.: Olivier Adam, Passare l'inverno, Minimum Fax, euro 9,50 :.

di Marina Calvaresi

Nove racconti invernali, stralci di ordinarietà narrata ripercorrendo serate che, nonostante l'apparente banalità, si rivelano epifanie quasi catartiche per coloro che le vivono.
Adam, facendosi carico di una prospettiva interna prettamente soggettiva, cala il lettore in contesti non annunciati, le cui dinamiche non sono palesate bensì accennate fugacemente, sottese in frasi lapidarie e passeggere, che tuttavia con pregnanza descrivono gli sviluppi correnti; ricorrenza puntuale è la nozione di mancanza, nelle vesti di lutto, collasso relazionale, disoccupazione, vita familiare desublimata, giornate sgombre di cose e persone.
Il disfacimento familiare e l'imposizione di un congedo sabbatico dal lavoro; lo sfinimento e il lutto per il suicidio del compagno e la morte della figlia; di nuovo un lutto, ora empaticamente condiviso; l'annegamento in sterilità e rassegnazione, come pure un inatteso impeto di fuga; l'evasione invece effettiva da una vita stagnante dove "la fine l'abbiamo oltrepassata da un pezzo"; la coscienza della trascuratezza della propria condotta familiare, immolata in virtù di un lavoro quasi mortificante; il rientro dopo anni di carcere nel microcosmo d'origine, ora dunque estraneo; il terrore nell'attesa di una morte, tanto penosa quanto prevista, che lascia chiedersi "se si chiama paura anche quando sappiamo che succederà".
Valido l'impiego dello spaccato di vita, immersione apparentemente casuale in tempi e luoghi decontesualizzati, inediti, privi di anticipazioni delucidanti; il rimando, seppur banale, a Carver o Cheever è tuttavia efficace nel ritrarre l'abilità di Adam nel lasciare che il lettore assista ad episodi già avviati, prossimi alla fine o senza apparente incipit o epilogo, snocciolando racconti spaesanti e quasi incompiuti.
L'autore dà vita ad una rappresentazione sciatta e disarmante di esistenze comuni ma drammatiche, ritraendo un panorama di vite tutte osmoticamente congiunte da un tema principe: la pazzia irrazionale potenzialmente insita nel pensiero umano, il fulmineo sorgere e solo talvolta appassire di idee sconsiderate eppure paradossalmente verosimili, quell'ardito, disperato prendere e andare che compete solo i folli. O gli audaci.

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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