.: Natura dèi Teatri '06 e Il miracolo della rosa di Danio Manfredini di A. D'Agostino :.

Il titolo che fa da tratto di unione fra gli spettacoli del festival Natura dèi Teatri (Lenz Teatro, Parma, 5-15 ottobre) - e caratteristica ricerca di coerenza certamente apprezzabile- , è quest'anno il primo di un progetto che si svolgerà come trilogia fino al 2008. E questo titolo è "Opere costanti", atto a sottolineare come il programma di questa undicesima edizione sia fondato "sulla costanza nelle ricerche artistiche contemporanee". Presenti dunque nomi di rilievo internazionale, come Rodirgo Garcia e la sua Carneceria Teatro, Antonio Latella, i lavori di Lenz Teatro di Maestri e Pittito, oltre che installazioni video, spettacoli di danza e concerti. Tutte opere, ed artisti, legati assieme pur nella diversità da questa costanza "nell'incostanza a fare", termini contraddittori eppure rivelatori di percorsi di ricerca che si snodano coraggiosamente nel corso di anni. Segni fatti di tempo, che portano addosso appunto il segno del tempo e della cura necessaria a fare crescere qualcosa che non sia bagnato solo dal lampo dell'illuminazione (seppur talvolta illuminanti). Scrivendone, si snocciolano a fatica le considerazioni su un tema tanto complesso come quello racchiuso nella parola "costanza", che si fa preludio necessario ai prossimi festival, rispettivamente dedicati a "Opere turbate" e "Opere pazienti".
A NdT daemon ha assistito alla riproposizione di uno dei lavori che ha fatto conoscere uno dei più luminosi attori del teatro di ricerca italiano, l'eccellente Danio Manfredini con il suo "Miracolo della rosa" tratto liberamente dall'omonimo romanzo di Jean Genet.
Uno spettacolo che, anche se visto la prima volta, ha alle spalle oltre quindici anni di vita e raccoglie in sé una forza che non è data solo da ciò che si è potuto leggere o "sapere" su di esso: porta i tratti di un vissuto profondo, di una dimestichezza di gesti e di sensi sedimentati, una sapienza del corpo che riporta all'immediatezza dell'essere creatura. Creatura magica, in questo caso, capace di commuovere, ossia di muovere insieme a sé non solo il proprio destino ma quello comune di un mondo, di altri corpi che ascoltano, guardano, sentono la polvere del palco e della terra, annusano l'odore dei colori per dipingere i fondali, del sudore e di tutto ciò che di umano c'è nel compiersi di un gesto. E questo, ancora di più quando quel gesto si sublima in atto che non significa solo se stesso, ma apre a uno spazio davvero rischioso e assieme sapiente che è quello che solo l'arte (un certo tipo d'arte) può. Quello che sembra semplicità e naturalezza, e che è frutto di rigoroso lavoro, in realtà potrebbe essere assimilabile più all'innocenza: non nel senso naive del termine, bensì in quello di una purezza di sguardo che non teme né l'amarezza più profonda né la più limpida gioia. Un entrare senza riparo nell'essere ciò che si è, l'essere di tutti coloro che sono, attraverso la sapienza più pulita. Sempre saremo grati a coloro che dedicano la propria vita, con tale intensa e costante passione, a questo darsi in pasto con maestria, consci di quanto duro possa essere vivere come bisogno tale forma di resistenza.
Per ulteriori informazioni: www.lenzrifrazioni.it/natura



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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