.: Tutti i numeri di Pordenonelegge.it di L. Meozzi :.

Pordenonelegge.it: quota otto. Partita nella prima giornata d’autunno, anche se accolta da un sole pienamente estivo, l’ottava edizione della “Festa del libro con gli autori” ha subito dato i suoi numeri. Quelli delle presenze: oltre 100mila persone stimate tra venerdì 21 e domenica 23 settembre. Quelli della polemica: consumati perlopiù tra l’inaugurazioene ufficiale con Aldo Busi e la crociata domenicale in piazza San Marco tra cattolici e non cattolici, capitanati da Piergiorgio Odifreddi. Ma i numeri che mancano, ancora una volta, sono quelli della stampa nazionale. Neanche il collaudato spogliarello di Busi, o il conseguente dibattito nazionalpopolare sulla Cultura che si applaude (o meno?) hanno fatto da traino per una ripresa sui maggiori quotidiani. Certo è che la kermesse letteraria è stata ricca di tutto: dalla poesia alla letteratura, fino alla saggistica, il programma ha fornito una scelta per qualsiasi gusto; una ricchezza che non ha escluso anche cose inutili. Ma il festival sta crescendo, e aldilà dei numeri che animano sicuramente gli sponsor, sono da segnalare gli incontri di livello, che anche quest’anno non sono mancati: ottimo il dibattito tra i poeti Antonella Anedda, Pierluigi Cappello e Milo De Angelis, moderato direttamente dal direttore artistico di Pordenonelegge, Gian Mario Villalta. Peccato si sovrapponesse all’intervista con Michel Butor, a cura di Andrea Cortellessa, tappa quasi finale del viaggio italiano che l’autore svolge con la promozione della Fondazione Tito Balestra di Longiano. Anche il dibattito su “La lingua di chi parla e di chi scrive in dialetto”, con Franco Loi, Tullio Telmon e Franco Brevini, ha suscitato tanto interesse da sforare oltre l’ora prevista per ogni incontro, quasi doppiando il tempo limite. Grandi ondate di pubblico, prima di ogni appuntamento, hanno riempito tutti gli spazi destinati al festival. Sovente, per liberarli subito dopo: esodi a tappe, veri e propri drappelli impauriti, si segnalano al Verdi durante l’incontro con Alberto Arbasino. È innegabile che l’intervista, a tratti, languisse un poco, ma che ci si aspettasse da Arbasino una performance come quella dell’inaugurazione? Così accadde che questo folto pubblico, spesso, fu poco curioso: superate le chilometriche file per Marco Travaglio, Gian Antonio Stella, Piergiorgio Odifreddi, Susanna Tamaro, Mauro Corona e, dulcis in fundo, Dario Vergassola, l’andata e ritorno dai siti del festival è stata veloce e rumorosa. Eppure si è registrato il tutto esaurito per ognuno degli incontri definiti “dibattiti intorno alla malapolitica”. Compresa la presentazione di Gherardo Colombo e Bruno Tinti, usciti per Chiarelettere con Toghe rotte proprio nei giorni del festival, che hanno incollato alla sedia un pubblico attentissimo, replicando la sera dopo al teatro Ruffo di Sacile. In fondo, resterebbe da chiedersi cosa non è politica. Forse la “doverosa” polemica di cui traboccava tutta la stampa locale, già prima della chiusura, tra le Istituzioni e la direzione artistica: “Cambiamo Villalta, ce lo teniamo, interferiamo?”, o quell’affanno definito dagli stessi protagonisti provinciale, nello scegliere cosa preferire nel programma, cosa è lecito seguire per non fare la figura, appunto, dei provinciali? Dalle colonne degli stessi giornali, Villalta replica che “l’autonomia del progetto non può essere messa in discussione” (ci mancherebbe) e che “le Istituzioni dovrebbero avere anche il compito di individuare l’obiettivo”, ovvero “tarare il progetto nel tempo e garantire il consenso politico della città”, perché “chi apre i cordoni della borsa indichi un percorso anche se si tratta di ridimensionare o cambiare qualcosa”. Quello di Pordenone è un festival da mezzo milione di euro, una realtà che sta dimostrando di offrire dei percorsi interessanti e degli autori che meritano più di un’ora di conversazione, basta cercare nel programma. Quale sarà il pubblico di Pordenonelegge.it nel prossimo futuro? Un pubblico esigente, che sappia scegliere cosa chiedere senza fare lo slalom lungo una scaletta che ruota intorno ai cosiddetti mostri sacri (si può anche cambiare definizione) per poi nascondere tra le sue pieghe delle chicche di valore. Certo, è una rassegna che deve stare attenta ad accontentare tutti: finiti i 500mila, resta qualcosa anche per altro?

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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