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Dal
20 novembre è in libreria daemon 13...
Wunderkammer
Le scienze in soccorso delle arti
La lettera
è stata spedita nel '61. Vi leggiamo: "Forse i tuoi racconti
mi piacciono soprattutto perché presuppongono una civiltà
comune che è sensibilmente diversa da quella di tanta letteratura
italiana". L'autore è Italo Calvino, che proprio mentre sta
progettando le sue Cosmicomiche, continua il lavoro di editor presso
Einaudi. Il destinatario, Primo Levi, sta per pubblicare La Tregua
ma ha in serbo già una raccolta di racconti "fantabiologici"
- come li chiamerà Calvino - che confluirà in Storie
Naturali, del '66.
Se le Cosmicomiche sono state subito oggetto di letture e riletture
incrociate da parte di pubblico e critica, il libro di Levi ha dovuto
subire la perplessità di quella civiltà comune realmente
esistente, come Calvino stesso in qualche modo presagiva. "Sono divertenti
certo, anche interessanti e scritti bene, ma rimangono dei divertimenti":
nessuno avrebbe formulato con chiarezza un giudizio simile, non stava
bene davanti al Santo Testimone per eccellenza della nostra narrativa.
Per un caso tipicamente italiano, quando una cosa non va o non si accetta,
non si dice, non se ne parla, ed il silenzio è più espressivo
di tutte le possibili polemiche. Soprattutto quando qualcuno devia, non
persiste nella strada che gli è già stata riconosciuta.
Sono stati accolti come divertimenti perché il punto di partenza
non era la letteratura, ma la scienza. La civiltà che presupponeva
una comprensione della novità di questi racconti esisteva invece
proprio in Italia, come in qualsiasi paese moderno, osteggiata spesso
anche a livello politico. Era quella di tutti gli intellettuali che non
sono letterati. Leggono approfonditamente Dostoevskij e Conrad, ma anche
Einstein e Lucrezio. Amano Leopardi, proprio perché hanno amato
Galilei. Sono tecnici, scienziati, ricercatori, divulgatori. Di fronte
all'enorme massa di libri che tutt'oggi si stampano sull'evoluzione interiore
e le opinioni piagnucolose del giovin scrittore, la storia dell'avventura
della ricerca scientifica ha il sapore speziato di un romanzo picaresco.
Ma non è solo una questione narrativa o artistica. Proprio gli
stessi artisti visivi, forse più abituati a toccare con mano la
realtà materica, tale distinzione non l'hanno mai fatta. E' evidente
che non si può far storia dell'arte senza storia della tecnica.
La civiltà comune auspicata da Calvino (la cui scrittura si è
distinta fra l'altro anche per il peculiare approccio visivo) è
sempre esistita, ma misconosciuta, occultata, anche ipocritamente negata.
Se non come fenomeno, appunto, di divertissement.
Le proposte di questo numero cercano di ripensare il nostro punto di vista
sulla scienza. L'auspicio è una riconsiderazione su quanto nella
realtà, oggi più che mai, sia fertile un connubio, anzi,
nessuno iato tra le due culture, umanistica e scientifica. Quanto povera
diventi la cultura umanistica senza scienza e quanto umanistica sia già
per sua costituzione quella scientifica. Ma veniamo al numero.
La questione si apre proprio nelle pagine dei giornali di divulgazione
culturale, con un'intervista ad Armando Massarenti, responsabile della
sezione "scienza e filosofia", necessariamente correlate, di
"Domenica" de "Il Sole - 24 ORE". Massarenti nell'intervista
ci introduce non solo alla tematica, ma anche alla visualità del
mondo scientifico nella fotografia di Felice Frankel. Combinatoria, versatilità,
intuizione e metodo: "rendere visibile la scienza" è
anche avvicinarsi alla complessità di artisti come Francesco Gennari,
Carsten Nicolai, Patricia Piccinini.
Ma quanto il sapere scientifico abbia influenzato poesia e narrativa,
e quanto le corrispondenze ritornino come esperimenti verso una ricerca
inesausta ce lo raccontano due protagonisti della scrittura come la narratrice
inglese Antonia S. Byatt e Gian Mario Villalta, mentre la breve antologia
di poeti italiani che si confrontano con la scienza curata da Vincenzo
Della Mea non può che avere come cappello introduttivo proprio
l'esperienza di un'intervista incrociata ad un poeta (e giornalista) ed
uno scienziato: Ennio Cavalli e Marco Fabbrichesi.
Per concentrare il dibattito su due libri fondamentali usciti quest'anno:
La scienza negata. Il caso italiano dello storico della scienza
Enrico Bellone ed il romanzo Il fuoriuscito dell'oncologo Renzo
Tomatis: le conversazioni fatte con questi due autori sono un invito alla
lettura. Un invito a considerare infine quanto sia necessario, anche a
livello politico ed etico e non solo letterario, riformulare i nostri
nessi culturali, in una direzione veramente cosmopolita. La direzione
che Calvino e Levi hanno aperto con i loro scritti: oggi probabilmente
non sarebbero in cattiva compagnia.
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