.: Inediti: Poesie di Domenico Ingenito a cura di A.Breda Minello :.

Domenico Ingenito nasce a Castellammare di Stabia nel 1982, si occupa di fotografia, teoria della traduzione e poesia persiana medeviale e contemporanea. Sta terminando un dottorato in letteratura persiana presso l'Università di Napoli "L'Orientale". Ha curato la traduzione italiana dei versi della poetessa iraniana Forugh Farrokhzad (La Strage dei Fiori, Orientexpress, 2008), una sua monografia sul poeta satirico persiano 'Obeyd Zakani è in attesa di stampa.
Traduce anche dallo spagnolo e dal portoghese.
È redattore della rivista on line di traduzione letteraria “il Porto di Toledo”.
Sta curando un progetto di scrittura su hafez, che coinvolgerà I più importanti poeti-traduttori italiani.

Margem Sul

Ma non era ancora l’ora per restituirti
L’altra sponda, tu che eri tutto il margine
Del viaggio inconcludente.
Chi è malato di malinconia sogna
Lo spazio di un altro manicomio, dove
Gli ospiti arrivano con un sorriso ingenuo
E stendono ricordi al sole.

Non sarà ancora quella piazza
A concentrare tutta l’attesa
In un punto sotto i piedi.
E’ nei cardini del mondo
Che io ti mostro la notte che
Non conosco.

Questa durezza addolcita
Dalla fragilità di una forza implorata,
dove lei aveva paura di cadere e lui
indossava la giacca più bella del terrazzo.

Hai ricucito storie e adesso ti chiamano
Vecchia quando dai i numeri
Dei tuoi progetti disfatti.

Al mattino, dormivo, perché questi
Piedi mi facevano paura nel suggerire
Un ritorno.
Le dita torte come la mamma.

*

Oro

Parlerò allora dell’oro
e della solitudine che nella parola nera
si sfalda, e abita in quelle stanze dove ancora
non era l’ora di abbracciarsi
perché nei corpi questi fiori sono mani nell’azzurro.
Dico corpi
dico fiumi, come persona svestita nella rosa dei venti
adesso che passa e guarda come tremano queste mani
quando vedo chi amo in ognuno che mi attende.
Dico l’albero, dico l’acqua, dico il fuoco,
e dico ancora che cade nel mattino una voce
e per strada toccherà tutte le case
e sarà l’angelo che è demone nell’angelo
a custodire l’argento di questi strani tempi.

Diciamo pure cosa sono queste case
crolliamo disfatti nella stanchezza di reggere
le pareti bianche e sentire nelle mani la polvere
della notte.
Annunciamo il buio tra le dita, questa partenza di un pensiero che spinge
e decade, smarrita è la forza di quelle braccia
dove solo in una domenica d’altri anni
verremo incontro a trascinare queste fosse.
Della città ricordami dei nomi
come spada nella follia della sera
una ad una si accendono le vesti come notte nella notte
e riconoscerò quanto è puro dove saprò vedere Lui
in ogni forma, in ogni forma delle pieghe di una maschera,
e piangiamo come chi ride al risveglio
e degli infermi spedisce le carte cieche
dell’appeso.

*

gRAmmatologia del possesso

Segnala il complemento oggetto
determinato stRAna cosa
questa particella persiana
posta oltre la parola,
RA,
to-RA mikhaham, come dire
tu-RA voglio,
un modo insolito forse antico
per dirti che ti voglio
pur reggendo sincero il
TU del volerti intatto da questo senso
del possesso
che nella mia lingua
gelosamente macchia
la tua bocca.
Oscillano litigiosi i grammatici
a definire con RinnovatA scienza
la gRAmmatica del RA,
che io quando è buio e poche son
le cose che prendono ad ardere
nella notte
proverò a dirti
RA dell’ineffabile,
come “oro attoRno alla parolA”
del possesso così sei tRAsmutata alchimia
della voce che mai RAggiunge il nome
per intero.
E s’accorda il nome puramente immerso
nell’oro che l’avvolge
all’oggetto mai a fuoco nella lingua
nel fondo della gola.
Faremo presto quindi a RAccoglierti
senza macchiarti con le mani,
sottile bocca di rubino,
estRAtta da un più antico tempo
che indicare era sublime
solamente con un guizzo dello sguardo.
Ma cosa sanno i tristi gRAmmatici
del disamore
di questa luce che tRAspone
e sRAdica l’Oggetto dalla casa
nel suo luogo
come una bellezza intatta che mai sprofonda
nel buio della voce?
Cosa saprete mai voi mercanti
di facili illusioni
d’imprigionare il Nome in una nicchia
senza luci?
Parlerò alloRA di quest’oro
attorno alla parola,
e di come impediRA’ a me di dire per intero
il tuo petto d’argento-RA,
pur senza toccarti con le dita delle labbra
potrò così infine
accenderti e purificarti nel fuoco vivo.
Ma queste son cose d’altri tempi,
e non ci accoglie più la gente
quando spargiamo
magia
per le stRAde.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

.