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.: Jude Luciano Mezzetta (a cura di), L'impermeabile
di Kerouac : interviste sulla Beat Generation a Sanders, Hirschman, Ferlinghetti,
Lacy,
Società editrice fiorentina, 2005, euro 7 :.

di Guido Gambacorta
L'impermeabile
di Kerouac che ha ispirato il titolo di questa pubblicazione è
quello appartenuto all'autore di "Sulla strada" e per acquistare
il quale Johnny Depp è stato disposto a spendere 15.000 dollari,
ennesima testimonianza di come il mito della Beat Generation continui
ad esercitare, intatto, tutto il proprio fascino. Un mito che di sicuro
sarà alimentato ulteriormente dalla futura uscita nelle sale del
film tratto dalle pagine di "On the road" al quale sta iniziando
a lavorare Walter Salles (il regista di "Central do Brasil"
e "I diari della motocicletta") con la produzione di Francis
Ford Coppola.
All'epopea beat, che continua ad essere celebrata anche qui da noi, è
stata dedicata nel 2000 una mostra tenutasi a La Spezia: in quell'occasione
il Centro Allende, organizzatore dell'evento, contattò Jude Luciano
Mezzetta - poeta americano che a San Francisco partecipò al periodo
conclusivo del movimento beat e che attualmente vive in Italia, a Lerici
- e gli propose di intervistare alcuni protagonisti della "other
culture" americana approfittando del loro passaggio in Italia per
la tourneé di uno spettacolo. E' nato così questo libro
nel quale Mezzetta raccoglie 4 interviste, quelle con Sanders, Hirschman
e Ferlinghetti realizzate a Vallombrosa, in provincia di Firenze, ed una,
quella con Steve Lacy, conclusa invece a La Spezia.
Ed Sanders, nato nel 1939 a Kansas City, è stato un celebre animatore
del movimento hippie newyorkese come poeta, editore e leader dei Fugs,
all'epoca autodefinitosi il "gruppo rock di protesta pace-sesso-psichedelia
più fantastico di tutta la Lower East Side"; Jack Hirschman,
nato nel 1933 a New York e trasferitosi a San Francisco a partire dal
1973, è un poeta di formazione marxista che sa fondere afflato
lirico e messaggio politico (di lui è possibile leggere diverse
raccolte in traduzione italiana per Meridiana editrice); Steve Lacy, morto
lo scorso anno all'età di 70 anni, è stato un grande jazzista
che ha collaborato spesso con i poeti beat, sia accompagnandoli dal vivo
con il suo sax soprano durante le loro letture, sia curando spettacoli
musicali o scrivendo propri componimenti ispirati da loro testi; Lawrence
Ferlighetti
beh, non credo che Ferlinghetti necessiti di presentazione,
qui basti solo ricordare il ruolo fondamentale che ha avuto la sua City
Lights nella pubblicazione e diffusione delle opere della Beat Generation.
Uno dei filoni d'indagine che Mezzetta ha prediletto, anche in virtù
del fatto che lui stesso ha svolto e continua a svolgere readings poetici
a fianco di musicisti jazz, è il legame tra la Beat Generation
e il jazz, tra la letteratura e la musica, tra la parola e il ritmo, tra
l'ispirazione lirica e l'improvvisazione del be-bop, ma non mancano aneddoti
e altri spunti di riflessione, come quelli suscitati dalle rivelazioni
di Sanders sulla personalità di Kerouac, definito "libertario
nel suo atteggiamento sociale, ma conservatore in campo politico-economico"
e poi "bisessuale
in grande conflitto con la propria omosessualità",
osservazione quest'ultima smentita per altro da Ferlinghetti nel corso
della sua intervista: "Che Kerouac fosse gay, bene, questo è
assurdo perché Kerouac era uno dei più grossi braccatori
di donne che abbai mai incontrato
può essere che qualche
notte bevesse troppo e che lasciasse che Allen [Ginsberg] lo inchiappettasse."
Particolarmente interessanti si rivelano le domande rivolte a Lawrence
Ferlinghetti, perché vanno ad insistere su aspetti meno conosciuti
della sua biografia, ad esempio il soggiorno parigino del 1951 come studente
impegnato nel dottorato e il grande amore nato in Francia per i versi
di Apollinaire prima ancora di aver affrontato le opere di quelli che
vengono considerati due indiscussi progenitori di tutti i poeti beat,
vale a dire Walt Whitman e William Blake.
Il lavoro di Jude Luciano Mezzetta, al quale si può rimproverare
di non aver curato un più ampio scritto introduttivo (le interviste
sono precedute solo da quattro paginette stringate), va ad arricchire
la bibliografia in lingua italiana relativa ad una stagione controculturale,
quella dei beats, grazie alla quale - ecco le ultime righe dell'introduzione
- "una parte non indifferente d'America ha ripreso nuovamente a camminare
sulla strada, sulla strada aperta."
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