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.: Miranda July, Tu più di chiunque altro ,Feltrinelli 2007 :.

di Carin Carniani
Sedici storie intime e coinvolgenti direttamente dal mondo di Miranda July, artista, performer e regista e ora anche scrittrice. I suoi racconti sono allo stesso tempo dolci e spudorati, straordinari e quotidiani, assurdi ma sorprendentemente possibili. O addirittura grotteschi come “Sua Maestà” , nel quale una donna di mezza età è ossessionata da pensieri erotici sul principe William, o in “Mon Plaisir” dove seguiamo le strampalate abitudini sessuali di una coppia di buddisti. E che dire allora della donna che dà lezioni di nuoto nel suo salotto? “Quando loro arrivavano, io avevo pronte tre bacinelle di acqua tiepida allineate sul pavimento, e di fronte a queste, una quarta bacinella per l’istruttore”.
È una logica della mancanza quella che governa la vita dei personaggi di Miranda July. Tendono verso un compimento, che poi in fondo è quello che tutti ricerchiamo. La richiesta è semplice: essere riconosciuti, accettati e amati. Essere parte di qualcosa. Le loro sono storie tristi, di solitudine e disamore, ma nessuno dei personaggi è completamente passivo e piccoli trionfi si trovano appena dietro l’angolo. Certo, spesso possono sembrare conquiste da poco ma, come nella realtà, vincere è qui qualcosa di molto sottile e personale:“Vi è mai capitato di voler disperatamente qualcosa e poi ottenerla? Allora saprete che vincere è molte cose, ma non è mai la cosa che vi aspettavate”. In questo senso, e nonostante la loro malinconia, i racconti sono pieni di speranza e ottimismo. È una linea delicata quella che separa tristezza e felicità, fallimento e vittoria, appartenenza e solitudine. A volte basta un gesto, una parola o un nuovo paio di espadrillas gialle con i lacci per capovolgere in un momento lo scenario più sconfortante. Il titolo originale, No One Belongs Here More Than You, rispetto alla traduzione italiana ci suggerisce qualcosa d’importante riguardo al contenuto dei racconti, il bisogno di appartenenza che accomuna un po’ tutti i loro protagonisti. Appartenenza che si esprime nella condivisione di qualcosa, sia questa una veranda, la figlia dell’ex amante o il momento in cui al termine del corso di cucito tutte insieme le partecipanti indossano la vestaglia che hanno creato in una sorta di intimità domestica: “Sembravamo un gruppo di donne che si conoscono bene. Donne che la mattina si svegliano insieme, si stiracchiano, e poi si mettono la vestaglia.” Questo poi non è altro che il bisogno di ritagliarsi un ruolo e magari essere in grado di eseguirlo bene. La protagonista di “Qualcosa che non ha bisogno di niente” , per esempio, lasciata dalla sua ragazza si decide a diventare spogliarellista: “Odiavo il mio lavoro, ma mi piaceva saperlo fare. […] Era come scoprirsi improvvisamente bravi nello sport. Il football non mi interessava, ma era strabiliante essere nella National Football League!”
Qualcuno potrebbe dire: ma è sempre la stessa storia, è sempre la stessa voce narrativa. Una persona sola, strampalata e naïve che arranca per essere accettata. Esatto, è la voce di Miranda July. E il risultato, quando chiudi il libro, è che vorresti fare la sua conoscenza. Forse questo accade proprio e semplicemente perché non puoi che riconoscerla in ogni cosa che fa, come con le persone che ti sono più vicine. Se non avete amato il lungometraggio You and Me and Everyone We Know potete evitare di leggere questo libro: la poesia di Miranda July è in ognuno dei sedici racconti. Se avete tempo però date un’occhiata al sito http://noonebelongsheremorethanyou.com/. A parte essere tutto ciò che convenzionalmente un ‘buon’ sito non dovrebbe essere, non dare praticamente nessuna informazione riguardo al libro ed essere quasi invisibile ai motori di ricerca (sono immagini, vedere per capire), è un’introduzione perfetta e allo stesso tempo un racconto a se che vale la pena leggere.
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