.: C. Longhi, Orlando Furioso di Ariosto-Sanguineti per Luca Ronconi, Edizioni ETS, euro 14 :.


di Azzurra D'Agostino

Sono prove di critica di alto profilo e una proposta interessante sul panorama editoriale quelle che le Edizioni Ets propongono nella collana "Narrare le scena- esercizi di analisi dello spettacolo", analizzando alcuni testi drammaturgici alla luce dei registi che li hanno messi in scena in modo esemplare. Abbiamo allora "La tempesta" di Shakespeare analizzata nella messa in scena di Strehler, o "Il giardino dei ciliegi" nella versione di Peter Brook… e altri grandi classici rivisitati da registi d'eccellenza, come questo "Orlando furioso" che passa sotto la duplice penna di Ariosto e di Sanguineti per giungere sulla scena sotto la chiave ronconiana.
La collana dunque, già nella sua impostazioni, ci dà una chiave di lettura, che potrebbe essere appunto quella dell'inscindibilità, per un giudizio critico, tra testo e messa in scena: come a dire, ci sono tante "Locandiere" quante sono le regie che mettono in scena la Locandiera, e ci sono, appunto, tanti "Orlandi" quante sono le versioni teatrali del testo Shakespeariano. Ma anche all'attore viene data rilevanza: il corpo dunque prende un suo spazio come è giusto che sia, diventa tratto fondamentale, tanto che l'interpretazione non resta mero guscio vuoto con una falsa pretesa di sostituibilità. Sarebbe assurdo pensare infatti a certe opere riviste e messe in scena da Carmelo Bene, ad esempio, senza considerare la presenza fisica, vocale, carnale di Bene stesso.
L'ultima uscita in questa collana è un saggio di Claudio Longhi, con un impegno universitario di ricerca in Discipline dello Spettacolo a Bologna, conosce Ronconi da vicino, essendone stato l'assistente alla regia e potendo dunque, in questa concisa e precisissima analisi, andare a fondo nel riportare la storia ultradecennale di quest'opera.
Grande successo europeo, si propose al pubblico come un'innovazione soprattutto per quello che riguarda la concezione degli spazi teatrali e per il modo di fruirne del pubblico stesso; ma ovviamente non si limita a considerare polemiche e successi: Longhi tenta di riprendere le fila di questa opera mastodontica e tentacolare, cercando di ricostruirne la genesi, a partire ovviamente dalla mascheratura teatrale operata sul poema da parte di Edoardo Sanguineti.
Come dichiara Ronconi in un'intervista degli anni settanta: "Credo poi che ogni testo abbia un suo spazio che può essere una piazza, una chiesa, un cortile, uno stanzone di teatro; una sua dislocazione, insomma, un suo diaframma, una sua lente attraverso la quale essere comunicato".
Impossibile trarre dunque qui un sunto esaustivo di questo lavoro, ma interessante è vedere come l'opera sia passata, nel corso degli anni, da testo classico fino a una sua versione televisiva per la RAI in cinque puntate.
Si ripercorre dunque anche un pezzo della nostra cultura, seguendo le varie interviste rilasciate dal regista e dal poeta nel corso degli anni, e sapientemente composte assieme da Longhi; e le considerazioni che ne possono nascere- soprattutto sulla situazione attuale- sono aperte, stanno tutte nel lettore.

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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