.: César Aira, Il Mago, Feltrinelli 2006, euro 9,00 :.




di Valeria De Mattei

Le sensazioni che trasmette la lettura di questo originalissimo romanzo breve di César Aira sono svariate e indefinibili. E sono perfettamente intonate con la caratterizzazione del protagonista, perso in un apparentemente irreversibile limbo di indefinibilità.
La paralisi è quel che di più concreto si riesce ad individuare nella bruma sospesa che protrae per tutta la lettura un galleggiamento privo di meta. Una paralisi che rappresenta in modo estremamente ironico, mirato e calzante, da un lato la condizione che, bene o male, accomuna la nascita di tutte le creazioni artistiche, dall'altro l'intera condizione esistenziale di tutto il Novecento e in particolare di quest'ultima nostra epoca postmoderna.
Al moltiplicarsi infinito delle possibilità, fa da contrappunto una costante riduzione dell'azione, che non osa più indirizzarsi verso nessun obiettivo, confusa e, appunto, paralizzata dal riprodursi a perdita d'occhio di implicazioni e conseguenze.
La natura illimitata delle possibilità è simboleggiata in modo geniale dalla condizione di Hans Chans, che apparentemente è un mago di professione, come tanti, ma in realtà è veramente un Mago, con veri poteri magici che gli permettono (o permetterebbero) di fare e ottenere qualsiasi cosa voglia.
E proprio la certezza di poter avere e fare tutto lo rende incapace di volere qualcosa.
Di fronte ad ogni idea, ad ogni desiderio si schiera un'immensa distesa di possibili conseguenze che fanno sì che l'unica scelta possibile risulti la non-azione.
Da un punto di vista prettamente artistico è rappresentata quella condizione in cui si ha l'intima consapevolezza di infinite potenzialità che potrebbero realizzarsi se solo arrivasse il "momento giusto", che ovviamente, per definizione, non arriva mai. Hans Chans sa che potrebbe farsi riconoscere come miglior Mago del mondo se solo trovasse "l'idea giusta". Può realizzare qualsiasi cosa con la magia, e qualsiasi "trucco"…dovrebbe solo decidere cosa per sancire definitivamente la sua grandezza.
L'idea giusta logicamente sembra non arrivare mai, tant'è che da anni Hans conduce una vita di assoluta mediocrità.
Quasi tutto il libro è inoltre magistralmente giocato su uno sfasamento di piani: reale e mentale. Si fondono e si modificano reciprocamente, opprimendo il protagonista con la sensazione della mancanza di punti di riferimento; una sensazione che si trasmette al lettore con tutta la soffocante angoscia del non sapere dove ci si trova o cosa si deve fare.
Neanche il finale - inaspettato - risolve definitivamente questo sfasamento, come non risolve neppure il problema della paralisi, quasi a voler significare che, nonostante un minimo di mobilità ci sia ancora consentito, la nostra è comunque una condizione che consente al massimo delle scappatoie ma non un'effettiva via d'uscita.



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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