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Ogni sud del mondo ha il suo blues.
L'ultima edizione del Roccella Jazz Festival di P. Zaino
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Nino Rota
visse gran parte della sua vita al sud, in Puglia, lui che era nato a
Milano nel 1911. E se ne andò dal nord per motivi lavorativi, uno
di quei rari casi di emigrazione al contrario.
Rota, che di mestiere faceva il musicista, sapeva bene che un certo tipo
di musica si respira solo a determinate latitudini, e così si convinse
che l'unica soluzione era partire, andare via. Ogni sud del mondo ha il
suo blues, su questo non ci sono dubbi, e Rota era certo che a Milano
non l'avrebbe mai trovato. Aveva invece bisogno di determinate atmosfere,
di particolari odori, colori e rumori che potremmo senz'altro classificare
come "mediterranei".
E "rumori mediterranei", non a caso, è il sottotitolo
di un festival di jazz che si svolge da venticinque anni a Roccella Jonica,
in Calabria. Siamo dunque a sud, anche se Roccella non si affaccia sul
Mississippi, ma sullo Jonio. Il jazz, nato dalla commistione di svariati
generi e da molteplici tradizioni musicali e discendente diretto del blues,
che si mescola con le sonorità mediterranee, questo è l'obiettivo
del festival. Pienamente centrato, almeno stando all'ultima edizione.
Il tema di quest'anno, Favole fantasie frottole follie, è
stato ampiamente esposto ed interpretato dai tre spettacoli giornalieri
che hanno riempito sistematicamente l'Auditorium e il Teatro al Castello
di Roccella Jonica. Molte le produzioni originali messe su appositamente
per un cartellone studiato ad arte, con la presenza di artisti di valore
assoluto (per tutti Wayne Shorter e Kenny Wheeler). Diversi gli spettacoli
nei quali il jazz ha offerto sostegno rinforzo e contrappunto ad altre
forme d'arte, tra cui Danza Musica (con il clarinettista Louis
Sclavis e il ballerino Virgilio Sieni) , Le mille e una notte (con
Arnoldo Foà e Lella Costa), la favola di Pierino e il lupo
(con Ivano Marescotti e Stefano Bollani), Rossintesta (con Paolo
Rossi e Gianmaria Testa) e l'Inventario Siculopalermitanesco (per
la regia di Ciprì & Maresco, con Salvatore Bonafede, Enrico
Rava e Franco Scaldati).
Ma il festival non si limita ai concerti e agli spettacoli: ben articolata
la parte riservata agli incontri e alle conferenze, esauriente la mostra
fotografica che racconta i venticinque anni di Roccella Jazz. Bisogna
oltretutto sottolineare la qualità dei laboratori e dei seminari
tenuti durante i giorni del festival, con il giusto numero di "studenti"
partecipanti e con "docenti" molto disponibili e di qualità
artistiche indiscusse, tra i quali ricordiamo Danilo Rea, Bebo Ferra,
Javier Girotto, Cristian Calcagnile, Ada Montellanico (seminari di strumento
e voce), Enrico Pieranunzi (laboratorio di musica d'insieme - tecniche
di improvvisazione), Stefano Bollani (laboratorio di composizione musicale),
Ivano Marescotti (laboratorio di teatro), Ciprì & Maresco,
Salvatore Bonafede e Pippo Bisso (laboratorio di cinema e jazz), Virgilio
Sieni (laboratorio di musica e danza).
Notevole dunque lo sforzo organizzativo dell'Associazione Culturale Jonica,
del direttore artistico Paolo Damiani e del suo "aiutante",
lo scrittore Stefano Benni. Notevole e suggestivo anche lo scenario in
cui si svolge il festival, ancora al di fuori di meccanismi turistici
stranianti.
È questa dunque una manifestazione con una sua identità
ed un suo senso forte, radicato, portato avanti con coerenza e coraggio.
Una delle poche il cui cartellone non risulti essere un'accozzaglia indistinta
di concerti ed eventi vari senza né logica né filo conduttore.
Speriamo soltanto che quel coraggio che ha contraddistinto gli organizzatori
finora non venga a mancare in futuro.
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Stefano
Bollanti durante il laboratorio di composizione a Roccella
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