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Torniamo
a parlare di bologna Riflessioni sparse su un anno di direzione Maraniello
della GAM di Bologna di
A. Grulli :.
Questo è il primo di una serie di articoli che hanno come obiettivo di
rilanciare la discussione e la riflessione sulla situazione dell'arte contemporanea
a Bologna. Ed in particolare la situazione della GAM a breve distanza dal suo
prossimo trasferimento nella nuova sede dell'ex forno del pane. Una scelta dettata
dall'impressione che la città stia sempre di più sparendo dallo
scenario generale dell'arte contemporanea e che non abbia più voce in capitolo.
Speriamo di essere contraddetti.
Nell'ultimo
anno sono accaduti due fatti particolarmente significativi. Il primo è
stato l'articolo pubblicato sul sito di Exibart (www.exibart.com), che recensiva
le mostre di Paolo Chiasera, Building Transmissions e Ryan Gander alla GAM di
Bologna. Il secondo fatto è stata l'inugurazione del Festival Figura N°
, organizzato da Xing (www.xing.it), la sera di venerdì 21 aprile 2006
sempre alla GAM. Partiamo, come è ovvio, dalla recensione di Exibart: ecco,
questo aticolo mi ha fatto riflettere sul fatto che Bologna non conti quasi più
niente nel panorama dell'arte non solo internazionale ma anche italiana. O meglio,
non conta quasi più nulla l'istituzione bolognese che dovrebbe essere la
locomotiva di tutto il sistema arte: la GAM. Ci troviamo nella situazione drammatica
in cui una piazza, dalla storia e dalle potenzialità enormi come è
quella di Bologna, non riesce più a parlare a nessuno. Meglio sarebbe che
le testate artistiche non trattino gli avvenimenti bolognesi. Uno schiaffo di
questo tipo almeno darebbe uno scossone. Invece ci troviamo da ormai qualche anno
in una situazione in cui a nessuno interessa minimamente cosa succede nella Galleria
d'Arte Moderna ma gli si riserva sempre un minimo sindacale di articoli che non
si negano ormai a nessuno. Ma guardiamo i fatti, così da cercare di riempire
queste mie conclusioni messe a inizio articolo. La situazione delle riviste d'arte
in Italia è composta in modo tale che, per fare un esempio, due testate
come Flash Art e Tema Celeste per le loro caratteristiche strutturali, come la
tempistica bimestrale, o lo spazio interno per gli articoli, difficilmente possono
trattare le tematiche che affronteremo in questo articolo. Exibart invece, essendo
su internet e con una grande capacità di affrontare anche i più
minuti fatti dell'arte della più sperduta cittadina di provincia (è
riuscito a diventare uno strumento, a livello molto pragmatico, indispensabile),
prova con alti e bassi a instaurare uno spazio di riflessione polemica, a volte
condito di pettegolezzi, rumors, provocazioni, etc
Invece tempo fa mi
sono trovato davanti la recensione delle tre mostre inaugurate alla GAM il 30
marzo ed era un articolo tutto sommato neutro; elencava le varie caratteristiche
dell'esposizione in corso e il progetto curatoriale da cui nasceva. Si tratta
dei primi tre interventi di una serie di dodici che compongono il progetto intitolato
Coming Soon MAMbo: + Museo - Mostre , un ciclo di mostre personali di artisti
provenienti da tutto il mondo che ruotano intorno all'identità e alla funzione
contemporanea del museo. In vista del prossimo trasferimento nel 2007 nell'area
dell'ex Forno del Pane, il direttore Gianfranco Maraniello giustamente pensa sia
interessante tentare di "rispondere alla domanda su che cosa sia e a che
cosa serva (o non serva più) il museo oggi". Il problema è
che queste prime tre mostre ci dicono veramente poco riguardo al concetto di museo
oggi. Exibart (per fare un esempio di quanto alla stampa interessi la situazione
Bolognese) si limita a passarci l'informazione dell'evento senza criticarlo né
in positivo né in negativo. Eppure mi sembra che di cose negative ce ne
fossero. Innanzitutto la personale di Paolo Chiasera: sinceramente non sono riuscito
a trovarci un solo lato interessante. Brutto il video, brutte le foto, banali
i disegni e la scultura, affrontate in maniera sterile le tematiche e i concetti
proposti. Più interessanti gli altri due interventi di Building Transmission
e Ryan Gander, artisti molto bravi ed apprezzati a livello internazionale. Ma
il punto è: cosa ci dicono queste tre mostre sul concetto di museo ai giorni
nostri? Niente di nuovo e niente di interessante. Gli unici che minimamente possono
aver sfiorato l'obiettivo sono stati i Building Transmission. Il loro lavoro rifletteva
almeno sul concetto di area d'ingresso dei musei e sul prossimo trasferimento
della GAM. Ryan Gander ha ragionato invece sul lavoro di Le Corbusier e sul padiglione
dell'Esprit Nouveau, mentre Paolo Chiasera ha lavorato sulla figura di Cornelius
Escher e sul concetto di mito ai giorni nostri. Poco per iniziare una discussione
sulla realtà dei musei. Forse poteva essere più interessante mettere
in primo piano le riflessioni di critici d'arte (poi ci si lamenta se la figura
del critico è schiacciata tra quelle dell'artista e del curatore), addirittura
senza chiamare artisti. Sarebbe stato molto più radicale ma interessante
tenere un museo senza mostre per un periodo e impegnarlo per queste riflessioni.
Anche perché il sottotitolo del progetto è proprio +MUSEO - MOSTRE,
che sarà pure ironico come è scritto nel comunicato stampa, ma in
effetti si tratta di dodici mostre personali che riaffermano solamente la deriva
verso una dimensione da mostrificio dell'istituzione museale. Chiunque invece,
leggendo solo il titolo, si immaginerebbe una riflessione, che effettivamente
occorrerebbe, sul significato delle caratteristiche del museo oggi quali, ad esempio,
la collezione permanente, la capacità di storicizzare, di far crescere
un artista e di proporlo a livello internazionale, la questione delle mostre di
metà carriera, etc. Speriamo poi che in mezzo a queste dodici mostre per
il futuro ci possa essere uno spazio anche per l'utilizzo di internet in rapporto
al museo, fondamentale in questo momento. Almeno nei cataloghi di queste mostre
si è dimostrato coraggio. Parlandone con alcuni amici si rifletteva se
la scelta di passare ad un formato così povero non fosse sbagliato per
un istituzione museale. Ma credo che siano meglio dei cataloghi di questo tipo,
e gratis, che arrivano a molta più gente, soprattutto per una tematica
di interesse per tutta la città, piuttosto che i soliti cataloghetti classici
dai prezzi improponibili per chiunque tranne per quelli a cui di solito vengono
regalati. Sarei curioso di sapere quanti cataloghi venivano venduti di media dal
museo, e forse la scelta di cambiare è stata dettata anche da questo. Un
altro segnale indicativo è stata la mostra Drive. Automobili nell'arte
contemporanea, probabilmente il primo progetto importante di Maraniello alla GAM.
La tematica, che poteva essere anche molto interessante, è stata affrontata
nello stesso modo in cui Weiermair aveva affrontato la mostra sul nudo. Ne è
uscita un'esposizione noiosissima e mortifera, con opere non entusiasmanti di
artisti straconosciuti. Una nota sicuramente positiva è invece l'ultima
mostra su Giovanni Anselmo. E' un autore che in Italia avrebbe meritato ancora
maggior attenzione di quella che ha avuto e in mostra ci sono opere importantissime
e che hanno fatto la storia dell'arte. Questa è stata una scelta davvero
azzeccata dalla nuova direzione. L'unico difetto è che forse le stanze
laterali della vecchia GAM sono un po' troppo piccole per opere che avrebbero
bisogno di maggior spazio per respirare, ma di questo non si può certo
incolpare Maraniello. Però non credo possa rientrare nel tipo di progetti,
necessari, che portano una ventata di innovazione (come poteva essere Coming Soon
MAMbo, ma non è stato finora). Oltretutto mi sembra che alle inaugurazioni
bolognesi ci sia sempre meno gente. Già è desolante non trovare
nessuno nel museo durante i giorni normali, ma se pure per la vernice si è
in quattro gatti la faccenda si fa seria. E proprio ora viene il momento di parlare
del secondo spunto che mi ha fatto riflettere. Perchè il pienone vi era
invece la serata di inaugurazione di Figura N° il 6° festival internazionale
sullo spettacolo contemporaneo che avviene tutti gli anni a Bologna intorno ad
aprile. Proprio questa collaborazione stretta che Maraniello ha intessuto con
Xing mi sembra una delle strade che più fortemente vanno percorse nel futuro
della GAM-MAMbo. Un'apertura ad una realtà fortissima della città
che negli anni ha saputo crearsi un'identità fortissima, soprattutto specializzandosi
in determinati settori della ricerca artistica, e che è stata in grado
di "crescere" un pubblico preparato, attento e giovane che segue settimanalmente
la programmazione (e propongono cose nemmeno troppo facili, anzi). Una realtà
che infatti è riuscita ad ottenere importanti riconoscimenti a livello
nazionale e internazionale, soprattutto attraverso gli artisti seguiti e aiutati,
anche materialmente, lungo gli anni. Qualche tempo fa, è addirittura uscito
un articolo su Il Sole-24 Ore che parlava di Xing come uno degli esperimenti più
interessanti di creazione d'impresa in Italia; e il pezzo iniziava in prima pagina. Immagino
che i soldi a disposizione del direttore Maraniello non siano poi così
tanti, ma al giorno d'oggi un direttore di museo credo debba necessariamente impegnarsi
nel coinvolgimento di finanziatori importanti e nel found raising, soprattutto
se è giovane come nel nostro caso e se lavora in una regione ricca come
l'Emilia Romagna. Altrimenti si decide di lavorare con pochi fondi e allora si
devono creare progetti più coraggiosi, sperimentali e/o incentrati sui
giovani; una scelta comunque apprezzabile. Ma in questo caso si devono trovare
idee veramente buone e nuove, una cosa ben più difficile che trovare finanziatori
ma più interessante perché a fare mostre di successo con molti soldi
sono capaci in tanti. Comunque l'operato di un direttore di museo deve essere
valutato sul lungo periodo e quindi aspettiamo con ansia i prossimi appuntamenti.
Anche perché sembra che a Gianfranco Maraniello l'entusiasmo non manchi
e che si stia spendendo anima e corpo nel suo lavoro. Ma qualora le cose non cambino
molto, forse farebbe bene l'assessore Guglielmi a destarsi e prendere qualche
decisione. Non si può far finta di niente solo perché i giornali
non si occupano praticamente di questo caso e si limitano a bypassare ai lettori
i progetti. Da ultimo affrontiamo la questione del nuovo nome, certamente di
importanza non secondaria. Sarebbe interessante a proposito fare un sondaggio
di gradimento. MAMbo mi sembra in assoluto la scelta peggiore che si potesse fare
in un periodo di proliferazione incontrollata di acronimi astrusi, in cui è
nata la gara a chi lo inventa più ridicolo, come se si dovesse scegliere
il nome del proprio cane e non quello di un'istituzione cittadina fondamentale.
I nomi sono importantissimi e una scelta del genere non può essere presa
con tale leggerezza. Il nome "GAM" ha una sua importante storia di decenni
sulle spalle, e non vedo che motivo vi sia di cambiarlo. In peggio poi: almeno
si fosse cercato un nome riconoscibile e che emergesse dalla selva di acronimi.
Di peggio ha fatto solo il Pecci di Prato, che dotato di uno dei pochi "marchi"
riconoscibili immediatamente e distinti dalla massa è riuscito a cambiarsi
il nome in CARTE e a relegare il cognome del suo principale creatore in un angolo.
Questa è una mia personale riflessione, da redattore di una rivista
che sente vicine certe vicende avendo sede a Bologna. Ma spero che l'articolo
possa innescare un minimo di dibattito per riaccendere una analisi sulla situazione
artistica in città. Per questo invitiamo tutti coloro che hanno a cuore
l'argomento, e soprattutto i diretti interessati, a inviare una loro risposta
e riflessione.
antonio.grulli@gmail.com
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