.: Torturati e torturatori: "l'esperimento" del Teatrino Clandestino di A. D'Agostino :.


Teatrino Clandestino presenta a Bologna Progetto Milgram (L'alba di un Torturatore), in scena a Teatri di Vita dall'11 al 13 novembre 2005

Una scena in bianco e nero, con toni smorzati e colori molto "seri", ad imitare uno studio televisivo asettico e fintamente partecipativo di ciò che di tremendo si andrà ad analizzare. Analizzare, sezionare, studiare, indagare, mettere sotto la lente di ingrandimento, appoggiati da documentazione scientifica ed esperti che pacatamente ci espongono i precetti e gli studi secondo i quali si possono presumere certi aspetti e ci si possono attendere certi risultati. E' questo quello che accade ormai quotidianamente sui nostri schermi, e la ricerca del Teatrino continua nel solco di una parodia mai faceta bensì estremamente tagliente che analizza, mettendo in scena, i rapporti tra i moti più "vergognosi" (o ritenuti tali) dell'occidente, e i loro legami con la comunicazione e la spettacolarizzazione - banalizzazione messe in atto dalla società mediatica.
Ovviamente non si può limitare a questo piano di lettura l'operazione attuata in questo spettacolo, che utilizza molti strumenti a confine tra teatro, arte, scienza e, appunto, comunicazione. Scegliere di partire dagli studi di Milgram per indagare il nostro "senso morale" in relazione a situazioni di deresponsabilizzazione del singolo - come avviene nel mondo militare, ad esempio - è sicuramente di attualità, dati i recenti scandali balzati ai tristi onori della cronaca. E trattare questioni di attualità scimmiottando il modo in cui vengono trattate nella "realtà", è di certo un modo per sensibilizzare lo spettatore davanti non solo ai temi trattati, ma anche al modo in cui vengono trattati. Ecco che dunque l'ambizione pare essere quella non solo di porre domande inerenti a questioni etiche, bensì anche su temi e fatti dati per assodato, come il sospendere il giudizio davanti a un certo tipo di sciacallaggio giornalistico… disumano tanto quanto lo è il "torturare" perché si sta "obbedendo a un ordine". Fino a quando il torturato non scompare, smettendo di essere uomo e diventando fantasma. C'è tanta Harendt nelle verbose esposizioni dell'"esperto" che in scena spiega e caratteristiche dell'esperimento che si va ad analizzare sotto gli occhi del pubblico, ausiliati, come in un vero studio televisivo, da mezzi tecnici comprendenti schermi, telecamere, stanze isolate, cuffie. Teatrino Clandestino ha uno stile e una poetica ben definiti, adiacenti a ciò che succede, mostrando uno sguardo intenso, attento e profondo che sicuramente può fare pensare.

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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