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.: Daniel Kehlmann, Io e Kaminski, Voland, 2006, €
14,00 :.

di Nadia
Pasqual
E' un inconsapevole
viaggio alla scoperta di sé quello che il giovane e spregiudicato
protagonista, Sebastian Zöllner, compie attraverso le scorribande
nella vita di un anziano pittore ed un'esilarante avventura on the road.
All'inizio, Zöllner è un giornalista ambizioso e cafone che
spera di sfondare scrivendo una biografia su Manuel Kaminski, pittore
quasi cieco che ha vissuto momenti di grande fama, ma ora vecchio e malato,
quindi prossimo all'auspicata morte che farà della biografia un
best-seller. Il viaggio di Zöllner si compie prima da solo, mentre
in treno raggiunge Kaminski, poi in auto con quest'ultimo, mentre la vita
del pittore emerge dalle ricerche e dalle inconcludenti interviste del
giornalista. Un'incursione nella storia privata dell'artista condotta
con mezzucci a volte illeciti e ridicoli, dalla quale usciranno entrambi
cambiati per sempre.
Alla fine, Kaminski con l'ultima avventura alla ricerca dell'amore della
vita, Therese, perduto a causa di una sterminata ambizione, rinuncerà
alla speranza di rimediare un senso ad un'esistenza sprecata cercando
la fama. Zöllner, che allo stesso modo rischia di perdere la sua
donna, Elke, e di sprecare la vita nell'insensata ricerca di successo
nel mondo falso ed illusorio dell'arte - ben descritto dal divertente
episodio della galleria - sarà ancora in tempo per salvarsi. Tra
i due, è Kaminski, quasi cieco, quello che vede più lucidamente
dove stanno andando entrambi, ed è infatti lui a guidare Zöllner
verso la salvezza, confermando i ricorrenti dubbi sulla sua presunta cecità
e riscattando almeno in parte un'esistenza sterile.
Interessante lo stile del giovane autore, nato a Monaco nel 1975, che
con pennellate brevi ma dense di dettagli riesce ad illustrare situazioni,
ambienti e personaggi in modo molto incisivo. Con un uso sapiente della
profondità di campo, l'autore mette a fuoco solo i personaggi principali
che si muovono su di uno sfondo fatto di paesaggi e città appena
abbozzati, come gli ultimi disegni del vecchio pittore.
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