.: Cento anni d'inquietudine. Va in scena Monsieur Jean Paul Sartre di D. Brindisi :.

Cento anni fa nasceva Jean-Paul Sartre, padre indiscusso dell'esistenzialismo, rara figura di intellettuale integrale, maitre à penser complesso e contraddittorio, eclettico e engagé, che con la sua coraggiosa riflessione sulla libertà e la responsabilità umana ha influenzato riconoscibilmente il secolo appena concluso. Per celebrare tanto illustri natali, alcuni teatri milanesi, consorziatisi tramite il Progetto Sartre (www.progettosartre.org), propongono una serie di spettacoli ispirati all'opera sempre attualissima dello scrittore e filosofo francese. Spettacoli tratti non solo dai suoi testi teatrali.
Il Teatro Libero ha infatti presentato in anteprima nazionale Condannati alla libertà, una produzione di Teatri Possibili e Scena Aperta, con la regia del giovane Corrado Accordino. Lo spettacolo (che ora sarà possibile vedere a Roma, e poi a Verona e Firenze) è ispirato al romanzo L'età della ragione (1939), storia di amori distratti, tensioni e pigre incoscienze del parigino Mathieu e dei suoi giovani amici che, all'alba della seconda guerra mondiale, si affacciano con inquietudine e disagio sull'inevitabile soglia dell'età adulta. Il lavoro di Accordino è costruito su un doppio livello narrativo, alternando sulla scena la "realtà" di un gruppo di cineasti (che nel '39 tentano di girare un film ad Algeri) con gli episodi che essi stanno filmando e interpretando (ovvero, la materia vera e propria del romanzo di Sartre). I due piani paralleli del racconto sono resi dal sempre più stretto intreccio tra la rappresentazione sul palcoscenico e la proiezione sullo schermo-scenografia di immagini girate in presa diretta nel backstage. I drammi esistenziali dei due gruppi di personaggi, tra dubbi e incertezze generazionali, ma anche storiche, si fondono nell'unica tragedia accorata e disillusa della ricerca di una forma possibile di libertà, per riuscire a preservare se stessi dal mondo. Ma, come confessa Mathieu nel finale: "Nessuno ha ostacolato la mia libertà: è stata la mia vita a berla".
Libertà negata anche alle Troiane, protagoniste di un altro testo sartriano che per l'occasione del centenario ha appena calcato le scene milanesi del Teatro Arsenale. E in questo caso si è trattato di una novità assoluta. Le troiane di Sartre, infatti, non erano mai state rappresentate in Italia prima d'ora, e tanto meno tradotte (tra qualche giorno sarà in libreria anche la traduzione italiana di Paolo Bignamini, pubblicata da Mimesis). Scritto a Roma nel 1964 (l'anno del Nobel rifiutato), è l'ultimo testo teatrale di Sartre, il quale, riadattando apertamente l'originale di Euripide, scelse di avvalersi dell'universalità dei miti classici per affrontare la tragedia della sua (e nostra) contemporaneità. La pièce narra le drammatiche vicende di Ecuba, Andromaca, Cassandra e di tutte le altre donne fatte prigioniere dai greci, dopo l'incendio di Troia e la morte dei valorosi eroi frigi. Nessuna pietà dei vinti, né rispetto del loro dolore. Solo la crudeltà dei vincitori e il loro sanguinario desiderio di totale sopraffazione. Dramma che fu avvertito sicuramente come attuale ai tempi di Sartre (subito dopo il conflitto algerino, e nell'immediato di quello vietnamita), ma piuttosto vicino anche a noi spettatori del ventunesimo secolo. Una particolare nota di merito va all'appassionata messa in scena della compagnia dell'Arsenale, diretta da una straordinaria Annig Raimondi (che nelle prossime settimane rappresenterà, sempre nel medesimo teatro, altri due testi sartriani, "Le mani sporche" e "Il diavolo e il buon dio"). Nella reinvenzione di uno spazio scenico originalissimo e carico di suggestioni, l'intensa interpretazione corale degli attori riesce a esprimere in maniera inusuale la potenza lirica della tragedia. Anche scomodamente seduto a terra, lo spettatore resta ipnotizzato per un atto unico di ben cento minuti. Come dinanzi a cento anni di strenua tensione morale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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