| 
.:
Il digiuno e la protesta. Intervista a Paolo
Bianchi di L. Meozzi :. È
iniziato da quattro giorni: domenica 1° ottobre. È il digiuno di protesta
di Paolo Bianchi, autore del recente La cura dei sogni (Salani editore)
presentato da daemon magazine a maggio, alla libreria MODOinfoshop di via Mascarella
24/b, a Bologna. Non
ti introduco. Appositamente: tu stai denunciando uno stato di cose di cui è
conseguenza la tua scarsa notorietà, come scrittore. Nonostante cinque
pubblicazioni. Poi sei anche giornalista, giornalista letterario, e quindi come
funzionano certe cose saresti tu a doverlo spiegare. Quindi, la prima domanda
è: chi sei e cosa stai comunicando. La
mia notorietà non è così scarsa, grazie al Cielo. Altrimenti
probabilmente non verrei nemmeno pubblicato. Chiunque abbia letto i miei articoli
e i miei libri sa chi sono. Agli altri non resta che informarsi. Quello che sto
comunicando è che i meccanismi dell'informazione sono drogati. Dalla pubblicità
occulta (le "marchette") e dalle solite consorterie prepotenti. Va
bene, allora aggiungo qualche cosa io, alla tua presentazione. Sei giornalista,
consulente editoriale e traduttore. Quando ti riesce, come dici sull'Home page
del tuo sito, scrivi un libro. E sei sicuro di scriverlo bene, a quanto pare.
Se venissi attaccato dalla critica, cosa faresti? Farei
tesoro dei consigli e cercherei di migliorarmi. Dici
di cercare recensioni. Quali sono i libri che vengono recensiti? Qual è
il meccanismo imperante? Oggi
anche una stroncatura viene elargita come un favore: è pur sempre spazio
mediatico! Tuttavia, la capacità di stroncare, che dovrebbe essere propria
di ogni critico, è praticamente scomparsa. Così come è scomparsa
la volontà di criticare seriamente i libri. Piuttosto non se ne parla.
In compenso si parla troppo di libri che non valgono nulla, solo perché
sono stati scritti da personaggi televisivamente potenti (e non sono neppure scritti
da loro, tra l'altro, ma da "negri" di case editrici). Alcuni
libri, sostieni, sono innominabili. Intendi: "non se ne vuole parlare"?
Meglio non esprimersi, ignorarli: tu non ti stai lamentando per una stroncatura,
ma per un'assenza di interesse e coinvolgimento
Rifiutarsi
di leggere un libro di un autore non abbastanza potente equivale a esercitare
un potere di censura. Nel
tuo ruolo di giornalista, come riesci (o sei riuscito) ad eludere questo meccanismo? Non
sempre ci sono riuscito. A volte, soprattutto agli inizi della carriera, ho dovuto
scrivere articoli commissionati. Poi a poco a poco mi sono sganciato da quel meccanismo,
scegliendo di lavorare con persone che mi garantivano autonomia. Ma la libertà
di espressione si paga a caro prezzo. Io per esempio la pago guadagnando meno
di quanto potrei. Tutto
questo è legato anche alla tua scelta di diventare indipendente (o free
lance, come preferisci)? Te lo avranno chiesto numerose volte, ma questa è
una di più: come è possibile fare una scelta così forte,
una "scelta al contrario", visti i presupposti dei tuoi colleghi più
giovani? In
redazione si rischia il confinamento in un ruolo impiegatizio. Da liberi professionisti
si è in grado di muoversi e di conoscere meglio la realtà. E poi,
vengono più idee. E
poi una domanda stupida: come si può scrivere per Il giornale e per Il
Mucchio, allo stesso tempo? Che spazio hanno dedicato, loro, alla tua protesta? Sono
entrambi giornali che attaccano il conformismo del Pensiero Unico di Sinistra.
Poi, naturalmente, scrivo di argomenti diversi. Per Il Giornale non disdegno la
cronaca, Il Mucchio Selvaggio mi dà la possibilità di intervistare
personaggi che suscitano il mio interesse. Spazio alla mia protesta non ne hanno
ancora dedicato, ma lo faranno. Cerchiamo
di capire: se vendi lo stesso vuol dire che il pubblico ha degli efficienti sistemi
di informazione che superano le camarille culturali che inviti (i lettori?) a
contrastare. E' controinformazione, la tua? E' anche così, attraverso i
blog e questo genere di iniziative, che si combatte lo strapotere? Sì.
Il pubblico ha una propria capacità critica e non è del tutto influenzabile.
Il merito di una democrazia (ammesso che viviamo davvero in una democrazia, cosa
di cui dubito) è quello di produrre anticorpi nei confronti delle scempiaggini
e delle storture imposte dal pensiero dominante. Qualche esempio? Alberto Moravia
in vita era un intoccabile. Lo attaccò solo Sergio Saviane, che pagò
duramente. Ma oggi la figura di Moravia, come scrittore e intellettuale, è
molto ridimensionata. Se
è l'unico esempio che puoi fare, a proposito di un sistema che definisci
democratico, mi sembra insufficiente e riduttivo, in relazione alla vastità
della tesi che stai sostenendo. Walter
Veltroni è un altro esempio di finto romanziero da giorno e da notte. La
lista è lunghissima, basta pensare a tutti coloro che "scricono"
un libro senza averne mai letti. "Combattere
lo strapotere delle gnocche" appare veramente riduttivo come manifesto. Lo
hai scelto tu? Lo trovi uno slogan in grado di supportare il genere di provocazione
che stai sostenendo o lo ritieni sufficientemente stupido per essere notato? Lo
strapotere delle gnocche è solo la punta dell'iceberg. Il fatto che a una
donna bella ma priva di cultura venga affidato spazio che nessuno si sognerebbe
mai di mettere a disposizione di persone colte e intelligenti, ma prive di "look",
significa soprattutto una cosa: l'immagine è innocua, il pensiero è
molesto. Non è una grande scoperta, però non si può dare
per scontato che l'immagine conta più del pensiero. E' un messaggio aberrante,
molto comodo per i furbi. E i furbi, al mondo, fanno man bassa finché qualcuno
non li ferma. E
gli uomini che spazio hanno, in tutto questo? Lo lascio dire a te senza aggiungere
nessun tipo di commento. Anche se può essere faticoso. Gli
uomini tendono a replicare lo schema di potere dominante. E
ora usciamo dal problema estetico e affrontiamo il discorso della carta stampata.
Dove, se non sbaglio, una firma non ha look e la mancanza di cultura e di intelligenza
abbondano. Nella
carta stampata dominano l'incompetenza e il nepotismo, le raccomandazioni politiche
e lo scambio di favori tra furbi e furbetti. Perché
il primo giorno di ottobre come data di inizio? Perché
prima o poi dovevo cominciare e il primo ottobre mi ricorda, quando ero bambino,
il primo giorno di scuola. Qual
è il vero epicentro della tua protesta? E perché da un iniziale
sciopero della fame sei arrivato a classificare l'azione come digiuno di protesta,
quale differente filosofia sottendono le due cose? Io
non ho mai usato l'espressione "sciopero della fame". Non sono un radicale
degli anni Settanta, semmai un liberale degli anni Zero. Lo sciopero ha una componente
violenta e sottilmente ricattatoria, il digiuno è una forma di protesta
"spirituale", e perfino igienica. Una massima, forse orientale, sostiene:
"Beato quel corpo che per l'anima lavora". Io vorrei che quest'anima
diventasse un po' collettiva, ecco tutto. Dichiari
ad Anna Tagliacarne, su Libero di martedì 19 settembre 2006, che è
stato Sabelli Fioretti a dirti che le tue opinioni non contano perché non
sei famoso, e che per essere notato dalla stampa devi fare qualcosa di stupido
quindi
per essere famosi bisogna fare gli stupidi. E' questo che vuoi? Stai facendo qualcosa
di stupido, per essere notato. Cosa otterrai? E che beneficio ne trarrà
il pubblico dei lettori? Dovrebbero digiunare con te? Quello
che faccio non è necessariamente stupido. Il digiuno è una forma
alta di presa di coscienza di sé, si accompagna alla meditazione ed è
un'efficace forma di protesta. Però è vero che fare qualcosa di
stupido è la via più breve per essere notati. Perciò ho pensato
che anche chi trova stupido il digiuno, mi noterà. Non
hai risposto alla seconda parte della domanda. Inoltre: se non sei già
abbastanza noto, chi se ne accorge della tua protesta? E dopo che sarai stato
notato, cosa succederà? Chi
vuole, può digiunare in segno di solidarietà. Lo hanno fatto in
parecchi; aumenterà il loro livello di coscienza sull'argomento. Sono
abbastanza noto da potermi permettere questa protesta. E anche abbastanza autorevole,
se permetti (lo dico senza voler essere arrogante). Le cose che ho fatto nel mio
campo sono sotto gli occhi di tutti, basta guardare. Cosa
stupida o ricerca della stupidità mediatica: ma non è un circolo
vizioso? Ovvero, i digiuni mettono in vetrina chi è già famoso,
cosa pensi che possa succedere? E una volta ottenuta l'attenzione della critica?
Cambierà qualcosa? Le
cose cambiano quando i tempi sono maturi. Penso che sia venuto il tempo di qualche
riflessione sul ruolo della critica nei mezzi d'informazione. Ed è anche
il tempo che i leccapiedi vengano smascherati e sbugiardati come meritano. E anche
chi gode di assurdi, immeritati privilegi. Dove
sono i colleghi che condividono la tua situazione? Non dovreste certo essere pochi. Siamo
in molti. Cercate in Internet, a cominciare dal mio sito www.pbianchi.it. Ho un
elenco lungo così. Purtroppo siamo ancora in minoranza e forse lo saremo
sempre, per definizione. 
l.m.
- luisellinux@yahoo.it
|