.: Andrea D'Agostino, Mi mangiassero i grilli, Fernandel, euro 10 :.




di Guido Gambacorta

Cataldo detto Vinicio vive in Sicilia, a Enna. Ha circa vent'anni, è innamorato di Matilde e non ha risposto alla chiamata alle armi; scappa di casa e va a fare la vendemmia a Mondandone raggiungendo il nonno, fuggito nell'Oltrepo pavese dopo essere stato dato per morto a causa di un errore dell'anagrafe, fino a quando i due decidono di rientrare insieme in Sicilia andando incontro al proprio comune destino. La storia di Mi mangiassero i grilli, esordio narrativo di Andrea D'Agostino, è tutta qui, concentrata in poche pagine: più che un romanzo breve un lungo racconto da leggere tutto d'un fiato in un pomeriggio di fine primavera mentre si prende il sole in campagna o al parco in città.
Quella di D'Agostino è una scrittura lineare ed estremamente semplice, anche acerba se si vuole, che riesce a non sfaldarsi e a mantenere una sua consistenza perché vivida, ispirata molto probabilmente da particolari autobiografici (l'autore è nato nel 1977 a Trieste ma è di origini siciliane) e nutrita da colori, odori e sapori catturati con stupore fanciullesco ("Sono belle le ragnatele quando si sgualciscono sotto il peso della rugiada. Al tramonto nei filari ancora intatti, la luce le attraversa di sbieco, le ammanta di ambra e corallo. Invece, dopo la vendemmia, sono come case dopo un terremoto. L'alito che sale dalla valle ne sventola mollemente i brandelli"). E sono proprio una certa tangibile ingenuità di fondo e gli scarsi riferimenti temporali attraverso i quali viene dipanata la trama a far sì che antinomie universali quali amore/tradimento, partenza/ritorno, coraggio di fare scelte/rimpianti vengano affrontate dallo scrittore con mano lieve e proiettate in una dimensione quasi fiabesca. Una fiaba senza eroi e senza lieto fine.




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

.