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ORIENT EXPRESS '04: viaggio
nella creatività dell'est d'europa :.
Alcune "cartoline"
dall'est europeo: il bellissimo mare della Croazia, le gambe delle slovene,
il Danubio blu, la Berlino di un melting-pot unico, i menù al ristorante
in ungherese/tedesco/italiano, il viso di Kafka, i ROM della Romania così
"puri, liberi e incontaminati", le musiche di Bregovic, l'immancabile
"corazzata Potemkin", i colbacchi e le matrioske, i mercatini
delle periferie dove si possono ancora trovare croci del Reich ed elmetti
sovietici, il santino del compagno Tito, i cartelli stradali con nomi
di città senza vocali
Ma anche: i giganteschi ed inguardabili
palazzi comunisti dove l'acqua non è mai arrivata ai piani più
alti, le famigliole ucraine che si ritrovano nei parchetti delle nostre
città la domenica pomeriggio, la badante polacca, le prostitute
da Vukovar, le navi cariche di albanesi, la marijuana albanese, la mafia
albanese del Nord-Est, i bellissimi palazzi mitteleuropei di Sarajevo
squarciati dalle raffiche di mortaio, film porno e violini da Budapest,
il viso imperturbabile dell'ex capo del KGB Putin, le assurde automobili
rumene tutte uguali (si chiamano tutte "Dacia")
Oltre le "cartoline", cosa sappiamo noi dei nostri vicini europei?
A discorrerci insieme sembra che loro, di noi, sappiano molto, ma attraverso
i filtri della nostra economia. Qualche anno fa a Timisoara (Romania)
mi è capitato di chiacchierare con una ragazza che mi diceva (ovviamente
in perfetto italiano): "Che fortunato che sei ad essere italiano
"
"Perché?" - le chiedevo.
"Perché avete Ramazzotti e la Pausini, perché potete
in ogni momento guardare la tv italiana
"
Un'altra volta, in macchina da Trieste verso la Slovenia nel cellulare
mi arriva un sms: "Welcome to Germany" dalla compagnia telefonica
nazionale slovena, di proprietà tedesca.
La risposta a questo punto è un enorme serie di domande. Popoli
talmente diversi e riuniti selvaggiamente sotto un unico comun denominatore,
tradizioni che vanno scomparendo, ferocia e passionalità sfociate
nella storia che tutti conosciamo. Anzi, che nessuno di noi veramente
conosce, se non per luoghi comuni. L'unico dato certo è che siamo
stupiti dall'enorme varietà e originalità delle proposte
artistiche che, dopo anni di chiusura e disinteresse, stanno arrivando
da noi, indice anche della disponibilità tutta italiana (disponibilità,
non propensione a capire) ad accogliere e magari a tradurre queste inesauribili
proposte.
Ci siamo avvicinati a questo mondo attraverso le parole di scrittori ed
artisti che ci sono cresciuti, cercando di sospendere il giudizio per
sentire raccontare le loro storie, la loro personalissima versione. Come
dice Nicole Janigro (curatrice dell'antologia Casablanca Serba, Feltrinelli)
nell'intervista introduttiva, gli scrittori serbi contemporanei "vogliono
fare letteratura, nonostante tutto. Chiedono di poter scrivere al di là
della storia." E parlando di Jasmina Tesanovic (di cui pubblichiamo
alcuni inediti): "Jasmina rivendica il diritto di parlare di una
sua Belgrado, diversa dalla città responsabile di tanti orrori".
Questo è uno dei dati fondamentali della vastissima creatività
di questi paesi, volontà di pronunciare la propria parola irriducibile,
magari nella propria lingua, anche se, come dice l'ungherese Parti Nagy:
"Io, scrittore di una piccola lingua in un'Europa che si unisce,
di illusioni non me ne faccio."
Un rapporto insomma che si complica strada facendo. Solo grazie alla cordialissima
disponibilità che questi stessi artisti hanno avuto nei nostri
confronti abbiamo cercato di guardare oltre le "cartoline":
testimonianze come quelle del fumettista serbo Zograf o della narratrice
Helga Schneider aiutano a far luce ben oltre le categorie interpretative
consolidate: concetti tutti "occidentali" come "identità"
o "interculturalità" non aiutano più ad avvicinarci
a questi grovigli umani, segnati da storie, drammi e passioni assolutamente
non traducibili. Così dall'underground belgradese ci siamo mossi
verso l'Albania e i Balcani di Elvira Dones dove "uno scrittore potrebbe
trovare il materiale necessario per raccontare tutte le storie del mondo."
Per poi sondare la Berlino Est di Grunbein e la Praga di Holub nelle loro
splendide poesie, pubblicate per la prima volta in Italia. Siamo passati
attraverso il racconto per immagini che l'artista ceco Baladrán
ha composto espressamente per daemon e attraverso le parole dello scrittore
"senza patria" per eccellenza dell'ex Jugoslavia: Danilo Ki.
Per finire il nostro viaggio lontano, nella solitaria opera dell'artista
polacco Opalka e nell'ex-Urss, guidati da due visitatori italiani d'eccezione:
l'attrice Roberta Biagiarelli ed uno dei maggiori studiosi e traduttori
di narrativa russa contemporanea, Marco Dinelli.
Un viaggio emozionante, lontanissimo dall'essere esaustivo. Impossibile
dar conto in poche pagine della qualità e della quantità
di materiali, di opere e di testimonianze che abbiamo incontrato scrivendo
questo numero. Abbiamo saltato le consuete rubriche per dar maggior spazio
agli inediti che gentilmente questi stessi artisti dell'Est ci hanno proposto.
La speranza, alla fine del viaggio, è che si buttino via le cartoline
per andare a far esperienza diretta, in territori che ora è anche
più facile raggiungere.
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