.: Luigi Bernardi,
Tutta quell'acqua, Dario Flaccovio, 2004, euro 13 :.




di Franco Baldasso

Tutta quell'acqua è il nuovo romanzo dello scrittore bolognese Luigi Bernardi. Da lui è lecito aspettarsi di tutto: editore di fumetti ed ideatore di riviste che hanno fatto epoca, talent scout (Lucarelli l'ha scoperto lui…) e narratore di noir, giornalista e attento osservatore di criminologia… e proprio mentre sta per uscire il giallo Musica Finita, capitolo conclusivo della trilogia Atlante freddo (Zona Edizioni) cambia strada e scrive un thriller ambiguo, indefinibile come Tutta quell'acqua.
E' la storia di due diverse solitudini che s'incrociano, entrambe contrassegnate da "un male di vivere" spesso come fitta nebbia. Vanni, professore di filosofia decisamente outsider, assiste per caso a uno scippo e decide di inseguire non visto i rapinatori. Recuperata la borsa risale alla proprietaria che ricoverata in ospedale dopo lo shock in preda ad allucinazioni. La ragazza, di nome Bianca, con lo scippo è ricaduta nella sua patologia, un rapporto traumatico con l'acqua, elemento vitale per definizione. Un trauma totalizzante, che rende pericoloso ogni singolo gesto quotidiano come insicuro ogni aspetto della vita.
Il loro incontro però sembra ridare speranza a due vite che non chiedono altro se non un ritorno alla normalità, complice anche una guerra strisciante, in nessun posto ma onnipresente, che rende indecifrabile, sfocato ogni contorno. Ma "due persone a metà non ne fanno una intera", come dice il protagonista Vanni, e quando "tutta quell'acqua" inesorabilmente si trasformerà in "tutto quel sangue" per il ritorno degli scippatori, la scrittura si farà velocissima, perentoria…
Al di là di alcune sbavature narrative, soprattutto nella caratterizzazione psicologica del personaggio di Bianca, il romanzo si legge tutto di un fiato, con un senso strisciante di degradazione interiore ben rappresentato da oggetti, atmosfere e soprattutto interni, sempre dettagliatissimi e tattili. Quasi ossessioni visive dei personaggi che si trovano sempre a trovare un equilibrio, "contenuti" in stanze d'ospedale, camere da letto, lavanderie buie, bar illuminati da una luce diafana. E infatti quella libertà tanto cercata dai protagonisti la trovano all'aperto, conoscendosi nelle lunghe passeggiate notturne che i bombardamenti e il coprifuoco proprio non consentirebbero. Lasciandosi andare a un amore solo accennato che anziché "sottrarre alla vita", come vorrebbe Vanni nei suoi rimuginamenti, finalmente "aggiunge". Ma solo fino alla sottrazione definitiva.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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