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Simona Vinci: Brother e sister Einaudi, 2004, euro 8,50
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di
Rosella Postorino
Cera
una volta la notte, lultima notte insieme, cera una casa persa nel
bosco e cerano tre fratelli dentro la casa, in attesa del mattino che separerà
le loro vite. Cerano una volta tre bambini rimasti orfani: Mat dagli occhi
scuri e la pelle abbronzata, Cate coi seni che si alzano e si abbassano percettibilmente
dentro la camicetta, mentre respira seduta sul divano e racconta una storia, e
il piccolo Billo, che si addormenta sulle ginocchia della sorella mentre lei gli
accarezza i capelli appiccicosi. Cera una volta, ma molto prima, prima di
questa notte di luna piena, un padre che è scomparso, e cera una
madre che da quel momento in poi non è più riuscita ad essere felice,
finché alla fine non è scomparsa anche lei. Stasera, così,
dentro la casa protetta dal buio e dal bosco sono rimasti solo due ragazzi e un
bimbo, lontani dal mondo degli adulti, a scambiarsi parole silenziose, a porsi
domande difficili, a condividere segreti terribili. Cera una volta la complicità
dei fratelli senza genitori, cerano i bambini abbandonati dagli adulti,
cera Mat che respirava lodore di limone di Cate, cerano un bambino
che piange e due fratelli che litigano, cera lattesa di un assistente
sociale, la veglia notturna che precede il giorno in cui ognuno sarà portato
in un Istituto diverso. E dentro il buio del bosco cera una volta una passeggiata,
cerano parole incerte, dubbi, cera la coscienza della perdita e cerano
i ricordi. E lungo tutta la notte cera una fiaba, raccontata a diverse riprese
dalla voce di Cate. E dopo cera la fine della fiaba, e dopo ancora, quando
il cielo diventa di nuovo azzurro, fino a svelare i colori della campagna e a
liberare i suoni delle automobili sulla tangenziale, cè la fine di
questa storia. La storia di Brother e sister, un romanzo breve, delicato, che
in punta di piedi sa intrufolarsi nel mondo dei bambini, catturare il loro linguaggio
e appropriarsi delle loro paure, restituendo al lettore latmosfera di una
notte cruciale, di un lutto impacciato, incapace: unatmosfera impregnata
di angoscia e, a tratti, di comicità. In ogni caso, dolcissima. Nel mondo
dei bambini, così come accade nel primo romanzo di Simona Vinci, Dei bambini
non si sa niente (Einaudi Stilelibero, 1997), gli adulti non appaiono. E così
come in alcuni romanzi di Marguerite Duras, i bambini sono in qualche modo vittime
degli adulti, sono figli di genitori irresponsabili, più bisognosi di protezione
che capaci di darne. Questa favola scarna dura lo spazio di una notte, la
notte prima che gli adulti di nuovo tornino a decidere della vita dei bambini,
ma insinua il dubbio che precedentemente i due fratelli abbiano a loro volta deciso,
e messo fine a una situazione divenuta intollerabile - così come fanno
le bambine di In viaggio con le scarpette rosse (lultimo racconto della
raccolta In tutti i sensi come lamore, della stessa autrice, Einaudi Stilelibero
1999). Non-adulti che decidono cosa fare degli adulti, quindi, come i fratelli
del Giardino di Cemento di Ian McEwan (Einaudi, 1980). Ma se Jack e Julie nascondono
la morte dei propri genitori per evitare di perdere tutto, la loro casa e quel
che è rimasto della loro famiglia, Cate e Mat si rassegnano invece al proprio
destino, ma giurano, in un gioco buffo che è come una preghiera, di vivere
per sempre insieme felici e contenti, come fratello e sorella. Come il fratellino
e la sorellina della fiaba dei Fratelli Grimm, che quella notte Mat e Billo vogliono
insistentemente ascoltare. Nato da un radiodramma realizzato per RadioTre,
Brother e sister non è forse il libro più bello né il più
originale di Simona Vinci, ma ha la capacità autentica di guardare
come i bambini, ha lo sguardo limpido di chi non è ancora diventato adulto.
È questo sguardo incontaminato la sua forza, quello che lo rende «amorale,
come sanno esserlo solo i piccoli».
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