.: Il cattivo nella letteratura :.

Con questo numero Daemon ha deciso di moltiplicare l'entropia generale. Creare un esatto cortocircuito dove letteratura ed arte incontrano una parola ora in via destinzione: passione. Nessuna posizione definitiva ma testimonianze di vivacità ed intelligente curiosità, seguendo le strade della letteratura oggi e con un occhio di riguardo per chi queste strade le attraversa. Noi vorremmo farci osservatori da una posizione un po' diversa, diciamo che siamo dalla parte di chi la letteratura la legge, non la giudica, o magari di chi la vorrebbe vivere. Per questo si parla di passione, per questo abbiamo allargato lo spazio dedicato agli inediti, spazio che sarete voi a costruire non solo con nuove opere ma anche con idee, polemiche ed interventi. Per questo abbiamo aumentato le recensioni, attenti anche alla letteratura in internet. Per questo abbiamo infine tentato una tematica suggestiva ed irta di contraddizioni come "la figura del cattivo nella letteratura". Il cattivo, si sa, è l'occhio diverso, la mano sinistra, la voce stonata del coro. Ma è molto di più: con una serie di tappe non esaustive ce lo siamo chiesto. Ed ecco a voi Daemon oggi: una pluralità di risposte parziali ad una domanda imparziale.
La prima risposta arriva da Guido Guglielmi, un'intellettuale la cui presenza militante non è mai venuta meno dal Manuale di poesia sperimentale (con E. Pagliarani) del 1966. Inquadrato il problema abbiamo scelto alcune stazioni problematiche: i cattivi di Dostoevskij, l'ideologia di Céline, la difficoltà di una posizione controtendenza nel romanzo del premio nobel Kenzaburô Ôe. Per concludere su tempi più recenti con il cinema di 8 mm: film amorale in cui il "cattivo" è stemperato, sfuggente, magmatico. È un film capace però di regalarci una morale finale per bocca di un suo portavoce, forse.
In conclusione ci preme puntare l'attenzione su un intellettuale le cui mosse, idee e smorfie hanno fatto parlare e sparlare un po' tutti, esempio di quella figura di "cattivo" come capro espiatorio o compianto fratello postumo come spesso avviene nel Belpaese. Lui, P. P. Pasolini ed una sua poesia, Il Pci ai giovani!! fatta pubblicare in pieno '68. Questa la vicenda: il testo criticava aspramente la rivolta giovanile giudicandola in ritardo ed inattuale rispetto ai tempi, ed auspicava un attacco alla sede del partito invece delle botte ai poliziotti, figli di immigrati e "vero proletariato", dalla cui parte si schierava.
Non solo: oltre al partito, la polemica attaccava duramente la stampa, e tutte quelle ideologie intellettuali che cercavano di manovrare spesso con evidenti fini demagogici il movimento. Pasolini vedeva la rivoluzione come interna alla stessa borghesia, come l'ennesima scossa di assestamento dentro un continente che si stava stabilizzando, definitivamente. Inutile dire che incendio provocò. Fu tacciato di reazionarismo e superficialità, fu attaccato da tutte le parti finché la polemica, come spesso succede, si trasformò in trito e superficiale chiacchiericcio e bettibecco. Per dire l'assurdità delle chiacchiere conseguenti, dalla Francia lo scrittore Butor, per il resto non indegno lo attaccò anche per lo stile dei versi, quando il punto cruciale non era assolutamente questo. Pasolini diceva solamente che i giovani rivoltosi di allora sarebbero diventati gli alfieri del sistema domani. Giudicate un po' voi. Noi non vogliamo entrare in questioni che forse oggi hanno messo un po' di muffa e per l'orizzonte odierno potrebbero essere diventate inattuali. Al di là degli schieramenti, resta la consapevolezza di allora di essere il "cattivo" di turno e proprio per questo decidere di non tacere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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