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Risiko o monopoli? Leggere il nostro
piccolo mondo :.
Aleph: postazione
di comando, posto di blocco, dogana, frontiera, valico, abisso, oceano.
Il punto di convergenza dei possibili da dove il mondo può interamente
essere ascoltato oltre che vissuto. Metafora di partenza, frammento di
quell'intera riscrittura del mondo, della sua geografia, della sua storia
che è stata una delle più alte e pericolose ambizioni, una
delle più arbitrarie ossessioni del secolo scorso. Riscrivere il
mondo.
Da qui alla parzialità ossessiva il tragitto è breve. Da
qui all'astrazione progressiva lo è forse di più.
Il problema della riscrittura del mondo è prima di tutto un problema
di decifrabilità, di comunione, di traduzione. Il Novecento è
già in qualche modo l'ossessione nella nostra memoria collettiva.
Ma anche l'epoca d'oro di questa riscrittura, di questa ambizione. Ossessione
e nostalgia in questi anni sono fuse indissolubilmente. In definitiva
è l'epoca in cui hanno avuto inizio due giochi assolutamente non
conclusi, che abbiamo chiamato, con circospezione, risiko o monopoli.
Ma per essere attuali perché partire dallo scorso secolo? Perché
la memoria è persa e rinnovata nello stesso tempo attraverso le
conseguenze di ciò che è rimasto insoluto sotto i nostri
piedi, dietro i nostri libri, nelle mille bollicine delle nostre bibite
(You can't beat the feeling!). Progressivamente questa riscrittura tutta
novecentesca del mondo (e anche la letteratura voleva far entrare tutto
il mondo in un unico libro se Henry Miller s'immaginava a girare per Parigi
incinto di un romanzo che avrebbe dovuto contenere nel suo interno tutto
il mondo, e girava Parigi per allattarlo meglio, e girava Parigi per rifornirsi
di adeguato cibo per quando sarebbe venuto alla luce e noi oggi possiamo
leggere girava Parigi sicuro che il mondo potesse entrare tutto nell'uomo),
questa riscrittura si è sublimata attraverso le vie che tutti conosciamo
e non è che la teoria a riguardo manchi.
Come interpretare allora il nostro piccolo mondo? Forse è meglio
virare verso il basso: partire da noi. La geografia sociale ha cambiando
in termini radicali la nostra maniera di percepire luoghi ed identità,
scavalcando vecchie identificazioni una volta intoccabili per ricreare
punti di accentramento dove ragioni storiche non valgono più, ragioni
culturali forse.
Lo ripeto, la teoria a riguardo non manca, questi sono dibattiti che senza
dubbio sono ben più vecchi di noi e sulla cui scia non potremmo
che produrre demagogia. Se gli eventi recenti hanno confermato nel peggiore
dei modi possibili le nostre impressioni di partenza, tutti i discorsi,
le interpretazioni e le gaffe successive hanno tristemente confermato
il rischio-demagogia. Vediamo se è possibile superarlo: il sottotitolo
a mio avviso parla ben chiaro. E cerca di essere un rovesciamento attento
di questa nuova poco elegante demagogia di riscrittura.
Aldilà della supposta multiculturalità della nostra società,
i problemi, cambiati i parametri di lettura della geografia sociale, sono
molto spesso simili a prima e la nostra sensibilità può
forse ora capire quanto il nostro mondo sia piccolo e quanto la recente
letteratura abbia cercato di leggerlo e soprattutto di raccontarlo. Raccontare
il piccolo mondo non significa minimalismo, vuol dire rintracciare le
soglie di significato che, ignorate, comunicano anche identità.
O mistificazione di identità. O soppressione di identità:
scegliete voi che guerra affrontare.
Proviamo dunque a leggerlo questo mondo attraverso autori che hanno fatto
di tale specifica lettura la loro personalissima fede: da Pynchon a Jelloun,
da Kureishi alla novissima arte contemporanea. Rovesciando il parametro,
leggere anziché riscrivere può voler dire un tentativo di
comprendere i meridiani e i paralleli, le distanze e le comunanze, i risiko
e/o i monopoli.
Aggiungendo due sode interviste a due scrittori che finalmente hanno detto
qualcosa leggendo tra i nostri anfratti italiani: Erri DeLuca ed Emilio
Clementi. Mentre ringraziamo i lettori di tutti gli inediti arrivati.
Un ultimo nodo da sciogliere, dicevamo prima: ragioni culturali forse.
L'idea del numero è anche capire quanto la cultura e la letteratura
intervengano in questi cambiamenti e dove e in che modo. Sicuramente ci
siamo lasciati alle spalle già con gli scritti dello scorso numero
nozioni vetuste come "impegno" e "intellettuale":
è possibile trovare oggi altre parole per quello che ci sta succedendo?
Sono già state trovate altre parole? Raccontiamolo tra Risiko e
Monopoli.
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