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.: Günther Anders, Kafka. Pro e contro,
Quodlibet, euro 14,50 :.
di Alberto
Cellotto
Che Gregor
Samsa si svegli una mattina e si ritrovi trasformato in uno scarafaggio
non è poi sbalorditivo. Sbalorditivo è che questo fatto
venga accettato come qualcosa di normale dal protagonista. Chi, durante
la lettura de La metamorfosi, non ha fatto questo pensiero?
Nel 1934 il filosofo tedesco Günther Anders (1902-1992) è
esule a Parigi. Invitato dall'Institut d'Études Germaniques della
capitale francese, decide di tenere una conferenza sull'opera dello scrittore
boemo, fameux inconnu, sconosciuto ai più tra i suoi ascoltatori
(non a Hannah Arendt e Walter Benjamin), ma già un "mito"
in ambito letterario. La conferenza mette letteralmente in guardia contro
tutte le mode kafkiane e di critica kafkiana di cui sarà costellato
il Novecento. La precoce analisi, condotta con grande finezza e acume,
di quella meteora costituita dalla prosa kafkiana, è il fondamento
di questo scritto politico, nell'accezione più profonda del termine
ed esempio, tra gli altri, di quel filosofare en plein air che
ha contraddistinto buona parte della produzione di Anders. Obiettivi primari
non sono tanto Kafka e la sua prosa, bensì tutte le letture estetizzanti
che da questa sarebbero scaturite e che, con vista lunga, Anders previde.
Basso continuo del suo ragionamento è l'inaccettabile e non legittimabile
inversione tra colpa e pena, in qualsiasi contesto (sociale, politico,
religioso) questa si trovi ad abbarbicare.
Che si condivida o meno quanto Anders ha pensato, questo rimane uno dei
testi capitali, nonché più precoci, dell'ermeneutica kafkiana.
Il volume, curato da Barnaba Maj, autore anche di un'incisiva postfazione,
era già uscito in italiano. Quest'edizione, nel riportare in libreria
un testo ormai introvabile, s'arricchisce della polemica, successiva alla
prima pubblicazione del 1951, tra Günther Anders e Max Brod, figura
ambigua e responsabile della trasmissione ai posteri di buona parte dell'opera
di Kafka.
Alberto Cellotto
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