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.: Pierre Bayard , Come parlare di un libro senza averlo mai letto, Excelsior1881, 2007 :.

di Carin Carniani
Quando qualche mese fa mi è caduto l’occhio su Come parlare di un libro senza averlo mai letto mi sono detta: ho trovato la soluzione ai miei problemi, e poi: era l’ora! e infine anche: fiuh! Come si fa, in una vita, a leggere anche solo la metà dei libri che si avrebbe intenzione di leggere? E come fare ad ammettere di non aver letto Moby Dick? Come non hai mai letto Hemingway? Dai, stai scherzando! E Borges? Neanche Borges? Ma come! E Selma Lagerlˆf? Selma Lagerlˆf è incredibile, dovresti proprio. Per non parlare di quei libri che ci dicono andrebbero riletti.
La quotidianità di noi lettori non è assolutamente scontata, costellata da imperativi e divieti. Avete presente il senso di colpa che si può provare ad abbandonare Delitto e castigo ad appena pagina centosettantaquattro? Per fortuna a questi episodi vergognosi si alternano momenti in cui i fattori tempo, concentrazione e voglia sono combinati in maniera talmente favorevole che finalmente ti decidi a iniziare la Reserche. Predisponi tutto, la luce giusta, il cellulare vicino, il bicchiere d’acqua, la posizione ottimale sulla poltrona preferita, e ti senti tanto brava. Anche la coscienza sembra ripetere: sei proprio una brava lettrice.
Poi un bel giorno entri in libreria e ti ritrovi in mano un libro come questo, che da una parte può sembrare un invito alla non-lettura e dall’altra, con semplicità, non solo ti libera dai sensi di colpa, ma ti fa amare la lettura ancora di più. In duecento pagine infrange un grande tabù e inizia alle possibilità della non-lettura.
Bayard, che oltre ad essere professore di letteratura francese è anche psicoanalista (e si sente), procede in maniera sistematica: prima distingue tra i diversi modi di non leggere, poi passa ad affrontare alcune situazioni sociali in cui un non-lettore si può trovare, per infine analizzare i diversi comportamenti da adottare in tali circostanze. Fa questo partendo da diversi testi letterari in cui si tratta di libri che non si sono letti: da Valèry a Graham Greene, da Balzac a Eco fino al celebre film di Harold Ramis con Bill Murray, Ricomincio da capo.
Aver letto un libro o non averlo letto. Per Bayard non si possono considerare solo questi due casi: c’è una zona grigia, nel mezzo, interessante forse quasi quanto gli estremi, che comprende i libri che non si conoscono proprio, i libri che si sono sfogliati, quelli di cui si è sentito parlare e quelli che si sono dimenticati. Dei libri che cita, egli indica addirittura, con alcune abbreviazioni, il suo personale livello di non-lettura: LSC per i libri a lui sconosciuti, LS per il libri sfogliati, LSP per quelli di cui ha sentito parlare, LD per i libri dimenticati. A quanto pare Bayard non ha letto i libri di cui parla, ma in molti casi la sua analisi è così dettagliata che le alternative non possono che essere due: sta realmente parlando di libri che non ha letto con grande capacità inventiva (il che rafforzerebbe la sua tesi, ma di conseguenza gli esempi che porta non sarebbero del tutto genuini), oppure sta mentendo (i libri li ha letti, e bene, ma allora la trovata delle abbreviazioni è controproducente). Il dubbio resta, bisognerebbe chiedere al diretto interessato di quale male preferisce farsi carico.
La non-lettura qui è piuttosto un tipo di lettura imperfetta, ma non per questo illegittima. D’altra parte, seguendo Bayard, conoscere di un libro la sua collocazione rispetto agli altri nella cosiddetta biblioteca universale significa spesso conoscerlo meglio che non avendolo letto. E' una visione strutturalista in cui non solo è importante la posizione di un certo libro rispetto agli altri libri, ma anche la sua posizione nel discorso, in continua mutazione ed evoluzione, che intorno ai testi letterari viene fatto. In questo senso i libri non sono opere intangibili: sono inseriti in un flusso creativo a cui lettori e non-lettori partecipano in egual misura, contribuendo con la propria soggettività. A momenti Bayard sembra voler stilare un manifesto o perlomeno – e questo lo dice chiaramente – inalzare la non-lettura a disciplina di studio. Ora, passato il mio entusiasmo iniziale, posso dire: questo è un libro che ci voleva, ti fa tirare un sospiro di sollievo, è interessante, divertente, ma la strada verso una sorta di liberalizzazione della non-lettura alla maniera di Bayard mi pare ancora lunga e non so quanto sia praticabile.
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