.: Con una certa frequenza , Yema Editore :.
di Marco Lanza


Le radio libere, trent'anni che si sentono.

La radiofonia è nata a Bologna, affermazione due volte vera. E' la città dove è nato Guglielmo Marconi e dove ha mosso i primi passi la radiofonia indipendente. Chi è in visita in questa città per esempio non deve perdere il museo "Mille voci e mille suoni" con cimeli dei primi esperimenti che hanno scosso l'etere locale. A settembre scorso, sempre da Bologna, è partita anche la mostra itinerante "30 anni di radio FM", oggi di passaggio a Livorno.
Non è casuale quindi partire dall'Emilia per raccontare la storia della radiofonia moderna italiana, oggi che un filo rosso viene riannodato dagli storici e dai comunicatori di professione, rendendo merito ad una storia lunga oltre tre decenni. Le pubblicazioni che riguardano la radio sono poche se comparate a quelle che trattano di televisione, ma una lacuna la colma il volume "Con una certa frequenza", edito da Yema, ricco di racconti e ricordi degli anni in cui l'etere è diventato libero. Inizialmente uscito in allegato al quotidiano locale Il Domani, di non facile reperibilità, ha un valore storico evidenziato dal patrocinio dato dall'Assessorato alla Cultura della Provincia.
Individuando Bologna come la città dove tutto nacque, il libro ripercorre la storia della radiofonia italiana -attraverso l'enfasi delle interviste agli stessi protagonisti- in una fase cruciale: l'apertura al pluralismo delle fonti d'informazione e la creazione di nuove forme di comunicazione. Da un lato il monopolio Rai in modulazione di ampiezza, dall'altro i territori praticamente inesplorati e non accessibili della banda FM. La prima esperienza significativa è quella del 1974 chiamata 'Radio Bologna per l'accesso pubblico' promossa da Roberto Faenza, oggi regista internazionale. Un esperimento di pochi giorni per dire: "Si può fare!". E di lì a poco, nella stessa area, videro la luce nomi storici come Punto Radio, Radio Città, Radio Alice, per citare le principali. Quest'ultima in particolare fu una fucina di creatività e per questo rappresentò il simbolo della radiofonia indipendente, in quei locali si interrompeva il rapporto tra fonte e ricezione del messaggio; tutto era permesso, ognuno poteva entrare in radio e dire le sue idee, anche sporadicamente, abbandonando il concetto di palinsesto. Un podcast di gruppo, lo si potrebbe chiamare oggi.
Allora stava avvenendo il superamento di una barriera comunicativa che non trovava mezzi né ascolto nella comunicazione ufficiale del monopolio Rai. Come avviene oggi, in altre forme, grazie alla rete Internet.
Quando arrivò la norma, la famosa sentenza della Corte di Cassazione n°202 del 1976, il fenomeno era ormai definitivamente emerso. Da quel momento in poi diventa difficile fare un elenco delle radio che nascono e chiudono, basti pensare che si tratta di un fenomeno che nel 1975 era rappresentato da 150 emittenti e nel 1977 da ben oltre 2800.
Quello che oggi è ovvio, allora era un futuro tutto da scrivere. La prima fase delle radio libere non è facile, ingenuità organizzativa e scontri frontali con il potere politico ne determinano chiusure forzate o disastri economici (benchè una radio abbia dei costi contenuti, quando poco strutturata).
Ma è anche un susseguirsi di emozioni e di aneddoti roccamboleschi, come i buchi di programmazione di otto ore riempiti da una sola canzone in loop perpetuo, l'utilizzo un trasmettitore militare da carroarmato come fonte del segnale o ancora la copertura delle spese di gestione attraverso gli introiti della balera adiacente.

<<Una radio locale oggi forse ha un ruolo e uno spazio ancora più importante di quanto non lo avesse trent'anni fa>> dichiara Enrico Franceschini, allora redattore di Radio Città e oggi corrispondente estero per il gruppo editoriale L'Espresso.
Sembra difficile condividere questa affermazione oggi, con buona parte della popolazione mondiale informata attraverso Internet e non tramite l'ascolto di emittenti radiofoniche locali. Cosa preferirebbe, semplificando, chi dovesse scegliere tra una radio e un computer connesso in rete? La risposta sembra scontata per quanto non banale. Infatti le radio locali hanno ancora oggi un ruolo importante grazie alla prossimità con l'audience, rendendo il feedback veloce e intenso, aumentando il riconoscimento reciproco tra i componenti delle comunità, amplificandone la voce attraverso i cosiddetti “Microfoni aperti”. E l'apparecchio radio rimane semplice nella suo utilizzo.

Una storia, quella delle radio, iniziata in Italia poco più di trent'anni fa e che nel tempo è mutata, grazie alla crescita professionale dei suoi addetti e alla creazione di grandi network o syndication. Ma le emittenti locali sopravvivono, e così come sono nate trovando nella tecnologia un limite -la lunghezza d'onda e il suo raggio d'azione- hanno reso questa caratteristica una loro specificità e funzione.
Un percorso, quello evocato da questo breve documento, che permette di storicizzare l'attuale radiofonia, capire quanto possono essere innovative le web-radio e giudicare la potenzialità della tecnologia nel creare nuovi canali comunicativi.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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