.: Eva Taylor, L'igiene della bocca, L'Obliquo 2006, 11 € di I. Fantappié :.


"Io vivo con due bocche / e parlo con tre lingue". E' da questo contrasto che nasce la singolare raccolta di poesie L'igiene della bocca. La lingua madre di Eva Taylor è il tedesco, quella della realtà in cui vive l'italiano, quella d'uso quotidiano l'inglese. Ma non si pensi che le poesie si reggano sul pastiche linguistico, sulle contaminazioni, sulle mescolanze lessicali: il contrasto tra le tre lingue non viene attuato e mostrato in fieri, ma piuttosto è messo in scena, rappresentato, dipinto per mezzo di un'unica grande metafora. Eva Taylor costruisce tutto il libro (che viene ad assomigliare, dunque, più a un poemetto che a una raccolta di testi) con immagini legate alla bocca, ai denti, all'odontoiatria: un'ambientazione che alle poesie fa, contemporaneamente, da scenografia e da chiave. L'autrice sfrutta qua una identità semantica dell'italiano che, invece, manca nella sua lingua madre: il tedesco distingue Sprache (lingua come linguaggio) da Zunge (lingua come parte della bocca), mentre l'italiano le sovrappone nella stessa parola. La lingua e la bocca sono il luogo fisico dove accade la parola e dunque la Babele linguistica ("La mascella di sopra e quella di sotto / non si muovono allo stesso ritmo. / Il doppio movimento m'inquieta / […] fa sputare fuori pezzi di parole / combinare gli elementi di sopra / con quelli di sotto / pronunciarli come ribollita / indurita rimescolata"), la parola mendace (Denti falsi), il pensiero ("Quanto vicino / ai muscoli della masticazione / sta il tuo pensiero a me? / Mi culli nel movimento dei mascellari / finché sono pappa purea patè."). E' una poesia insolita, scabra, che certo non si mette a corteggiare il lettore. In questa atmosfera asettica e incolore, colpisce ancora di più l'improvviso apparire del rosso del sangue, e della sofferenza dell'anima; e se, lungo tutto il poemetto, il lirismo viene cacciato a colpi di termini specialistici (dal bruxismo alla camera pulpare, dal canale radicolare allo zinco alla carie), il bellissimo testo finale spicca il volo verso l'alto: "Nel buio cerco di prendervi, / parole / liquide nuotate / evaporate / e vi posate / sull'orlo della mia bocca, / amori sempre lontani / figlie disobbedienti. / Affiorate nascoste / in caramelle colorate / una a una succhiate. // La lingua / non distingue bene / il vostro sapore / vi gira e rigira fino alla nausea. / E quando la mano non vi trova / tornate ad essere quello che siete: / corone in una bocca senza denti, / protesi per tritare la vita."

 

 

 

 

 

 

 




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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