.: La semplicità che commuove: Nunzio di D. Balducelli :.


Lo spettacolo s'intitola Nunzio, ma il nome che più è ripetuto durante la rappresentazione è quello di Pino, l'amico che probabilmente lavora per la malavita e che condivide lo squallido appartamento dell'operaio malato. " Pino, sei tornato?, Pino me la fai la pasta buona che sai fare tu? Pino quando parti?", sono gli appelli, le commoventi richieste di attenzione, a volte esasperanti, con le quali Nunzio cerca di mantenere vivo il dialogo con il compagno.
Già dalle prime scene si intuisce un grave senso di abbandono, manifestato dall' incuria che trapela dalla scenografia asciutta, essenziale ma molto rappresentativa: un tavolo, un frigo scrostato, un lavello e un forno. Se l'ambiente della cucina nel quale si svolge l'intera messinscena richiama il significato di trascuratezza insito nella parola Abbandono, il dialogo serrato fra i protagonisti amplifica invece quello che deve essere lo stato d'animo dei due uomini. L'assenza, il vuoto che si forma intorno alla figura di Nunzio nel momento in cui Pino lo informa della sua imminente partenza è a tal punto scandito dalle lunghe pause di silenzio che, alla fine della rappresentazione, si ha l'impressione di essere non solo spettatori ma anche complici di una tragedia domestica.
Nunzio (premiato nel 1994 dall'Istituto Dramma Italiano nella sezione Nuovi Autori e, dopo la trasposizione cinematografica col titolo Due amici, vincitore del Leone d'Oro Opera Prima al Festival di Venezia del 2002) narra infatti la storia di due solitudini, dell'emigrazione e dello scandalo di un lavoro in fabbrica, ma anche dei sogni infantili e dell'amicizia fraterna che unisce un killer ad un ingenuo lavoratore. Il primo è un misterioso personaggio spesso lontano a causa di loschi viaggi d'affare, mentre il secondo è il vero "Nume" della casa, l'umile che davanti all'immagine del Sacro Cuore affida il decorso della malattia ai polmoni. Ed allora si entra nella vita di questi due emigranti del sud attraverso il loro linguaggio scabro, quello messinese, grazie al quale mantengono il legame con la loro terra. Dialetto sanguigno ma allo stesso tempo poetico, pieno di spigoli e aperture, una lingua che sicuramente dona freschezza a una drammaturgia perfetta. La bravura dei due attori Spiro Scimone e Francesco Sframeli diretti da Carlo Cecchi conferma il valore artistico e umano del loro sodalizio, finalmente apprezzato anche nel palco della salaInteraction dell'Arena de Sole

Sempre all'Arena del Sole segnaliamo i seguenti spettacoli:

12 e il 13 aprile
Sala Grande
Teatro delle Albe, Salmagundi di Marco Martinelli e Ermanna Montanari.

Dal 20 al 23 aprile
Sala Grande
Emilia Romagna Teatro Fondazione, Urlo, di Pippo Delbono,

Info:
Biglietteria tel 051. 2910910
email: biglietteria@arenadelsole.it

 

 

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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