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LETTERA DI PRESENTAZIONE. Un racconto di
Daniele De Serto :.
Riceviamo e pubblichiamo l'ironica short-story di Daniele De Serto. Nato nel 1974, ha pubblicato racconti su varie riviste letterarie.
Desidero anticiparvi tramite la presente lettera che il romanzo (da me scritto) che vi sto inviando non è altro che un cumulo di banalità e robaccia patetica. Molto presuntoso anche. Voglio mettervi in guardia perché fa veramente schifo. Farebbe vomitare i cani se solo questi sapessero leggere. Devo provare a recitarlo ad alta voce in presenza di un cane e vedere se vomita lo stesso; magari più tardi faccio un salto al parco. Dicevo comunque che non riesco a capacitarmi di come io abbia potuto mettere in fila una serie di così inutili sbrodolate. E ammetto che la cosa mi fa saltare i nervi. Il solo maneggiarlo mi istiga una violenza senza precedenti. Ora che l’ho rilegato, lo guardo e mi viene voglia di sbatterlo in faccia a Nanda a ripetizione per poi bruciarlo. Nanda è, per vostra informazione, la mia vicina di casa sessantenne, inopportuna e pettegola. Se ne sta sempre ad armeggiare con quello stendino nel cortile in attesa che qualcuno passi e si sorbisca i suoi infiniti sproloqui. Di solito cerco di evitarla il più possibile ma se stasera osa fermarmi giuro che l’ammazzo a stendinate in testa così il romanzo ve lo spedisco invece di bruciarlo e voi capirete il senso di questa lettera e mi direte se non avevo ragioni da vendere a proposito della sua bruttezza. E poi è giusto che venga deriso proprio come merita. E no eh! Non può mica sottrarsi ad una spietata e precisa analisi critica. Con quella trama disordinata e infarcito com’è di frasi ad effetto ed esagerazioni di stile.
Ero uno scrittore decisamente migliore quando non scrivevo nulla. Avevo migliaia di romanzi in testa ed evitavo accuratamente di scriverli. Quella si che era vera letteratura d’avanguardia: non scrivere assolutamente niente. Soprattutto se si tratta di capolavori assicurati. Era dura trattenersi ma questo faceva di me il vero scrittore antiscritttori. Non so se capite quello che intendo. E’ facile realizzare un capolavoro quando sia ha un idea geniale. Non realizzarlo è la vera sfida letteraria, dissimulare ed occultare tutto intimamente come culmine dell’espressione artistica. Che anni quelli! Una vena creativa dorata e inesauribile. Come ho fatto a piegarmi al così modesto desiderio di essere letto anch’io? Avrei potuto continuare in eterno a tenere gli editori sulle spine. Ma ormai è fatta. E non posso sottrarmi all’onta di un giudizio negativo. Non siate troppo crudeli però, posso essere estremamente sensibile a volte. Anzi credo opportuno informarvi che ad un eventuale critica non pertinente potrei reagire in maniera scomposta. Non dimenticate che ho trascorso periodi di grande estro. Questo potrà essere un passo falso sono d’accordo con voi (giudizio in ogni caso opinabile per natura) ma credo di avere ancora un bel po’ di credito nell’ambiente quindi andiamoci piano con sentenze o, peggio ancora, bocciature avventate eh. La trama dicevamo? Beh non è che mi si sono scompigliate le pagine incidentalmente, l’ho concepita così e a dei lettori smaliziati come voi pensavo bastasse un piccolo sforzo per comprenderne a pieno l’intreccio. Altrimenti tutte le metafore, i traslati e le forze simboliche che si agitano dietro le quinte di questa storia vanno a farsi fottere. E voi finireste per soffermarvi solo sull’ironia intrinseca e sugli squisiti accenti poetici dell’opera. Il suo sviluppo contraddittorio è un peccato spontaneo che difendo. Che mi distingue da questa generazione di scrittori esuberanti di far trapelare subito la loro verità, coraggiosi solo sulla carta. Non pensavo di dovervi spiegare anche questo. E che cazzo.

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