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.: Marco Mancassola, Il ventisettesimo anno, Due
racconti sul sopravvivere, Minimum Fax, euro 8 :.

di Giorgia Iazzetta
Un'operazione
editoriale perfetta, due racconti ben bilanciati, il primo dark e inquietante,
il secondo giocato sull'artificio letterario, una lingua impeccabile per
entrambi, una terza narrazione parallela tracciata da fotografie enigmatiche
e visionarie. Basterebbe questo a fare de Il ventisettesimo anno
di Marco Mancassola un'ottima operazione editoriale di Minimum Fax. Ma
in questo libro lo scrittore vicentino, che avevamo lasciato a occuparsi
si techno, dance e musica elettronica in Last Love Parade, torna
alla narrativa con uno stile sempre più maturo.
L'autore mette in scena una raffinata ma sincera estetica della morte.
In realtà è pur sempre un modo per parlare di vita, o meglio
di sopravvivenza. Di quel passaggio che tutti viviamo dalla giovinezza
all'età adulta, sebbene siano sempre più numerosi quelli
che amano continuare a definirsi giovani a dispetto della carta di identità.
Lo spartiacque invece prima o poi arriva: quel momento in cui "perdiamo
la certezza di riuscire a narrare sempre un'unica, definitiva storia a
lieto fine". Significa questo diventare adulti? La chiave per Mancassola
sta sempre nei cambiamenti inequivocabili, fisici e percettivi, che si
sprigionano dal corpo.
Per Hans, protagonista del primo racconto, lo spartiacque è il
momento in cui raggiunge l'età del fratello maggiore, ucciso dall'Aids.
Immaginate di vivere i ricordi di un'altra persona, ferite sentite tanto
intensamente da avvertirne il dolore fisico: è quello che accade
ad Hans, condannato a sperimentare la sensazione di ricordare cose che
non sono successe a lui. È un racconto permeato di morte, che sfocia
in una improvvisa consapevolezza: solo 'uccidendo' il fratello, Hans può
ritrovare una parte di sé, diventare adulto capace di 'dire addio
alla strada armoniosa, al perfetto punto di fuga'.
Più artefatto appare il secondo racconto, "Dov'è finita
la realtà", un dialogo tra due amici al pub sulla storia di
Adam e dei suoi gemelli: anche in questo caso la vita germoglia dalla
morte e si trascina dietro un costante senso di colpa.
Un libro breve ma pensato nel dettaglio, con una scrittura raffinata,
dove la scelta di ogni termine non è mai affidata al caso, e impreziosito
dal racconto costruito dalle immagini di Pierantonio Tanzola. Due racconti
filosofici, sulla ricerca di sé e sulla propria maturazione come
scrittore che deve "trovare la via di narrare la contemporaneità
che si moltiplica, e moltiplicando si eternizza". E di doti per descrivere
la contemporaneità Mancassola ne ha da vendere, pur pagando il
suo tributo fin dal titolo alla scrittura elegante e intimista di Ingeborg
Bachman nel suo indimenticabile "Il trentesimo anno".
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