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Roma_Short Theater: Rewind di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini di
A. D'Agostino :.
I mezzi ci sono. Ci sono, quindi, usiamoli pure. Anzi, facciamo di più: mettiamoli in mostra senza pudore là dove spesso li si nasconde- o facendo finta che non ci siano (esecrabile danno della tecnica all'umanesimo!), o usandoli come "trucchi" al fine di rendere più suggestivo quello che vedremo. Si parla di tutta quella serie di mezzi, e parole concernenti questi mezzi (internet, youtube...), che con l'arte teatrale pare creino conflitto, dibattito, attrito. Perchè il teatro cerca l'umano - e la tecnica sembra allontanare dall'umano. Il discorso è filosofico, i riferimenti ben più ampi di quelli che si possano in un semplice discorso di commento contenere: bisognerebbe sentire gli esistenzialisti, e la controcampana relativa. Però siamo in un tempo che non ha tempo da dedicare all'ermeneutica o all'epistempologia in modo approfondito: siamo fatti in modo che se qualcosa c'è, semplicemente, si usa.
Il fatto è che quando il modo di usare questi mezzi contraddice quello stesso uso e quegli stessi mezzi, si crea un cortocircuito interessante. A dire il vero, sebbene mentre fruivo della scelta registica un po' mi sono trovata in difficoltà, col senno di poi mi son resa conto che questa cosa ha un suo senso profondo. Mi spiego meglio: se internet è l'apoteosi della velocità e del tutto-e-subito, del sapere orizzontale (di un orizzonte immenso, è vero, ma quasi mai dotato di profondità) , guardare per interi minuti due persone che osservano qualcosa su youtube per allargare un orizzonte su qualcosa che ha in loro già una presa profonda, è l'esatto contrario della velocità. E del tutto-e-subito (noialtri di là dallo schermo non abbiamo niente, poichè non un solo fotogramma ci giunge). Per cui è vero: si sentono in alcuni momenti degli andamenti strani, dei "pesi morti" di concentrazione. Ma proprio mentre sentivo tutto intorno (e insieme) a me la platea vivere codesti andamenti al ribasso, mi rendevo conto che quello era il risultato tangibile degli effetti che quegli stessi mezzi che quotidianamente usiamo ha sul nostro modo di comprendere, osservare, percepire.
Questo è un tipo di riflessione agita, un tipo di ragionamento intorno ai meccanismi della comunicazione e della concentrazione che non è astratto ma concreto. Più che concreto, quasi rischioso, poichè può mettere a repentaglio in alcuni punti la riuscita stessa della piece. Ma cogliamo la sfida, e diciamo pure che ci interessa, ci piace.
Poi c'è il discorso della memoria. Che da tutto questo non si discosta tanto, per noi dimentichi-del-giorno-prima. Avremo anche negli occhi l'omicidio Kennedy (tutti lo abbiamo) e avremo fatto pure noi il gioco di "ma tu dov'eri l'11 settembre?" (secondo me l'intera sala, persona per persona, dentro di sè s'è ricordata del "proprio" 11 settembre). Ma la cosa si ferma lì. Orizzontale. Stesa come un cadavere. E allora il ripercorrere uno spettacolo perduto, richiamarlo, richiamare la più mortale delle arti, assume una nuova luce. Perchè lo spettacolo non è solo commemorazione vuota, "tributo", ma spunto per racconti, ricordi, esperienze personali, ritorno in vita di una scoperta e di una poetica, momenti anche toccanti (la poesia della seggiola, lo smarrimento d'amore, la danza) al di là di alcune esilaranti trovate in cui il duo Tagliarini-Deflorian si dona con leggerezza. L'idea che resta, in questo spazio in cui l'al-di-qua e l'al-di-là è stabilito da uno schermo che separa, è che chi si muove in questi due -vicinissimi, adiacenti, quasi confondibili- mondi ha in comune una strana fragilità, uno spaesamento. Una testimonanzia attuale, insomma. Che lascia una malinconia, una nostalgia, a chi Cafè Muller non l'ha mai potuto vedere: aver perso una piccola rivoluzione.
La perfettibilità è insita in ogni tentativo, ovviamente, per cui certi tagli non comprometterebbero questo sostrato; di fatto, il complesso mi pare una buona cosa all'interno di un'altra buona cosa qualeè questa rassegna affollatissima di pubblico e di appuntamenti.
Prossimo Appuntamento: 14_15 ottobre a Vie Festival di Modena

Foto di Serafino Amato
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