.: Osvaldo Capraro, Né padri né figli, Edizioni e/o, 15 euro
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di Franco Baldasso

Un libro su tutto il non detto di un certo sud Italia. La bellissima Puglia, l'incantevole Salento del mare trasparente fino all'orizzonte e poi giù, cupo, di un blu ancestrale, delle feste fino a notte fonda ballando la pizzica come forsennati, del Primitivo di Manduria e dei forti sapori della cucina locale. Scordatevi tutto questo tornati magari dalle vacanze. E' il momento di leggere "Né padri né figli", dell'esordiente Osvaldo Capraro, un thriller secco e prepotente che racconta tutto il non detto della terra del nuovo turismo culturale. Capraro racconta una terra ai margini, ma ai margini di se stessa, l'altra faccia della medaglia di una ricchezza solo per pochi, solo per chi ha la "roba" di ancestrale memoria. Per tutti gli altri c'è la miseria, l'alcolismo, il "e che devo fare" che più che un sordido fatalismo denuncia l'immobilità di una società che è "tutta cambiata perché tutto rimanga come prima".
E' la storia di Mino, che fa impazzire tutti giocando a pallone, ma che viene allontanato dalla famiglia per gli abusi del padre. E proprio in comunità comincerà la sua lenta, inesorabile iniziazione alla malavita, strisciante fino al tragico epilogo finale. Ma è anche la storia di Tommaso, il giovane killer di provincia che crede in un improbabile riscatto sociale. La storia di Don Paolo, giovane prete che rifiuta la logica di accondiscendenza tra chiesa locale e Sacra Corona Unita e che cerca di scoprire la verità coperta dall'ottusità (o dagli occhi colpevolmente chiusi) dei suoi superiori. Storie intrecciate in un viluppo di reticenze, omertà, piccoli peccati puniti e grandi rimasti senza colpevoli. Dietro tutto questo la riorganizzazione criminale della piccola malavita locale, che diventa grande trovando precisi aiuti nel nord Italia. E l'insistenza sul nordest non risulta casuale.
Se un merito di Capraro è quello di puntare l'attenzione sul fenomeno che la cronaca nera ha malauguratamente chiamato "baby killer", i ragazzotti poveri assoldati dalla mafia per i compiti più infami, la sua scrittura si rivela robusta proprio nel dare voce all'enorme divario sociale che si è creato in una realtà così vicina ma che rimane avvolta nonostante tutto da un velo di indicibilità.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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