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E' Festa. Va in scena la famiglia
di Spiro Scimone di D. Brindisi :.

Negli spazi
provvisori (ma accoglienti e carichi di suggestioni) del Teatro Franco
Parenti, si è appena conclusa con gran successo la tournée
milanese di Festa, l'ultima fatica drammaturgica del giovane Spiro
Scimone. Quarantenne, messinese, fresco del Premio Ubu "Nuovo testo
italiano" con lo spettacolo Il cortile, dopo la rivelazione
dei primi lavori, Nunzio e Bar, Scimone si cimenta con il
suo primo testo in lingua italiana.
Sul palcoscenico, diretta da Gianfelice Imparato, è ancora una
volta la collaudata coppia Spiro Scimone - Francesco Sframeli, accompagnata
da un terzo attore, Nicola Ringanese. Stavolta va di scena la famiglia.
La famiglia media: un padre, una madre, un figlio. Lo spettatore è
introdotto nello spazio ristretto e claustrofobico di una cucina astratta,
ridotta al minimo, quasi solo accennata, o suggerita, gabbia esistenziale
in cui si dipana ripetuta e indisturbata la quotidianità della
vita familiare. Ma per la famiglia di Scimone questo è un giorno
speciale: è il trentesimo anniversario di nozze dei genitori. Qualcuno
vorrebbe festeggiare, a suo modo. Ma l'attenzione dello spettatore è
invitata a soffermarsi sulla forza dirompente della routine quotidiana
che s'impone sull'ordine dei festeggiamenti. Nel ristretto microcosmo
domestico s'incontrano senza trovarsi le solitudini sfuggenti di tre personaggi,
in un relazionarsi complicato da vecchie incomprensioni, ossessioni, ricordi
che divorano la realtà presente sino a stravolgerne il volto.
Il testo, scritto e recitato in italiano, conserva tuttavia una forte
impronta linguistica meridionale, nella costruzione della frase, ricca
di sincopi e ripetizioni, e nell'alternarsi dei dialoghi, brevi, asciutti,
veloci, ma anche nella musicalità e nella cadenza della parola
rappresentata. Questa notevole ricerca stilistica si coniuga all'efficace
espressività degli attori, che nei cinquanta minuti di questo intenso
atto unico danno vita a un perfetto triangolo di relazioni familiari.
Scimone e Sframeli, degni figliocci di Beckett e Pinter, infilano una
dietro l'altra battute secche e ad effetto, incalzando il ritmo anche
grazie a un uso sapiente e accorto delle pause e dei silenzi. Si susseguono
veloci e folgoranti i quadretti domestici, divertenti ma verosimili, spassosi
eppure ironici e amari. Nella gabbia della cucina minimale, ai margini
della vita, siamo quasi costretti a riflettere sullo stato e sul senso
della famiglia, nido d'affetti e trappola di convivenze forzate.
La festa è un piccolo e riuscitissimo congegno di alta precisione,
fatto di parole, gesti, silenzi, ingranaggi tutti perfettamente calibrati.
E Spiro Scimone si conferma come una delle più capaci e talentuose
voci della giovane drammaturgia italiana. Questa piccola grande lezione
di scrittura teatrale continuerà a girare l'Italia (ad aprile sarà
a Lucca, a Chiasso e poi a Catania). In questi giorni, invece, momentaneamente
dismesse le mura domestiche de La festa, Scimone e Sframeli sono
festeggiati a Bologna. L'Arena del Sole ospita lo spettacolo Nunzio
(diretto da Carlo Cecchi), mentre presso il teatro La Soffitta del DAMS
Gerardo Guccini coordinerà una serie di incontri e laboratori con
i due giovani artisti messinesi.
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