.: Tendenze, pecche e scosse. Riflessioni da Inequilibrio.07 di M. Menini :.

Sarebbe interessante domandarsi se la formula festival, in Italia oramai acquisita, digerita e forse vetusta, rappresenti tuttora qualcosa di necessario. Ma la questione è troppo ardua e difficile da riassumere in poche righe. Passiamo così a brevi riflessioni su Inequilibrio 2007, rassegna di teatro e danza che ha proposto a Castiglioncello (Li) oltre quaranta spettacoli dal 30 giugno al 15 luglio.
Poche parole per riassumere il tutto: tendenze, pecche e scosse. Gli spettacoli che hanno detto qualcosa sono pochi e di questi il “dire” è stato merito degli attori in scena. Si veda a tale riguardo Ecce robot! di Daniele Timpano e il Riccardo III di Oscar de Summa. Il primo è una sottile e al contempo densa indagine sulle conseguenze dello sbarco dei cartoni animati giapponesi in Italia alla fine degli anni ’70; il secondo la messinscena della suddetta tragedia di Shakespeare che evidenziato le qualità “attoriali” di un De Summa che ha fugato ogni sospetto – se ve ne erano- riguardo alle sue capacità.
Svetta su tutti Caravankermesse, che ha svolto un compito semplice ma oramai sempre più raro: quello di riavvicinare il pubblico a un vero contatto con se stessi e con gli altri, come solo il teatro può. Uno spettacolo lieve, delicato come certe immagini d’infanzia che non scorderemo più.
Da sottolineare anche come siano emerse in molte rappresentazioni alcune tendenze a narrare l’attualità che hanno finito con l’affaticare lo spettatore, sovraccaricato di argomenti fritti e rifritti, quali Bush, guerre e affini. Tanti hanno detto le stesse cose e, fatto ancor più deleterio, nel medesimo modo, facendo sì che alla fine nessuno li ascoltasse.
E non dimentichiamo neppure quegli spettacoli che non hanno previsto la presenza di un pubblico, poiché gli attori erano troppo intenti ad autocelebrarsi e osservarsi nelle loro pose, ignare (?) pedine di registi oltremodo compiaciuti. Mi riferisco soprattutto a “Il gabbiano” di Mabellini e a “NNord” di Roberto Latini. Due lavori molto diversi tra loro, ma accomunati da un “fare teatro” serio nei suoi intenti, che però non ha ottenuto l’effetto sperato, poiché troppo intento a specchiarsi. E come sappiamo se ci si guarda troppo alla fine la superficie riflettente si infrange e sotto rimane ben poco.
Di rilievo, infine, il lavoro di Snejanka Mihaylova e Silvia Pasello, SNEJANKA MIHAYLOVA presenta SILVIA PASELLO, andato in scena l’ultimo weekend del festival. Uno studio di soli quindici giorni sul “Re Lear” shakespeariano, molto intenso, concettuale e soprattutto breve, caratteristica oramai rara e per questo sempre più agognata. Quindi tendenze, pecche e poche, ma bastevoli, scosse.


foto Lucia Baldini

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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