richiama alla mente i capannoni e i macchinari dai quali è uscito." Per Sanchez Romera "È la mente è la chiave di tutto. Sul piano fisico la degustazione attiva l'area ipotalamica e il lobo limbico, situato al centro del cervelllo, organo che coordina l'attività di svariati altri organi e che è strettamente correlato con la fisiologia umana: qui si regola la quantità di luce che il corpo percepisce, vi sono i centri del piacere sessuale, i centri di controllo della temperatura corporea. Alcuni neurofisiologi arrivano a identificarlo col centro deputato alla sensazione di piacere in generale e quindi della felicità." "La cucina è pertanto un'esperienza sia mentale che digestiva. - ribadisce Sanchez Romera - prima che con il gusto si degusta un ambiente, le luce, il colore, certo anche l'aspetto esteriore del piatto, quindi ci sono i prfumi, i sapori, le sensazioni e le emozioni via via più profonde. È una questione di livelli via via più ancorati al nostro essere e alle nostre percezioni: il primo livello è fisiologico. È il bisogno di nutrirsi. E questo può essere fatto senza sforzo creativo, almeno sul piano della ristorazione. Il secondo livello è il gusto e il desiderio di sperimentare armonie, aromi, sapori e odori, oppure anche i colori e l'aspetto del cibo, e qui andiamo già a coinvolgere la capacità dello chef. Il terzo livello è il legame socioculturale che si ha col cibo, ed è un aspetto tipico dell'ingrediente, del contesto in cui si fa degustazione. L'ultimo livello, il più profondo e imponderabile è quando si cerca nel cibo un appagamento non più fisico, o meramente culturale, ma spirituale, sentimentale, di autoaffermazione della personalità. Qio io ritengo si collochi la mecessità di fare 'alta cucina'. Io mi occupo di questo. La mia cucina è il mio modo per trasmettere al commensale la conoscenza e il modo con cui io concepisco la natura." Non è solo la mente ad essere in gioco, avverte lo chef: "Ovviamente si mangia anche con lo stomaco. Perché in fin dei conti se il processo digestivo fisiologicamente non è piacevole, ogni sforzo creativo, culturale, esteriore va assolutamente perduto. Lo stomaco è il passaggio ultimo del processo di degustazione, che inizia con i cinque sensi. I quali vengono per primi, ma non sono secondi per importanza alla digestione. Il peggior nemico della creatività culinaria è la brutta esperienza digestiva."
Per Sanchez Romera il difetto principale della "nuova cucina" spagnola è l'ossessiva ricerca della novità per la novità, della sperimentazione a tutti i costi, della sorpresa puramente esteriore: lo spettacolo e la sorpresa hanno disancorato la cucina spagnola da una ricerca rigorosa e animata da un vero cammino progettuale: "La semplice sorpresa, in cucina, quasi sempre funziona." Paolini, rigorosissimo, conclude: "Molti, troppi cuochi, anche italiani, si definiscono 'creativi', mentre non stanno affatto inventando nulla. Quando ti presentano i tortelli di zucca col ripieno da una parte e la pasta del tortello dall'altra, separati, nudi e crudi nel piatto non sono creativi, stanno soltanto imbrogliando la gente." |
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