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Il vuoto al centro. Dal 22 settembre a Montesilvano
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22 settembre 2006 alle ore 18.30 nella città di Montesilvano (Pe) inaugura Il
vuoto al centro Il
progetto, ideato e organizzato da Marcella Russo con il supporto del Comune di
Montesilvano (Pescara), nasce da una serie di riflessioni suggerite dall'osservazione
e dallo studio del contesto stesso dove la mostra avrà luogo. La mostra
d'arte, curata da Emanuela De Cecco e Tullio Ponziani, si terrà infatti
in vari spazi posizionati lungo una via di Montesilvano - la centralissima via
Roma - asse che collega il Municipio con la stazione ferroviaria e oggetto di
un prossimo intervento di riqualificazione in via di definizione. In relazione
alla grande espansione di Montesilvano, che nell'arco di una quarantina di anni
ha visto lievitare la popolazione e di conseguenza le abitazioni e le attività
produttive, via Roma è un esempio sintomatico del processo di trasformazione
dello spazio urbano che ha coinvolto tutte le città italiane e molte altre
metropoli contemporanee. Paolo Desideri in La città di latta (1995),
lo descrive efficacemente come passaggio dalla città moderna alla metropoli
diffusa. È in questa cornice che va inscritta la densità tuttora
in crescita dei bordi esterni della città e lo svuotamento delle vie centrali.
Sono mutati i punti di riferimento della collettività e la vita sociale
ed economica si svolge più nei centri commerciali, attorno alle infrastrutture,
nei luoghi dello svago che attorno ai luoghi centrali per definizione (la chiesa
principale, il Municipio). Il vuoto al centro nasce dunque in relazione ad
una specifica situazione che riguarda il centro di Montesilvano ma cerca di espandere
la propria sfera di azione in un raggio più ampio che non si esaurisce
in relazione alla realtà locale. Una
delle condizioni che caratterizza il periodo che stiamo attraversando, è
la rimessa in discussione delle diverse forme di centralità che, per lungo
tempo, hanno costituito una cornice rassicurante entro la quale andavano ad inscriversi
le singole esistenze. Se di fatto - e non da oggi ma in questi anni globalizzati
e precari c'è stata un'accelerazione - le ideologie politiche, la religione,
la famiglia, il lavoro costituivano dei solidi modelli di riferimento entro i
quali era possibile inscrivere la traiettoria della propria vita, oggi è
evidente come questo non sia più possibile, con ricadute assai significative
non solo sul piano delle grandi scelte, ma sui comportamenti quotidiani. In questo
contesto, anche gli strumenti cognitivi necessari per comprendere la situazione
e di conseguenza agire, si stanno rivelando inefficaci. Così, se da
un lato la strada principale di una città perde la connotazione del centro
da sempre attribuitale e l'arte stessa nelle sue forme più sensibili si
interroga sulla propria identità, dall'altra parte è in corso in
diversi campi del sapere un ripensamento generale mosso dalla consapevolezza della
propria inadeguatezza e teso a rinconfigurare la propria cassetta degli attrezzi. Ma
siamo sicuri che la perdita di importanza della centralità sia un fattore
negativo? Non sarà forse una visione culturalmente connotata propria di
chi attribuiva valore e traeva sicurezza dall'identificazione con dei modelli
forti di riferimento? E se fosse invece la strada per fare emergere altre voci,
altri sguardi, altre modalità di azione che inevitabilmente non possono
provare nostalgia per la crisi di qualcosa in cui non si sono mai riconosciuti?
E ancora, inoltre, quanto il nostro sguardo verso il vuoto è anch'esso
connotato? Un esempio evidente è la diversità che evoca il nostro
horror vacui e la concezione del vuoto propria del pensiero zen. Attraverso
i lavori degli artisti Il vuoto al centro intende aprire una riflessione
a questo proposito aperta e plurale, riflessione che i testi di una ventina di
studiosi e di esperti d'arte ma prevalentemente di altre discipline, intendono
ulteriormente arricchire. Chiunque volesse esprimere il proprio pensiero su il
vuoto al centro può collegarsi al sito www.ilvuotoalcentro.it
e inviare il proprio contributo ( che verrà pubblicato previa selezione).
Artisti
invitati: Gea Casolaro Via Roma Valentino Diego Piazza
Indro Montanelli Massimo Grimaldi Palazzo Baldoni Liliana Moro
Scuola Fanny Di Blasio Luca Trevisani Piazza Armando Diaz Enzo
Umbaca Piazzale Stazione Ferroviaria Cesare Viel Via Roma
- Il catalogo
con le riproduzioni dei lavori installati, i testi dei curatori e tutti gli altri
testi raccolti verrà stampato dopo l'inaugurazione. - Durante tutta
la durata della mostra ( dal 22/9 al 6/10) sarà aperto tutti i giorni un
Infopoint presso piazza Diaz dalle ore 17 alle ore 20, responsabile Cassandra
Della Rovere - Dal 20 settembre sarà attivo il sito www.ilvuotoalcentro.it
con il programma completo. - Organizzazione : Arte Nova Servizi
Info:
085 4481220 349 3999037 artenovaservizi@tin.it La conferenza stampa si terrà
presso la sala polivalente di Palazzo Baldoni in Montesilvano Giovedì 21
settembre 2006 alle ore 11.30
 L'opera
di Liliana Moro
Schede Artisti Gea
Casolaro nasce nel 1965 a Roma dove vive e lavora. Prevalentemente attraverso
l'uso della fotografia, Gea Casolaro analizza le infinite possibilità racchiuse
in ogni immagine, in ogni sguardo, stimolando quanti più possibili punti
di vista e non dando mai per scontato quanto crediamo essere la realtà.
L'uso della fotografia quindi per mettere in discussione la presunta oggettività
della fotografia stessa, ogni foto diventa uno sguardo, ed è dall'incontro
e dallo scambio di questi sguardi che esce fuori una visone più ricca,
complessa e completa della realtà. Le sue fotografie a colori ritraggono
quasi sempre paesaggi urbani, in cui la figura umana, anche se non è mai
assoluta protagonista, è quasi sempre presente, ritratta in condizioni
di mobilità e di casualità senza mai essere in posa. Attraverso
il suo lavoro Gea Casolaro interroga la contemporaneità facendo del paesaggio
urbano l'epicentro del cambiamento sociale. Anche per "Il Vuoto al Centro"
la città diventa protagonista. Questa volta però, attraverso una
sequenza di immagini rubate, la città pare vivere una vita isolata rispetto
al contesto umano che solitamente la occupa. Così si crea una scissione
d'intenti tra chi quella città l'ha progettata, o solo costruita, e chi
invece deve e vuole viverla. Mostre principali (dal 2004): Personali: 2006,
Visioni dell'Eur - FOTOGRAFIA Festival Internazionale di Roma, Casa del Cinema,
Roma. 2005, Galleria Di effe Arte Contemporanea, Torino - nell'ambito del ciclo
"La sirena incantata al neon". 2004, Volver atràs para ir adelante
Teatro India - The Gallery Apart, Roma Collettive: 2006, Lampi sull'acqua.
La città visibile, a cura di Raffaele Gavarro, Isola di San Servolo, Venezia. Girato
a Palermo, a cura di M. Faletra e I. Parlavecchio, nell'ambito di Kals'art 2006,
Ex deposito Locomotive Sant'Erasmo. Palermo; Written City - Scrivere la città,
Frascati; 1° Festival delle Culture Giovani - Teatro Augusteo, Salerno; Leggere
Roma, 7 scrittori, 7 fotografi, Casa delle Letterature, Roma. 2004, Ipotesi di
vero. Effetti collaterali della fotografia Galleria Ugolini Firenze; Scapes, Paesaggio
alpino: mutazioni, Merano Arte, Merano (BZ). Valentino
Diego nasce a Ciriè (TO) nel 1978; vive e lavora a Roma Il lavoro
di Valentino Diego si avvale della semplicità e ovvietà degli oggetti
e dei materiali d'uso. Il suo è un tentativo di costruire un luogo, un
paesaggio che generi una costante riflessione sulla natura delle cose che quotidianamente
ci attorniano. Attraverso lo smontare e il rimontare gli oggetti utilizzati li
trasforma e li modifica nella loro forma e nel loro senso, donando una poesia
fatta di partecipazione necessaria ed emotiva al gioco del vivere quotidiano.
Nelle sue opere si coglie un evidente influsso da parte della città, non
una in particolare, ma la Città intesa come luogo pieno di cose, strade
palazzi persone, un luogo fatto per essere pensato e poi rivissuto. Così,
nel lavoro concepito per Montesilvano, lo spunto è di nuovo la città,
questa volta però colta nel complesso delle relazioni umane che vi si svolgono.
E allora il mezzo di trasporto pubblico si trasforma nel luogo simbolo di quelle
relazioni, un luogo dove si sale non solo per fare ma soprattutto per essere. Mostre
principali: 2006, Intervento temporaneo per la Biblioteca Comunale di Villa
Mercede, Roma; 2005 Area_prolegomeni ad una metafisica dei luoghi e del costruire,
Galleria Sogospatty, Roma; 2004 Domestica, galleria Soligo, Roma. Liliana
Moro nasce nel 1961 a Milano, dove vive e lavora. Nel lavoro di Liliana
Moro si incontrano diversi media e diversi materiali: il disegno, la scultura,
la musica, le parole, il video e la performance compongono il mondo di quest'artista,
un mondo che, ogni volta prende forma sia attraverso l'utilizzo di materiali poveri
e oggetti di uso comune, sia nell'utilizzo di materiali che richiedono una lavorazione
più elaborata come il cristallo e il bronzo. In questa eterogeneità
che nasce principalmente dalla disponibilità a tenere conto delle specifiche
domande che ogni volta il lavoro mette in gioco, Liliana Moro configura una realtà
cruda e poetica allo stesso tempo. Attraverso la sua opera entriamo infatti in
relazione con un linguaggio poetico in cui il discorso sulla realtà tiene
conto del mondo della infanzia, e in cui la dimensione del possibile prevale su
quella operativa. Da qui nasce una sintassi personale che conduce lo spettatore
in un territorio dove le densità emotive di partenza sono poste in modo
tale da offrirsi ad una possibile condivisione, dove a più livelli le implicazioni
private sono intimamente connesse con ragioni di carattere più ampio. Entrano
in gioco spesso in maniera conflittuale fragilità e forza, uno sguardo
acuto e feroce insieme in grado di smascherare sovrastrutture e convenzioni. Esattamente
come nel lavoro per "Il Vuoto al Centro" dove la resistenza del materiale
entra, dal profondo e lentamente, in corto circuito con la presenza invisibile
di voci che riportano alla tenerezza e alle fragilità umane. Mostre
principali (dal 2004): Personali, 2006, Oggi che tutto appare, nella chiarezza
del vuoto, ho la libertà di guardare la neve, Seconda Edizione Arte Contemporanea
sul Lago Maggiore (con Robert Wilson e William Kentridge). 2005, UNDERDOG, Galleria
Emi Fontana, Milano; L'uomo che guarda non fa il tifo contro, Galleria Emilio
Mazzoli, Modena. Collettive: 2006 Collage effect, 1301PE, Los Angeles, California;
Italy Made in Art: Now, MoCA, Shangai. 2005 No Code - Italian Artists in Bratislava,
Slovak National Gallery, Bratislava; Donna Donne - Uno sguardo sul femminile nell'arte
contemporanea, Palazzo Strozzi, Firenze. Massimo
Grimaldi nasce a Taranto, nel 1974. Vive e lavora a Milano Il lavoro di
Massimo Grimaldi si distingue per la lucidità con cui l'artista ogni volta
riesce a mettere in campo una riflessione critica rispetto al proprio agire, in
particolare sulle condizioni stesse dell'esporre e sul ruolo problematico dell'artista
nella condizione attuale. A questa consapevolezza che lo porta a non farsi coinvolgere
da forme di facile autocompiacimento, si aggiunge un altro aspetto importante
che in alcuni lavori ha preso forma esplicita, ovvero la disponibilità,
più precisamente la ricerca, a forme reali di collaborazione dove le forme
dello scambio nascono da un'apertura effettiva che diventa condivisione di responsabilità
nella realizzazione del lavoro stesso. L'uso di diversi mezzi (dalla scrittura,
alla fotografia, al video, alla scultura alla performance) è contestuale
rispetto alla domanda che l'artista di volta in volta mette in gioco. Nel caso
del lavoro esposto per "il Vuoto al Centro", l'oggetto è sostituito
da un lavoro che appartiene alla serie dei testi. Falling In Love (2006) è
infatti uno scritto dal carattere poetico che ci riporta al vuoto che nasce dall'esaurirsi
di un sentimento strettamente personale ma dove - come dice lo stesso artista
- la "sua vacuità lo rende disponibile ad essere considerato astrattamente"
Mostre
principali (dal 2004): Personali: 2006, Massimo Grimaldi Galleria ZERO, Milano.
2005, Galerie Isabella Bortolozzi, Berlino. Collettive: 2006,How are you Frances
Bean, Galleria ZERO, Milano. 2005, Dojo, Via Ventura - EX-Faema, Milano; No Manifesto,
GAMeC - Galleria d'Arte moderna e Contemporanea, Bergamo; La dolce crisi. Fotografia
contemporanea in Italia, Villa Manin - Centro d'Arte Contemporanea, Passariano-Codroipo
(UD). Luca
Trevisani nasce a Verona nel 1979, vive e lavora tra Bologna e Milano Appassionato
ideatore di prototipi, Luca Trevisani ha posto al centro della sua ricerca un'indagine
delle forme di relazioni che prende forma attraverso il trattamento della materia.
Nei suoi lavori forme e funzioni materializzano linee di forza in oggetti incongruenti,
costruiti in una sequenza di rimandi e paragoni con il corpo umano. Si tratta
di oggetti che crescono dalla progressiva aggregazione fisica delle parti strutturali,
oggetti per i quali è basilare la forma autonoma che assume la materia,
dando sostanza alle immagini del pensiero e dove ci si ritrova a confrontarsi
con la capacità o l'incapacità di gestire la propria indipendenza
o la propria servitù. Trevisani esprime la consapevolezza di come, all'interno
di qualsiasi nucleo sociale, sia continuamente necessario rinnovare e adeguare
i livelli e le modalità degli scambi interpersonali alla situazione collettiva.
Così, per "Il Vuoto al Centro", attraverso la metafora della
scultura, pone la questione dello scambio nel contesto dei gruppi urbani. Scambio
inevitabilmente tenuto sotto controllo onde evitare saturazioni e/o carenze relazionali. Mostre
principali: Personali: 2006, Pinksummer, Genova; 2005, William Paxton's clouster,
Palestra, GAMeC, Bergamo. Collettive: 2006, Cortocircuito: coincidenze ed incontri
segnici, Novara, ex palazzo Enel; Manomettere, Galleria Comunale d'arte contemporanea,
Castel S. Pietro terme, Bologna; First Sudden Gone the One. First Sudden Back,
Project 133, Londra. 2005, Punto díestensione, AR/Ge Kunst Galerie Museum,
Bolzano; Anigma, 2nd Novosibirsk International Festival. Digital Imaging and Animation,
Novosibirsk, Russia. Enzo
Umbaca nasce a Caulonia (RC) nel 1960. Vive e lavora a Milano Il lavoro
di Enzo Umbaca si è sempre distinto per la diversità dei mezzi e
modi d'espressione. Con il video, la fotografia, la performance il suo lavoro
rimette costantemente in questione il concetto di identità e gli stereotipi
che di volta in volta lo connotano e lo fissano, unendo aspetti socioculturali
ad interrogativi antropologici. Coinvolgendo in svariati lavori in prima persona
altri soggetti, Umbaca ha sempre lavorato con una intenzionale economia di mezzi,
che rivela di fatto un'attitudine sensibilmente critica nei confronti della spettacolarizzazione.
Attraverso l'attivazione di reazioni, comportamenti, relazioni il lavoro di Enzo
Umbaca pone una domanda che è quasi sempre la stessa: per quali e quante
vie si costruisce l'identità. La risposta non è mai scontata e di
volta in volta, a seconda dei contesti e delle relazioni, si riarticola in modi
differenti. Così, facendo della città l'orizzonte allargato della
propria indagine conoscitiva, se ne analizzano i suoi vari aspetti: quelli della
solitudine, dell'esclusione o all'inverso quelli dell'appartenenza culturale e/o
politica. E di appartenenza si tratta nel lavoro presente a Montesilvano. Infatti
è attraverso una particolare riproposizione di un oggetto di immediata
riconoscibilità che Umbaca invita lo spettatore a riflettere su un aspetto
che rimanda alla socialità, a forme di ritualità collettiva, a come
prende forma il desiderio di comunità
Mostre principali (dal 2004): Personali:
2006, flash Kick, Galleria Francosoffiantino, Torino. 2004, Intervista Campanella,
Galleria Sogospatty, Roma. Collettive: 2006 The People's Choice, Isola Art
Center, Milano. 2005 Emergency Biennale, Grozny Cecenia ; Sous Le Ponts, Casino
Luxembourg, Luxembourg; No Code, Slovak National Gallery, Bratislava; Tirana Biennale
3, Albania; Omaggio a Michel Foucault, Isola Art Center, Milano. Cesare
Viel nasce nel 1964 a Chivasso (TO); vive e lavora a Genova. Fin dagli
esordi il lavoro di Cesare Viel si è concentrato sul rapporto tra l'opera
d'arte e il suo fruitore prendendo per orizzonte la questione dell'identità
del singolo mai in forma isolata ma all'interno di una sfera di interazioni e
di fatto in relazione con il contesto sociale specifico dove queste prendono forma.
Viel attraversa e si confronta con i diversi modi della comunicazione: orale,
audiovisiva, e soprattutto scritta, dove la scrittura è vista come la registrazione
di una particolare comunità sintattica, un sistema di convenzioni per il
riconoscimento e la ridefinizione del soggetto. Tratti centrali del suo lavoro
di questi anni sono da un lato i frequenti riferimenti alla letteratura, più
precisamente alle opere letterarie, direttamente interpretate o a volte anche
semplicemente lette nei suoi vari interventi e l'attivazione di un confronto critico
e poetico con le immagini di cronaca. L'uno e l'altro punto di partenza lo hanno
portato a spostare il suo lavoro verso l'azione performativa, sia con la sua diretta
partecipazione che con quella del pubblico che è così chiamato ad
assistere al lavoro in presenza di un'azione. E così è nel l'intervento
presente a Montesilvano dove, attraverso il riferimento ad elementi pubblicitari
normalmente presenti nel panorama urbano, Viel provoca il pubblico ad una reazione
non scontata, tentando di far riflettere sui modi e le pratiche comunicative che
quotidianamente ci circondano. Mostre principali (dal 2004): Personali:
2004, Cesare Viel, Galleria Pinksummer, Genova; Tu che mi hai disegnato, Fondazione
Palazzo Bricherasio, Torino. 2001, VIM. Very Italian Macho (con Luca Vitone),
Galleria Emi Fontana, Milano; Didascalies (con D. Coindet e S. Engramer), La Galerie,
Noisy-le-Sec, (F). Collettive: 2005, The Gesture. A Visual Library in Progress,
, Museo d'Arte Contemporanea, Salonicco (GR); Quarter, Centro Produzione Arte,
Firenze; Emergency Biennale, Museion, Eurac, Bolzano; La Stecca degli artigiani/Isola
dell'Arte, Milano. 2004, Zivilgeneratur, Galerie der Kunste, Berlin (D); Dimensione
follia. Soggettività, passione ed eccesso nella quotidianità, Galleria.
d'Arte Moderna e Contemporanea, Trento.  L'opera
di Luca Trevisani
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