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Poesia,
teatro, mondo: quattro riflessioni intorno a
Paesaggio con fratello rotto del teatro Valdoca di
A. D'Agostino :.
1- cosa
chiediamo
Prendiamo dunque il nostro coraggio ed entriamo. Così poche sono
oggi le occasioni di farsi spazio nel più profondo dell'umano,
che quando accade c'è come uno spavento, una vertigine. Desideriamo
poi che sia un procedere collettivo. Chiediamolo, è nostro diritto
desiderare l'assemblea, lo stare in profondo ascolto assieme. Mescolati,
anche se ciascuno col proprio fardello, non importa, se insieme. Auguriamoci
poi che questo nostro sentire, questo nostro esporci, sia ripulito dagli
ingombri delle nostre aspettative, dei nostri atti di volizione che continuamente
ci intralciano. Queste richieste, quando partono da noi, sono ciò
che di più difficile ci è dato oggi di concepire, perché
ci rimettono a noi stessi, alle nostre domande, a quel lato di noi che
cerchiamo di governare nei modi più diversi. Ecco ciò che
tentiamo di evitare, una presenza a noi stessi anche negli atti più
semplici, anche nei gesti più quotidiani. Accecati da una accettazione
dell'orrore che si fa sempre più fonda e inspiegabile: così,
dalle nostre case, intenti distrattamente alle nostre faccende, vediamo
-sempre e di nuovo distrattamente- consumare il quotidiano sfascio, che
appena appena sembra scheggiare il corso delle cose. Masse enormi di distanza
si aprono, e noi siamo là in mezzo a cercare di tenere a bada,
mettendo insieme un pezzo con l'altro, accantonando qualsiasi cosa che
ci faccia fermare e dire: "Che scusa troviamo / per questo disastro
umano?".
Dobbiamo chiedere coraggio ed entrare lì, in quella pausa lì,
e farlo assieme, per ribadire con forza ciò che il potere, la "Signoria
Attuale", tenta di negarci: la comunione. E la forza che arriva da
tale comunione.
2- paesaggio con fratello rotto
Questo è anche quello che viene richiesto a chi assiste a un lavoro
teatrale che già dal titolo pone l'accento su questo essere sul
ciglio di qualcosa, forse abisso, forse frontiera, forse disastro e forse
rimedio a quel disastro: il Paesaggio è questo oggi terremotato;
il fratello rotto siamo noi. Noi, ritratti nell'attimo in cui siamo
pienamente e completamente, un completo, un complesso, che non si ferma
al dettaglio ma lo raccoglie per restituircelo rinnovato, inserito nel
suo tutto che è dunque assieme commovente e crudele, animalesco
e spirituale, doloroso e pieno di grazia. Senza che tra queste definizioni
arbitrarie vi sia una scriminatura di merito, un giudizio. Ecco dunque
la grande libertà, l'atto che toglie dall'incastro feroce dove
siamo finiti -proprio la paura del giudizio, che ci fa essere come troppo
spesso ci vogliono, e ci fa a nostra volta giudicare, consegnandoci a
una razionalità- bisturi che pretende di dare ragione di tutto
e che invece spezzetta e rende monchi.
Tutto questo, prende la sua possibilità dalla forma dell'arte,
della poesia.
3- il rigore dell'estro
Che ci sia nella scena teatrale contemporanea una compagnia che si prenda
carico di farsi e farci queste richieste, che ci chieda questo coraggio,
è un regalo molto bello. E' un regalo molto bello questo essere
portati in un mondo che è contrappunto del nostro mondo, una terra
che diventa un'affermazione e che al contempo apre a domande. Un paesaggio
magico che non è affatto distante da qui, e che ci fa sbirciare
ciò che dal troppo vicino non possiamo vedere/sentire.
Per mettere a punto un'opera così complessa, non solo per quello
che riguarda l'investimento emotivo, ma anche proprio la ricchezza dell'allestimento,
la concertazione di molti artisti, la maturità d'espressione registica
e poetica, occorrono molti anni di prezioso, onesto e rigoroso lavoro.
Lavoro che non comprende naturalmente solo i tre anni dedicati a questo
spettacolo in particolare, ma anche gli oltre venti precedenti, che hanno
permesso che quest'opera sia giunta a noi, dopo un viaggio lunghissimo,
per come è. In questa ottica, non è difficile condividere
le parole di Cesare Ronconi, che in riferimento a questo lavoro usa il
termine "testamento". Frontiera, anche, fine di un percorso.
Lucida e luminosa consapevolezza di aver attraversato una regione e di
averne restituito il sapore più alto. Non domandiamo cosa verrà
poi, ma auguriamoci che l'esito di tale fatica possa raggiungere più
sale possibile, più italiani possibile, superando le debolezze
e le meschinità di un mercato spento e disattento, volto a un utile
quantificato in numeri e non in bene.
4- della forza minuta
Più che in altri spettacoli della compagnia, si percepisce in questo
ultimo una profonda coesione tra parola e sua forma altra, in una messa
in scena che non ha orpelli o calligrafismi, senza per questo essere tentata
dal minimalismo o dal potenziale che lo scarno comunque può avere.
Qui c'è una specie di festa, un rito, una sorta di eccesso dionisiaco
che trabocca dai corpi giovani, dai colori, dalle musiche, qualcosa che
porta via e assieme riporta al sé, quel sé di cui dicevamo
prima, senza testa, o con poca testa, senza la necessità di capire
o spiegare cosa sta accadendo. Questo bisogno non nasce, in chi assiste.
E questo pare essere uno degli intenti primi del regista, così
come della drammaturga, che ha a che fare con la parola poetica: la più
misteriosa, quella che meno segue procedimenti narrativi/logici.
La parola si apre vertiginosa soprattutto, per il sentire di chi scrive,
nelle seconde due parti, dove la tenuta alla scena è tenace proprio
perché pare che scarti, che non si lasci imbrigliare, che sia dettata
dalla fame, dalla sete, che invochi qualcosa che non c'è. E' l'amore
che non c'è, è la gioia? Ebbene invochiamo, e qualcosa arriverà.
Troppo facile sostare così a lungo nel lato d'ombra della specie,
dice la Gualtieri, ora l'impresa più rischiosa è pronunciare
la parola amore. Siamo poco capaci, ma grazie, diciamo grazie, a chiunque
tenti di dirlo, e dirlo anche per noi.
20-24 marso 2006: incontri con Mariangela Gualtieri, Cesare Ronconi
e il Teatro Valdoca a cura del centro di promozione teatrale La Soffitta.
22-23 marzo: Paesaggio con fratello rotto al teatro Arena del Sole
di Bologna.
http://www.arenadelsole.it
http://www.muspe.unibo.it/soffitta/
fotografia di Chiara Sbrana
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