.: Gita al Lido: uno sguardo inquieto alla 61º Mostra del Cinema di Venezia di P.Ceresetti :.

Quaranta sono i minuti che ricorderò della mia gita del 2/3 settembre. Quaranta minuti è il tempo che l’iperefficiente servizio di traghetti notturni, ce ne sono a ruota fino alla 4 di mattina, impiega da quell’isola inquietante che è il Lido, alla terra più o meno ferma che è la magica Venezia.
Se non avete mai visto la capitale dell’acqua alta al chiaro di luna e volete scoprire le mille sfumature di San Marco dal mare di notte. Se volete sentirvi in inverno il 3 settembre causa vento sferzante anche sottocoperta. Ma soprattutto se avete 5 euro da investire per il biglietto all inclusive della romantica traversata turistica andare al, ma soprattutto tornare dal Lido è certo un’esperienza impedibile - e se siete da soli non disperate: riceverete anche la telefonata del cuore, compresa nel prezzo ovviamente -.
E non pensate di fare i furbi perché il biglietto ve lo fanno comperare e ve lo timbrano anche di notte. Non sperate nemmeno di trascorrere la serata tra un locale e l’altro dell’isola poiché le feste sono rigorosamente su invito e i luoghi atti alla socialità senza troppi euro da spendere si riducono quest’anno a due chioschetti senza toilette, mentre le aree verdi e libere dell’anno scorso dove ci si ritrovava a godersi la notte - così mi dicono gli affezionati - sono state eliminate dal gioco. Piano: non si può avere tutto.
I disagi, si sa, sono inevitabili nelle organizzazioni di grandi eventi. Quest’anno pare però che le critiche piovano in abbondanza, basta guardarsi intorno e scambiare due chiacchiere con qualche comune mortale in visita alla rassegna. Problemi di sovraffollamento, quindi disguidi organizzativi non preventivati, sostengono Müller e Croff, rispettivamente il direttore della Mostra e il presidente della Biennale. Tutti al Lido quest’anno ad attendere la carovana hollywoodiana, pare davvero; comunque se vi può consolare Müller assicura che le stars non si sono lamentate, per fortuna.
Ma da divertirsi comunque non manca. Provate per esempio ad intrufolarvi al termine dei film a cui avete assistito, in preda all’incontinenza da aria condizionata per pinguini che vi hanno sparato addosso per quattro ore, tra le transenne della sala-tendone per il pubblico, il PalaTim, per usufruire dei bagni ad esso annessi…vi sentirete tirare per il collo da qualche “beneduacato” personaggio di sesso maschile, forse Dio in persona, in realtà si tratta di un semplice sorvegliante in abito elegante, che vi trascina via senza informarvi - perché non lo sa! - che di bagni ce ne sono anche altri e pubblici. In più la vostra guardia del corpo del momento vi ammonirà dicendovi che non avete (accidenti!) più nessun diritto, visto che la proiezione è ormai terminata. Allora chiamerete, voi furibondi, qualcuno dei tanti e tanti carabinieri che disturberete dal raccontarsi barzellette autoreferenziali, ed assisterete alle gag tra le due forze dell’ordine che non sanno come risolvere l’incidente critico. Oppure potete contattare, tra una proiezione e l’ altra, i vostri amici rimasti fuori ad aspettarvi illudendovi che potranno occupare, pagando il prezzo del biglietto, i posti lasciati liberi dagli onestissimi “compro e poi non usufruisco del servizio cosicché il mio spirito aleggerà in sala”…ma stavate scherzando ovviamente, la flessibilità non è di casa al Lido. Certe cose non sono possibili in occasione di manifestazioni d’ elilè. Giusto. (?)
Ma le persone serie, davvero appassionate della Mostra del Cinema di Venezia, al Lido si sanno muovere con disinvoltura e si organizzano. Gli affezionatissimi diligenti, infatti, si premurano di giungere in loco un paio di giorni prima dell’inizio ufficiale dell’evento, non tanto per godersi l’isola che vive, sospesa nello spazio e nel tempo come ogni nonluogo che si rispetti, soltanto per i giorni del Festival, ma per comperare la tessera che vale la visione di tutti i film al modico prezzo di 120 euro: pronti in tempo per il grande avvio certi di non perdersi nulla. Giusto. Peccato che quest’anno la formidabile organizzazione abbia avuto pronte le suddette sacre tessere, prenotate in precedenza, un paio di insignificanti giorni dopo l’apertura delle danze, peccato davvero. Potete sempre cercare di farvi rimborsare…
Il Lido però, niente da dire, è davvero un bel posto: se la giornata è favorevole godrete al massimo della rigogliosa vegetazione, dei viali alberati stile MilanoMarittima, delle vedute, dei lussuosi hotel e delle ville incantevoli; e l’atmosfera senza dubbio è calda, non può lasciare indifferenti. E metri su metri di spiaggia dove, se siete fortunati potrete incontrare, lì, nascosto dietro qualche ombrellone, Cacciari insieme ai No global e al grandissimo Tim Robbins che allestiscono il controfestival: genere di evento che sempre più di frequente accompagna grandi manifestazioni discusse - vedi il controfestival di Mantova tenutosi in concomitanza di San Remo.
Il mare: alto Adriatico limpido sano e cristallino, tutti già sanno.
E allora l’esperienza di raggiungere il vostro alloggio a Venezia attraverso i vicoli e i campi by night con l’aiuto soltanto di indicazioni via messaggio e con la speranza che qualche maniaco non vi insegua e non vi perdiate, sarà incomparabilmente memorabile.
Io ho visto Delivery, del greco Panayotopoulos e The Manchurian Candidate di Demme: dai malfamati e tragicamente poetici sobborghi di Atene attraverso lo sguardo di un super-dotato viso d’angelo semiafasico, alle eufemisticamente discutibili peripezie ordite dalla scandalosa amministrazione americana, tra incubo e realtà. Le mani sono state battute al termine di entrambe le proiezioni, applausi di rito: quattro secondi di circostanza.
Ma poi gran finale: giunti alla meta, ormai certi della quiete dopo la tempesta, riceverete un’altra telefonata fatale proprio dal Lido e tra una parola e l’altra sentirete in diretta di lontano la sana risata di Tarantino che se la spassa a discorrere di b-movies con Barbara Bouchet, il morale si alzerà, stavolta. Quasi come quando gli applausi spontanei esplodono sgorgando all’inizio dei titoli di coda di un film valido davvero.

(P. Ceresetti)



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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