.: Il migliore dei mondi possibili. Parte seconda. di A. D'Agostino :.

Teatro S. Martino, Bologna, 29 e 30 aprile - Occorre conoscere il progetto generale che include questo lavoro, dal titolo "In movimento", per rendersi conto della dimensione di cui si parla, del percorso da affrontare; questa ne è solo una tappa, definita certamente nelle linee, ma pur sempre in grado di trarre forza dall'insieme da cui proviene e di cui, anche per negazione, si nutre. Il progetto è complesso: si tratta di 10 spettacoli, collegati dal tentativo di descrivere, delineare, sviscerare, sberleffare insomma affrontare in un qualche modo (e sempre diverso) questo nostro tempo. Il migliore dei mondi possibili, per l'appunto. Una considerazione filosofica ribaltata ironicamente, non tramite confutazioni razionali bensì attraverso i gesti precisissimi della danza: un decalogo che illustri in un modo coraggioso ed esatto di quale grado di perfezione si stia parlando. Questa parte II, che giunge dopo "La forma delle cose", si apre con uno scomporre delle donne-manichino, eleganti e posticci emblemi del nostro presente occidentale. Sulla scena, che si snoda per lettere alfabetiche (quadri che si compongono e scompongono e la cui unica didascalia è appunto una lettera, in un alfabeto parziale che va dalla a alla p) cinque figure vestite da superman.
I superman che si muovono sulla scena sono duri e nervosi e privi del senso rassicurante di poter salvare alcunché. Si muovono precisi e presenti, a volte seri fino all'inquietudine, a volte scherzosi tanto da strappare al pubblico varie risate; ma ciò che rimane sempre presente è un senso di inappartenenza: attorno ai superman potrebbe muoversi imperscrutabile una metropoli, così come potrebbe esserci il vuoto, in un'indifferenza che rende questi due opposti inquietantemente simili. I superman non risolvono, non salvano, non sollevano, non vincono, ma si muovono -spesso scattosi e torturati- in uno spazio così scarno da divenire soffocante, entropico, privo di vie d'uscita, dove le lettere si confondono l'una nell'altra. Bravissimi gli interpreti e decisamente rilevante il sentiero che Roberto Castello e Alessandra Moretti tentano di tracciare da anni nel portare avanti gli studi inerenti al "Migliore dei mondi possibili", che li ha portati a vincere l'UBU nel 2003 con la prima tappa del lavoro e gli studi della seconda e terza, oltre a confermare l'interesse internazionale verso questo gruppo di danzatori. Una ricerca innovativa e temeraria, in cui la contaminazione con altre forme di linguaggio (ad esempio la videoarte) riesce senza forzature o strappi, trovando il modo di sorprendere lo spettatore.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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