.: Open/Close: Artisti in residenza di F. Bueti :.

Dal 5 al 22 di Dicembre nello spazio non-profit per la promozione delle ricerche artistiche O'artoteca di via Pastrengo a Milano si svolge la mostra "Open/Close", progetto che vede la sua genesi dalla collaborazione tra due artisti , John Duncan e Giovanni Morbin, e un curatore, Simone Menegoi.
Il progetto curatoriale è stato completato il 14 di Dicembre da una Lecture a cura di Simone Menegoi. In questa occasione appassionati d'arte e professionisti di settore hanno avuto la possibilità di confrontarsi e dipanare dubbi sugli interventi artistici presentati nonchè su alcune questioni teoriche generali riguardanti l'arte contemporanea.
Nata da una stretta collaborazione e da un serrato confronto tra i due artisti ed il curatore, questa mostra ha un denominatore comune ai due lavori: l'astrazione.
Astrarre nel senso di partire da un elemento concreto e riconoscibile come un oggetto per arrivare - attraverso passaggi successivi - ad una forma pura, che non mantiene più alcuna somiglianza con il mondo reale, ma rimanda ad un'universo percettivo immaginifico, dove la realtà diventa un fatto arbitrario legato solo alla sensibilità del singolo.
In questo senso l'opera di John Duncan "The Courtyard", una piccola stanza dal soffitto ribassato, completamente buia da cui provengono dei suoni indistinguibili, in linea con i precedenti lavori, pone lo spettarore davanti ad una scelta, quella di entrare nella stanza ed ascoltare o al contrario rifuitarsi di entrare, o ancora considerare i suoni riprodotti come ansiogeni o come piacevoli, tutto dipende dalla sensibilità della persona, dal proprio personale modo di percepire lo spazio e di reagire alle stimolazioni sonore, come afferma lo stesso Duncan "tutto dipende da come noi percepiamo".
Anche Giovanni Morbin a suo modo pone lo spettatore davanti ad una possibilità. "Senza Titolo" (2006) è un lavoro fatto con polvere metallica ottenuta limando alcuni oggetti (una Fontana di ghisa e altri piccoli oggetti) che è stata spruzzata con una pistola pneumatica sul muro così da ottenere dei cerchi perfetti davanti ai quali l'artista ha poi collocato il residuo dell'oggetto da cui proviene la limatura. Quest'opera parte dalla presenza scultorea dell'oggetto per approdare, sulla parete, ad una ridefinizione dei contorni dell'oggetto stesso, che assume una forma astratta, assoluta , liberata dai suoi limiti fisici e portata alle estreme conseguenze, come aveva fatto Malevic con il suo "Quadrato nero", e come aveva poi spiegato: "tutto ciò che vediamo è sorto da una massa di colori trasformata in piano e volume, e ogni macchina, cosa, persona, tavola è un sistema pittorico di volumi predisposto per scopi precisi".. Così accade nel lavoro di Giovanni Morbin, come se l'oggetto inspiegabilmente si fosse proiettato sul muro, liberando la propria energia in un'esplosione di colore. Davanti a questi oggetti lo spettarore può scelgliere di percepire questa realtà altra proposta dall'artista liberando il proprio sguardo dai limiti della materia o può rifiutare di avvicinarsi alla sensibilià dell'artista. Il rapporto con il pubblico è un elemento che accomuna i due artisti, probabilmente perchè entrambi provenendo dall'ambito della performance sentono come indissolubile il legame partecipativo con pubblico.
Lasciandosi alle spalle questa origine comune i due percorsi tuttavia diventano opposti: mentre Morbin libera la materia rinchiusa nell'oggetto nebulizzandola, Duncan cattura alcuni suoni all'aperto comprimendoli all'interno di una stanza di dimensioni ridotte.

O' A.I.R. è un programma di residenza per artisti e curatori
che si svolge nella sede di O' artoteca
via Pastrengo 12, 20159 Milano
info: o.artoteca@uovodicolombo.com
orario: tutti i giorni dalle 16-19,30 chiuso il lunedì


Giovanni Morbin, "Senza titolo" (2006)


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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