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.: E. Moscato, M. Martone: L'opera segreta/Trittico al teatro Storchi di Modena di A. D'Agostino :.
Questo lavoro del Teatro Mercadante Stabile di Napoli, presentato al Teatro Storchi di Modena tra il 19 e il 23 gennaio, è decisamente complesso e segue l'indicazione "Trittico" fin nel dettaglio, mostrandosi allo spettatore diviso in tre parti ben distinte. Il foglio di sala stesso introduce nella complessità del lavoro, che ha la sua unità nell'incentrarsi sulla città di Napoli. Napoli, con i suoi molti volti, pare essere difficile da raccontare in modo univoco, tramite uno spettacolo che segua un tessuto drammaturgico lineare. Abbiamo quindi una parte iniziale composta da un film, i cui testi (rielaborazione di Enzo Moscato di brani della Ortese) introducono a una città misteriosa nel senso quasi di mistica, per scoprire la quale è necessario seguire un percorso assai simile a quello tormentato di un santo o di Cristo stesso posto nella sete sfiancante del deserto. Il film, legato all'opera caravaggesca, che si apre in squarci sulla città reale, quella fatta di volti e scorci quotidiani di intensa bellezza, è percorso dalla nervatura sonora della lancinante e bellissima voce di Danio Manfredini. Le parole, quasi cantate, lamentate, buttate fuori, ricamate da questo parlato, aprono davvero a una poesia alta, sebbene corrano il rischio di essere talvolta accompagnate troppo didascalicamente dalle immagini. Subito dopo, si apre la scena, entrano i corpi degli attori, ancora più presenti dopo il richiamo messo in atto dallo schermo. Questa, è la città di Napoli, quella più dolente, che viene mostrata per quadretti di miseria e dolori privati, ma così frequenti da divenire comuni. E' il quartiere dei Granili, descritto dalla Ortese in "Il mare non bagna Napoli", in un'opera che è più che altro scoperta interiore, visione di una tonalità dell'umano. La terza parte di questo trittico è infine un monologo interpretato magistralmente da Roberto De Francesco, che apre il sipario su un'altra esistenza inquieta, che si fa avanti con un dire marcamente più lirico della parte precedente. E' questo il Giacomo Leopardi pensato da Moscato e Martone, un Leopardi che si trovò a Napoli e ne fu abbagliato e dove scrisse quell'opera fondamentale e di svolta per il suo pensiero quale fu "La Ginestra". Lo spettatore, in tanta programmatica frammentarietà, si trova davvero immerso in quella città involontaria che la Ortese ritrasse così bene; una città che è più della propria città, così ambivalente e complessa da divenire una visione dell'esistenza umana. Scenografia curata fin nel dettaglio, bravi interpreti, bella drammaturgia e una regia sapiente; l'unico rischio, talvolta, è cadere nel vortice in cui L'opera segreta si muove, perdendo in parte il piacere di gustare appieno queste (rare) perle teatrali. |
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